Quando il cardinale Walter Kasper si è soffermato sui “nemici” di Bergoglio, ha fatto riferimento al mondo conservatore, ma pure ai progressisti.

Ci sarebbe un doppio attacco diretto all’operato del pontefice argentino: l’universo tradizionale contesta al papa lo sdoganamento di certe aperture dottrinali, la stipulazione dell’accordo per la nomina dei vescovi con la Repubblica popolare cinese, la pastorale pro migranti e gli altri punti focali che abbiamo imparato a conoscere nel corso di questo quinquennio. 

La sinistra ecclesiastica, dal canto suo, non è soddisfatta perché la rivoluzione – quella promessa agli inizi di questo pontificato – appare lungi dal compiersi. Amoris Laetitia, per citare un caso, ha sì disposto la possibilità per i divorziati risposati di accedere al sacramento della comunione, ma non ha messo in discussione alcuni istituti tipici della dottrina cattolica.

I massimalisti vorrebbero una Chiesa cattolica sempre più laicizzata e sempre più incline ad abbracciare il mondo, senza la pretesa di rappresentare una “minoranza creativa”. Papa Francesco sembra aver  desacralizzato in parteil ruolo di pontefice, nel senso di averlo umanizzato, ma pare non avere intenzione di scardinare l’autorità e il primato del successore di Pietro. E questo, al fronte progressista più estremo, non piace. 

Il cattolicesimo contemporaneo si muove nei meandri di una “legitima progressio“, pur continuando a badare alla “sana traditio“. I progressisti ritengono che la discontinuità col passato impressa dal Santo Padre non sia sufficiente: i laici, ancora oggi, sono subordinati ai consacrati nella gestione delle diocesi e nella celebrazione dei sacramenti; il diaconato femminile non è ancora stato introdotto; i viri probati potrebbero essere regolarizzati, ma solo per l’Amazzonia e per altre zone di mondo in cui esistono difficoltà a coprire il territorio per mezzo dei sacerdoti; la visione bioetica del Papa è di stampo conservatore; il cosiddetto “rito tridentino” non è stato cancellato; Bergoglio ha ribadito in più di una circostanza che le persone omosessuali non dovrebbero poter entrare nei seminari al fine di essere consacrate; in materia geopolitica, la Santa Sede ha sì stipulato un trattato provvisorio con il governo cinese, ma non ha disdegnato di dialogare con Vladimir Putin; la dialettica ecumenica procede spedita, ma non si è ancora arrivati a una vera e propria riunificazione confessionale e così via. 

Papa Francesco guarda a sinistra, ma non abbastanza. Per questo sembra di assistere a quello che – da un punto di vista narrativo – è già successo a Barack Obama: incensato sin da prima del suo insediamento alla Casa Bianca, l’ex presidente degli Stati Uniti venne progressivamente abbandonato da certa stampa progressista con l’avvicinarsi della fine del suo mandato. Quando il cardinale Walter Kasper agita lo spettro di quello che sembrerebbe essere un “complotto”, finalizzato all’ottenimento di un “nuovo Conclave”, si riferisce pure a chi vorrebbe destrutturare l’intera architrave dottrinale. 

Se per il campo conservatore è relativamente facile procedere attraverso un’elencazione di coloro che stanno contestando alcune scelte di Bergoglio, per il campo progressista quest’operazione è più complicata. Molto attivi, per esempio, sono i gesuiti statunitensi, che stanno alzando il tiro sugli scandali legati agli abusi con le stesse modalità dei tradizionalisti. Ma per verificare l’attendibilità del quadro descritto, basta notare il cambio d’atteggiamento nei confronti del papa di quelli che i populisti chiamano ‘giornaloni’. Quasi come se la sinistra si fosse pentita di aver elogiato – a scatola chiusa – il papa venuto “dalla fine del mondo”. 

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.