Un piccolo miracolo italiano, realizzato da due cristiani in un territorio in cui essere cristiani non è sempre facile. E dove è assolutamente difficile essere affetti da una qualsiasi forma di disabilità, da quella fisica a quella psichica.LEGGI ANCHE: Esiste un traffico d’organi in Kosovo?In Kosovo sono ancora tanti i pregiudizi sulla malattia, vista come una vergogna per chi ne è affetto e per i suoi familiari, tanto che ogni anno centinaia di bambini vengono abbandonati perché portatori di una malformazione o di un problema psicologico.Ma questi piccoli che nessuno vuole hanno una protezione speciale. Quella dei coniugi Massimo e Cristina, della Caritas umbra, che dopo essere approdati in Kosovo come volontari desiderosi di dare una mano alle popolazioni colpite dal conflitto del 1999, hanno creato un progetto che ora conta diverse case di accoglienza per ragazzi abbandonati. La prima è stata istituita a Zlokucane, nella municipalità di Kline, dopo che Massimo Mazzali e sua moglie hanno capito che il loro cuore e la loro vita improntata a seguire fino in fondo i principi del cristianesimo, li spingeva a restare in Kosovo oltre il periodo del volontariato.“Tutto è cominciato per amore di un bambino che nessuno voleva più perché tenerlo poteva essere causa di ritorsioni da parte dell’Uck, l’“esercito di liberazione del Kosovo” che, durante la guerra del ’99, ha tentato di cacciar via i serbi dal Paese”, spiegano i coniugi.“La madre lo aveva abbandonato. Poi il padre, di etnia rom, aveva preso la stessa decisione. Perseguitato dall’Uck, che riteneva i rom colpevoli di collaborazionismo con i serbi, pensava forse di riservare a suo figlio un futuro migliore, sperando che qualche anima buona lo adottasse. Ma nei villaggi nessuno voleva prendersi cura di lui. Quando abbiamo conosciuto la sua storia, siamo andati noi a prenderlo. Come prima reazione, si arrampicò su un albero per fuggire. Ce n’è voluta, per convincerlo a scendere”, racconta Massimo.LEGGI ANCHE: Kosovo, le chiese nel mirino islamistaDa circa diciassette anni, dunque, la Caritas accoglie questi ragazzi con amore. Centinaia di bambini sono passati per la comunità e molti sono stati reinseriti nelle famiglie o mandati a studiare all’estero. Attualmente, le case fondate dai due italiani ospitano minori e maggiorenni di tutte le etnie e appartenenze religiose.Quando si chiede a Massimo cosa lo ha spinto a rinunciare a tante comodità che aveva in Italia e a far crescere anche in suoi figli in Kosovo, lui tocca con la mano un crocifisso appeso al collo ed esclama: “Questo!”. I due coniugi sono cattolici e ciò ha fatto vivere loro momenti di diffidenza da parte della comunità. In Kosovo, infatti, le religioni dominanti sono l’islam per gli albanesi e il cristianesimo ortodosso per i serbi.LEGGI ANCHE: Il Kosovo tra jihad e corruzioneQualcuno, per togliersi di torno i coniugi, ha cominciato a gettare fango sui cristiani e ad inneggiare alla distruzione delle loro case come al tempo dei pogrom contro gli ortodossi. Ma l’operazione non è riuscita, anzi la comunità apprezza l’opera meritoria.La verità è che a non gradire la presenza di queste case, come quella di centri di recupero per persone disagiate, sono solo malavitosi e aspiranti terroristi. Il terrorismo e la malavita attingono a piene mani dal disagio, dalla povertà e dall’abbandono. Hanno interesse a mantenere una sacca di malcontento e solitudine, perché ragazzi sbandati e senza appoggio di una famiglia sono facili prede dell’indottrinamento di cattivi maestri.La Caritas umbra, grazie anche all’aiuto in termini di sicurezza che ha fornito il contingente italiano della Kfor (la missione Nato “Kosovo force”) è una delle realtà che cercano di contrastare questo meccanismo perverso. Nella nuova casa di Leskoc, struttura diventata operativa nel 2015, gli ospiti di Massimo e Cristina lavorano in una cooperativa agricola o aiutano nell’officina meccanica ed hanno così la possibilità di imparare un lavoro.banner_cristianiIn questo progetto tanti volontari che partono dall’Italia si inseriscono di volta in volta. Alcuni ragazzi si prendono un periodo sabbatico e lo impiegano così, affrontando il viaggio a proprie spese. Ma non sono solo giovani volontari: anche professionisti, ingegneri, falegnami, idraulici, offrono le loro competenze per costruire, progettare e suggerire idee. Per dedicarsi a questo progetto, Massimo ha abbandonato la Toscana, dove gestiva un albergo. Ha smontato tutto e ora porte, scaffali, armadi della sua struttura alberghiera sono diventate porte, armadi e scaffali delle case dei bimbi abbandonati.La più grande soddisfazione rimane salvare delle vite dalla strada e dalla disperazione, anche se non sempre ci si riesce. “Per molti ragazzi che hanno preso una buona strada, altri si sono persi. Ma la vita è così. Sapere che uno dei “tuoi” si è fatto trascinare da qualche fanatico terrorista è un colpo al cuore. Noi non possiamo far altro che trasmettere loro dei valori, insegnare ciò che a noi ha insegnato il Vangelo. Poi, preghiamo che Dio faccia il resto. Che non li faccia deviare o ascoltare pericolosi maestri. Il resto, è la loro vita”.I Paesi in cui i cristiani sono perseguitati sono molti, non solo in Siria. Vogliamo andare laddove i cristiani sono oggetto di violenza solo per la loro fede. E per farlo abbiamo bisogno di TE.SOSTIENI IL REPORTAGE QUI

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