La Cina sta impiegando l’intelligenza artificiale con fini da grande fratello orwelliano. Non è un mistero infatti che Pechino stia sfruttando da annile tecnologie più sofisticate per monitorare dissidenti e altre entità nella popolazione che la sua discrezione possano minare la sicurezza interna. L’obiettivo è quello di poter tracciare e reprimere, all’occorrenza, il dissenso o eventuali azione sovversive; ma nel mirino delle telecamere di questo grande fratello però sta finendo soprattutto una minoranza etnica, quella degli Uiguri.

Secondoquanto riportato dal New York Times, l’intelligenza artificiale (A.i) dell’enorme apparato di controllo cinese starebbe impiegando un sofisticato software di riconoscimento facciale che ha già scannerizzato mezzo milione di persone nell’ultimo mese, solo per controllare la minoranza musulmana degli uiguri. Già sottoposti ad una silenziosa quanto pesante repressione che avrebbe portato all’internamento in campi di prigionia e rieducazione e all’emigrazione di altrettante lungo i confini occidentali. Questa sviluppo dell’A.i. per il riconoscimento facciale settato su base etnico-razziale ha sollevato pensati accuse che si rifanno alla violazione dei diritti umani nei confronti di questa minoranza e che proiettano il rischio di una proliferazione di azioni antidemocratiche nel futuro.

Questa nuova tecnologia prodotta da un nucleo di startup cinesi attive nell’ambito del machine learning, sfrutterebbe le immagini raccolte dalla rete di telecamere di sorveglianza che coprono l’intero territorio cinese per riconoscere e monitorare gli spostamenti di quegli individui che secondo la loro fisionomia possono essere identificati come appartenenti alla minoranza degli Uiguri, una popolazione di undici milioni di persone residente nella regione occidentale dello Xinjiang. L’impiego dell’intelligenza artificiale in questa chiave rischia non solo di aumentare il tiro di una dura repressione sulla quale non si può fare completa luce, ma anche quello di rendere la Cina pioniera in un nuovo tipo di controllo antidemocratico delle vita delle persone. Il riconoscimento sulla base dei tratti somatici, connesso con il potenzialmente rischio di quello che è stato definito “razzismo automatizzato“, fa apparire i precedenti sistemi di sorveglianza della popolazione di un regime – si pensi alle note intercettazioni ambientali della Stasi nella Drr – degli apparati dilettanti, e rispolvera il futuro distopico immaginato dallo scrittore George Orwell nel romanzo 1984. Il significato dell’espressione privacy invece, un’utopia.

È noto che in Cina le autorità già impiegano un sistema di tracciamento del Dna  che nello Xinjiang ha l’obiettivo di monitorare l’aumento della minoranza degli Uiguri. Questo nuovo sistema non farebbe altro che ampliare le capacità di controllare ogni tipo di spostamento di soggetti ritenuti pericolosi solo in base alla loro discendenza “etnica”. Il sistema di controllo è stato elaborato fornendo ad un software miglia di fotografie di uomini, donne e bambini, di questa minoranza, che denota particolari tratti somatici – simili a quelli popolazioni centro-asiatiche e nettamente differenti dalla aggiorna Han – per permettere al sistema di poterli individuare con maggiore facilita, affinando la ricerca automatica dell’intelligenza artificiale e permettendola di concentrasi sulla minoranza musulmana. Tale controllo è in particolare destinato a monitorare gli spostamenti ritenuti sospetti nei ricchi centri orientali di Hangzhou e Wenzhou e nella regione costiera del Fujian.

Le fonti del New York Times citano almeno 5 individui che sono a conoscenza di questa discutibile condotta adottata da Pechino, che sembra non avere alcuna remora nell’accostare l’odierno partito comunista cui è a capo il segretario Xi Jinping a quello controllato dal misterioso Grande Fratello. Almeno per quanto riguarda la minoranza degli uiguri.

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