Era stata una luna di miele post-elettorale, ma adesso gli equilibri sono mutati. I vescovi transalpini non sono più tanto entusiasti del presidente Emmanuel Macron e delle sue politiche. L’ultimo capitolo di uno scontro iniziato con la riforma bioetica promossa da la Republique En Marche riguarda la libertà di culto. Quello dei cattolici sulla bioetica era stato un segnale. Questo sulle Messe è un evidente dissapore collettivo, che è condiviso pure dalle alte gerarchie ecclesiastiche. Anche in questo caso c’entra la piazza, il luogo in cui la base dei fedeli sta manifestando, per usare un eufemismo, ferma contrarietà.

Questa è pure una questione di spazi. La pandemia ha costretto le autorità francesi ad intervenire mediante procedure esecutive: niente Messa per un po’. Poi lo sblocco della situazione, che può interessare i francesi come noi italiani, che aspettiamo di comprendere cosa accadrà col prossimo Dpcm. Solo che i vescovi della Conferenza episcopale transalpina attendevano che Oltralpe liberalizzassero davvero la possibilità di partecipare alla celebrazione eucaristica, in specie in vista del tempo d’Avvento. L’aria era quella. Ma non è andata così. La sospensione delle Messe, stando alle velleità dei cattolici, dovrebbe essere lasciata alle spalle. Perché il Natale è un unicum nel calendario liturgico, e a certi doveri spirituali non si può derogare. Trattasi, per chi crede, di un’emergenza non secondaria.

Il presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron ha tenuto un discorso per chiarire i confini delle novità: le persone ammesse durante le celebrazioni saranno trenta. Né una di più né una di meno. E la reazione non si è fatta attendere, con i vescovi francesi che hanno diramato una nota stampa in cui parlano, tra i vari punti sollevati, di una contro-proposta: “La Chiesa cattolica – hanno fatto sapere i presuli, come si legge su La Verità – ha proposto nel suo protocollo uno spazio di quattro metri quadri attorno ad ogni fedele e un’occupazione parziale delle chiesa”. Gli spazi appunto, che per i vescovi esistono e vanno sfruttati, per quanto Macron non li tenga in considerazione. Rapporti inaspriti, quindi, tra il campione del progresso e chi ha confidato nel leader di En Marche!, almeno in un primo momento, per evitare la “deriva” sovranista targata Marine Le Pen.

Le parti, dopo quella nota stampa, hanno deciso di aggiornarsi. Anche per non perdere del tutto la bussola nei rapporti diplomatici tra Stato e Chiesa cattolica francese. Uffici che comunque devono per necessità esistere. E Macron, per mezzo di una telefonata al vertice della Cef raccontata pure dalla Sir, ha specificato come andranno le cose. Si scopre così che il protocollo “pur rimanendo rigoroso, sarà definito entro giovedì mattina per una sua applicazione in due fasi: sabato 28 novembre e poi dopo una sua rivalutazione, il 15 dicembre”. Un parziale passo indietro, quindi, oltre che una leggera apertura in vista del periodo più denso delle celebrazioni natalizie.

La Francia, nazione in cui il problema della secolarizzazione viene avvertito molto dagli emisferi tradizionalisti, vive così una lacerazione, per quanto parziale, tutta interna a due dei principali attori sociali (e politici) della sua storia istituzionale. Emmanuel Macron deve gestire la crisi pandemica e ha tempo per occuparsi dei consensi: le presidenziali si terranno tra due anni, e sino a questo momento, a parte la solita candidatura della La Pen, il fronte dell’opposizione sembra non essersi ancora organizzato.

Comunque vada a finire questa vicenda, Emmanuel Macron, che già non riscontra le simpatie della destra ecclesiastica, rischia così di nemicarsi anche la parte moderata della base cattolica, che certo influisce sulle sorti della politica francese, potendo optare per questa o quell’altra parte grazie anche al sistema elettorale del double ballot. Per ora, rispetto ai toni trionfalistici delle prime fasi, le relazioni tra l’episcopato ed il campione dei progressisti sembra mutare in peggio per le prospettive del secondo.

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