“Aumenteremo gli attacchi”: tra i soldati di Kiev che guidano la controffensiva

“Aumenteremo gli attacchi”: tra i soldati di Kiev che guidano la controffensiva

(Mykolaiv) Le due batterie di “organi di Stalin”, i temibili razzi Grad, arrivano a tutta velocità spuntati dal nascondiglio nella foresta. Gli artiglieri ucraini sanno bene che hanno pochi minuti per piazzarsi in campo aperto e lanciare, prima che un drone russo li incenerisca o mandi le coordinate per il fuoco di contro batteria. Il barbuto ufficiale che comanda la squadra è arrivato poco prima con una vetusta e anonima Lada Niva. Neanche al volante ha smesso di armeggiare con tablet e telefonino per le ultime indicazioni sulle coordinate.

Ai bordi di una radura il sergente della prima batteria gira come un ossesso la manovella per alzare la rampa del lanciarazzi multiplo. Le esplosioni che sprigionano colonne di fumo bianco e nero della battaglia di artiglieria rendono la scena simile a un film della seconda guerra mondiale. “Là in fondo c’è Kherson. Ti giuro che la libereremo ed entreremo assieme in città. Per questo stiamo aumentando gli attacchi con l’artiglieria. E il capo squadra è uno dei migliori” sostiene il comandante della 59ima brigata, nome di battaglia Andry. L’artigliere barbuto ha spazzato via i carri armati russi che stavano entrando a Mykolaiv, all’inizio dell’invasione, la città baluardo che continua a difendere Odessa.

La prima batteria vomita una raffica di Grad, che parte verso il cielo con un frastuono da far accapponare la pelle. Un minuto dopo il secondo lanciarazzi BM-21 lancia i suoi ordigni verso le postazioni russe che presidiano Kherson. Lo stato maggiore ucraino annuncia di voler mobilitare un milione di uomini per sfondare il fronte sud e liberare la città. Al  momento non si vedono, ma i bombardamenti ucraini si intensificano e avrebbero ucciso anche il generale Artem Nasbulin, capo di stato maggiore del 22° corpo d’armata.

La squadra ucraina dei lanciatori di Grad della 59ima brigata è piazzata in aperta campagna ben mimetizzata sotto gli alberi. Sulle magliette verdi i soldati hanno stampato la loro batteria con un razzo in partenza. Il più giovane, Artyom, ha 19 anni e lo sguardo triste. Dell’unità fa parte anche, Tania, una ragazza di 24 anni per niente intimorita dai commilitoni maschi. La mascotte è un cane lupo e sugli elmetti alcuni militari hanno lo stemma con due parole latine visto su tutti i fronti della guerra in Ucraina: “Memento mori”, ricordati che devi morire.

L’assurdo è che nei campi del fronte fra Mykolaiv e Kherson con la battaglia di artiglieria in corso c’è ancora qualche contadino che non vuole andarsene e sembra incurante di esplosioni e lanci di razzi.
Le trincee della fanteria corrono per centinaia di metri in mezzo alle spighe di grano. Vasily mi accompagna nei camminamenti. Alla prima feritoia infila il kalashnikov verso l’orizzonte e sentenzia: “Laggiù ci sono gli orchi”, come vengono bollati i russi dai soldati ucraini. Poi esce furtivo dalla trincea per indicare appena ad un metro di distanza un razzo Grad inesploso conficcato nel terreno.

La linea di difesa è attrezzata con una cucina da campo trasformata in bunker e non mancano “gli appartamenti” come li chiama Vasily con un sorriso ironico. La camerata è ricavata in un container interrato per resistere ai proiettili di artiglieria. In realtà la lamiera sopra la testa è già deformata per i bombardamenti. Le brande sono striminzite, una sopra l’altra. I soldati che cercano un  po’ di riposo hanno le facce tirate dei turni in prima linea.

Nelle zone occupate di Kherson si infiltrano i corpi speciali per ricognizioni, sabotaggi e attentati ai “traditori” filo russi. “Ho più di settant’anni e l’aspetto di un vecchietto, ma in realtà sono un ex ufficiale fin dai tempi dell’Urss – rivela l’ucraino che non può rivelare il suo nome – Per questo mi utilizzano come infiltrato. I russi non  ci fanno caso ad un anziano del posto”. In giro per Mykolaiv oltre ai manifesti che inneggiano alle forze armate ci sono quelli enigmatici delle “quinte colonne”. La resistenza a Kherson, dietro le linee, raffigurata da un incappucciato con il volto irriconoscibile in penombra.

La città fantasma è bombardata ogni giorno, soprattutto di notte. Le esplosioni più vicine fanno tremare i vetri delle finestre e scattare gli allarmi delle automobili. La sua casa, ridotta a un cumulo di macerie, non esiste più. Il missile è piombato in giardino scavando un cratere enorme. La casa è accartocciata, ma Pavel, che dormiva, non si sa come sia sopravissuto senza un graffio. I russi hanno sbagliato mira: dell’altra parte della strada c’è una base militare.

I video delle telecamere di sicurezza o girati per caso dagli abitanti sono impressionanti come il missile Iskander che piomba in verticale su un palazzo di quattro piani sventrandolo o l’incendio indomabile delle cisterne di olio di girasole che non smettono di bruciare nonostante gli sforzi dei vigili del fuoco. “I prezzi sono esplosi. Siamo preoccupati per i viveri e speriamo che il governo ci aiuti in vista dell’inverno che sarà durissimo” spiega Tatiana. Una folla di anziani si è ritrovata in un parco attirata dalle voci che sarebbe stata organizzata una registrazione per la distribuzione di generi alimentari.

Da mesi Mykolaiv non ha acqua potabile e la cittadinanza ogni giorno fa la fila davanti alle cisterne di distribuzione con grossi bottiglioni di plastica. Qualcuno arriva con un carrello per trasportarne di più, altri in bicicletta e motorino con portapacchi artigianali. Proprio la ricerca dell’acqua può diventare una trappola. “Ad ora di pranzo sono andato al pozzo. Ho iniziato a riempire le taniche e mi è arrivato un razzo sulla testa. Un muro mi ha salvato” racconta a mezza voce Sergey in un letto d’ospedale a Mykolaiv con una vistosa fasciatura attorno al capo. Nina è una donna di mezza età, anche lei colpita dalle schegge per strada: “Non avevo mai sentito un botto così forte e subito dopo ho visto tutto bianco. Ricordo solo che ero a terra con il sangue che usciva copioso dalla gamba sinistra”.

Pure lo zoo è diventato un campo di battaglia: un razzo Uragan non è esploso e fa bella mostra di sé conficcato in terra. Gli invasori per far fuori le fabbriche della città hanno utilizzato addirittura gli SS-20 di sovietica memoria, che ai tempi dell’Urss trasportavano testate nucleari. Basta l’esplosivo convenzionale per trasformare un impianto civile in un paesaggio apocalittico.

Per l’offensiva su Kherson gli ucraini hanno schierato i primi lanciarazzi americani Himars, che stanno falcidiando le truppe d’invasione, ma in una base segreta riciclano mezzi e armi russe strappati al nemico. Blindati, camion militari, mitragliatrici pesanti e anche una torretta smontata con i militari impegnati a tirare fuori la canna di un cannoncino per riutilizzarlo contro i russi.