I rumori dei clacson la fanno da padrone, l’aria è già molto calda nonostante sia ancora primavera. Poco distante i vicoli strettissimi del bazar delle stoffe del centro del Cairo sono stracolmi di donne, manca l’aria. La visione dei veli colorati e sgargianti che corrono, per poi fermarsi a scegliere tessuti altrettanto colorati, ha un che di ipnotico. Sembra un immagine antica, ma paradossalmente si tratta solo parzialmente di un ritorno al passato.Sul velo si mischiano tante questioni, sia tradizionali, che religiose. È un dato di fatto che in tutto il mediterraneo, sunnita, sciita, ortodosso, come cattolico, vi fosse la tradizione di coprirsi i capelli perché sensuali. In fondo le stesse suore cattoliche lo fanno ancora oggi. Molte delle tradizioni religiose sono però spesso credenze culturali condivise, più che dogmi. Le prefiche pagate per piangere accanto ai morti o la tradizione di strillare lamentandosi il più possibile ai funerali, si potevano vedere fino a poco tempo fa, sia nel meridione cattolico, sia in Grecia o nel Libano ortodosso o sciita che fosse, in Iran e nel sunnita Egitto. Lo stesso vale per il flagellarsi per penitenza, che accade ancora oggi in Calabria per Pasqua o in Iran per la festa dell’Ashura in ricordo del martirio di Hussein per mano dei sunniti.Anche la venerazione dei santi non è poi così diversa in questi paesi. Quello che colpisce molto dell’Islam moderno è l’alta presenza di gruppi che hanno reso delle semplici tradizioni dei dogmi irrinunciabili e da difendere anche con la costrizione o in alcuni casi con la violenza. Parlando del velo il Corano dice solamente : “E di’ alle credenti di abbassare i loro sguardi ed essere caste e di non mostrare, dei loro ornamenti, se non quello che appare“. Tutto il resto è solo interpretazione.Passeggiando nelle strade del Cairo negli anni settanta, i veli sarebbero stati, a detta degli stessi egiziani, molti di meno. L’Egitto di oggi, pur avendo un governo laico e una popolazione aperta al mondo, ha virato bruscamente verso le credenze islamiste. L’Arabia Saudita e i paesi del Golfo sono in gran parte responsabili di questa situazione. Quasi tutti gli egiziani laici raccontano che questa tendenza è iniziata dopo che molti appartenenti alla piccola borghesia e alla classe popolare andarono a lavorare nel Golfo e vennero in contatto con i wahabiti, setta nata nel mille e settecento in Arabia che tenta di riformare l’Islam, negando che possa essere interpretato. Idea relativamente moderna, che nega tutta la storia dei primi califfati dove l’interpretazione, lo studio della teologia, anche di religioni diverse, la conoscenza filosofica e della scienza erano molto importanti.I wahabiti piano piano si sono fatti strada, diventando molto vicini alla famiglia reale saudita, che grazie ai soldi del petrolio li ha proiettati sullo scenario mondiale. Molti gruppi religiosi sauditi garantiscono welfare, scuole e lavoro in paesi poveri, a quelle persone che abbandonano versioni più tolleranti e tradizionali dell’Islam per sposare l’ideologia wahabita e il suo concetto della purezza.Anche l’Egitto ha però partorito i suoi gruppi autoctoni. Il più importante di essi, i Fratelli Musulmani, ha anche esso propaggini in tutto il mondo. Nasce negli anni venti dopo la caduta dell’Impero Ottomano, che era un’entità politica multi religiosa, dove vivevano centinaia di etnie e gruppi culturali diversi. Negli anni venti nacquero molti movimenti che tentarono di creare collanti nazionalistici, religiosi o ideologici che unificassero culturalmente stati nati per volontà spesso europea. L’Egitto, che pur da millenni aveva una idea di statualità e una burocrazia, anch’esso doveva trovare un collante politico che unificasse le tante visioni religiose e sociali diverse che si trovavano nel paese. Le diversità esistevano sia all’interno della comunità islamica, sia tra gli islamici e i milioni di cristiani copti o con i migliaia di ebrei. Nel paese nacquero quindi, sia gruppi nazionalistici, sia religiosi come i Fratelli Musulmani. Entrambi guardavano alle ideologie che trionfavano nell’Europa degli anni venti. I Fratelli Musulmani proposero di interrompere la tradizionale libertà di interpretazione del Corano, vista l’assenza di un Papa nel mondo islamico, sostituendola con un’ideologia che vedeva il partito politico ed i religiosi a esso vicini, come custodi della morale pubblica. Una visione più simile ai partiti fascisti o comunisti che al Califfo tradizionale che non si occupava di interpretazione religiosa. L’impero era sunnita, ma poi non vi era di certo una visione centralizzata di cosa si intendesse essere sunniti. Questo era lasciato alle differenti scuole giuridiche. Inoltre, storicamente nei califfati proliferavano sette e religioni di ogni tipo. Certo la convivenza non era sempre perfetta, ma il multiculturalismo è sopravvissuto in quelle aree fino alla fine dell’ottocento ed in parte fino ad oggi. In Europa al contrario, le visioni del cristianesimo diverse, fino alla riforma, erano considerate eretiche e anche dopo, di solito ogni stato, Svizzera, Stati Uniti, Francia e Polonia a parte, aveva popolazione omogenee. L’unica eccezione erano gli ebrei che però spesso vivevano nei ghetti. Nessuna traccia religiosa è rimasta delle popolazioni islamiche andaluse o siciliane. Mentre i cristiani ancora oggi sono molti nei paesi che fecero parte dei califfati. La loro crisi demografica è una questione dovuta agli estremismi moderni.L’Egitto ha saputo proteggere i suoi copti, anche se ha perso gran parte della sua comunità ebraica, pur avendo ancora qualche sinagoga in funzione. Nonostante la parentesi di potere ambigua e fallimentare dei Fratelli Musulmani, tutti i governi egiziani, militari o no che fossero, hanno sempre tentato di conservare la tradizionale moderazione religiosa del paese. Questo però non è riuscito del tutto. La questione del velo lo dimostra. Oggi una donna del popolo che esca senza velo rischierebbe di essere considerata immorale dai vicini. In un paese che dagli anni settanta ha vissuto un aumento della popolazione vertiginoso, la maggioranza delle classi popolari non conosce davvero la religione islamica e spesso confonde le tradizioni con dogmi. Il fatto che i movimenti religiosi del Golfo, carichi di petrodollari, fossero infinitamente più ricchi di quelli tradizionali, non ha fatto altro che indebolire le sette religiose più popolari e moderate. Gli stessi Fratelli Musulmani negli ultimi anni hanno preso molti finanziamenti dal Qatar. Il fatto che per molto tempo i governi egiziani abbiano sottovalutato il fenomeno e che l’Università al Azhar del Cairo, un tempo faro della cultura sunnita, abbia perso molto smalto e si sia anche essa avvicinata molto alle teorie islamiste, non ha aiutato.Negli ultimi anni il governo del Feldmaresciallo al Sisi ha tentato di proporre con forza il tema della riforma dell’insegnamento religioso, ma vista la totale dipendenza del paese dai prestiti sauditi non sarà semplice. Per fortuna la vasta borghesia egiziana è estremamente consapevole della sua storia e nel tempo, se riuscirà a condurre il popolo fuori dalle secche della povertà, potrà guidare il paese in acque sicure.

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