Padre José Alfredo Lopez Guillem, quarantatré anni, si dissolve nel nulla lunedì 19 settembre dalla piccola canonica della Santísima Trinidad di  Janamuato. La notizia della sua scomparsa si abbatte come una scure sull’intera comunità del Messico orientale già funestata dal tragico ritrovamento di due cadaveri. Sono quelli di altri due sacerdoti cattolici: Alejo Naborì e Josè Alfredo Jimenez, sequestrati e uccisi a Poza Rica, nello Stato di Veracruz.Per la liberazione di Padre José si è mobilitato il cardinale Alberto Suárez Inda, Arcivescovo di Morelia, con un video-appello rilanciato il 23 settembre dall’agenzia Fides. “Ora proviamo in prima persona l’angoscia per la scomparsa e il rapimento di uno dei nostri sacerdoti, padre José Alfredo Lopez Guillen”, annuncia il cardinale augurandosi che il sacerdote “possa tornare presto all’esercizio del suo ministero”.Lo scorso sabato notte arriva poi la doccia fredda. E’ passata appena una settimana dal ritrovamento delle altre due vittime quando anche Padre José viene trovato cadavere. Chi lo ha ucciso, esplodendogli anche sul viso diversi colpi di arma da fuoco, prima ha rovistato la canonica a fondo, portandosi via quel poco che c’era nel maldestro tentativo di inscenare un furto.cristiani_sotto_tiroRiaffiorano gli spettri degli anni Venti del Novecento. Quelli in cui il neoeletto presidente Plutarco Elías Calles avvia la devastante persecuzione antireligiosa che scatena la “Guerra Cristera”. Ma cosa c’è dietro questa escalation?Il Messico del Terzo Millennio ospita, dopo il Brasile, la seconda popolazione cattolica al mondo. Non a caso Papa Francesco lo ha scelto, a febbraio scorso, come tappa del suo dodicesimo viaggio apostolico. Eppure i dati parlano chiaro. Secondo le stime fornite dall’ong Christian Solidarity Worldwide, negli ultimi dieci anni sono stati uccisi trentuno religiosi cattolici. Dal dicembre 2012 in poi, anno in cui il presidente Enrique Penha Nieto arriva al potere, le morti violente subiscono un’impennata così repentina da sollevare le preoccupazioni dei funzionari dell’ambasciata americana di Città del Messico.Nel retroscena c’è la sconfitta del Paese. La storica guerra ai cartelli della droga messicani s’interseca con la miopia delle politiche di governo del presidente Penha Nieto. Sono gli anni dell’arresto di Joaquín “El Chapo” Guzmán, dell’indebolimento del famigerato cartello di Sinaloa. Gli anni della grande illusione e del brusco risveglio quando il nuovo gruppo criminale Jalisco Nueva Generación s’impone sulle principali piazze della droga a colpi di omicidi e razzie. La violenza dilaga. Agosto 2015 è il mese più nero dall’inizio del mandato presidenziale.E’ in questo scenario che si consumano gli omicidi dei due sacerdoti di Veracruz e di Padre José. A saggiare l’impotenza delle azioni di contrasto alla criminalità organizzata sono anche sacerdoti, suore e missionari: considerati da nuovi e sempre più spietati narcos alla stregua di ostacoli da rimuovere. Neanche un paese in cui l’identità cattolica è ben radicata nella maggioranza della popolazione è abbastanza sicuro per la comunità di fedeli ed i suoi rappresentanti.Come in Messico, i cristiani sono perseguitati in moltissimi Paesi del mondo. Vogliamo raccontare questa tragedia ovunque la vita delle persone è messa in pericolo per la fede. Aiutaci a raccontarlo. SOSTIENI IL REPORTAGE QUI

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