“Molotov contro i tank come a Praga e Budapest”. Così Kiev prepara la resistenza contro Mosca

“Molotov contro i tank come a Praga e Budapest”. Così Kiev prepara la resistenza contro Mosca

“Le donne preparano le molotov e noi uomini pattugliamo i quartieri 24 ore al giorno. Le barricate sappiamo già dove farle, se arrivano i russi. Lanceremo le bottiglie incendiarie contro i carri armati come a Praga e Budapest durante le invasioni sovietiche, ma questa volta troveranno pane per i loro denti” è convinto Alexander Olefirenko raggiunto al telefono dal Giornale. Il veterano del fronte nel Donbass, 39 anni, sta organizzando la resistenza popolare in un sobborgo a 16 chilometri da Kiev, lungo la strada per l’aeroporto di Boryspil. Il lato sinistro del fiume, che taglia in due la capitale, è quasi impossibile da raggiungere con i ponti presidiati dall’esercito ucraino che non fa passare nessuno. Le istruzioni ai civili per affrontare i russi girano in rete o sulle chat. “Bloccate le strade percorse dalle colonne di mezzi di rifornimento russi con alberi, reti, cancelli, o qualsiasi altra cosa – scrive il battaglione ultra nazionalista Azov – Date fuoco ai boschi per fermare il nemico che transita, disinformate il nemico, coprite e nascondere i segni lasciati dai sabotatori russi su edifici vicini a siti strategici, ingannate il nemico bruciando pneumatici e paglia per fare molto fumo”.

I veterani di quartiere coordinano la resistenza. E non mancano misure banali, ma che possono avere la loro efficacia: “Smontate la segnaletica su tutte le strade del Paese. Il nemico non conosce le zone e non sa orientarsi. Aiutiamoli ad andare all’inferno”. Il governo ha pure deciso di rilasciare alcuni criminali che hanno giurato “di volere difendere la patria”.

Le sirene d’allarme suonano più del solito dal mattino presto a Kiev fino alla sera. Verso ora di pranzo il rimborso di tre, quattro esplosioni si sente più vicino al centro rispetto ai giorni precedenti. Gli ingressi del municipio sono protetti dai sacchetti di sabbia. Ma l’ex pugile oggi sindaco, Vitali Klitschko dichiara che “non ci sono truppe russe nella capitale. I nostri militari e le forze dell’ordine continuano a rilevare e neutralizzare i sabotatori. Ci sono stati scontri e sparatorie durante la notte”. La giustificazione per il coprifuoco totale, anche di giorno, fino alle 8 di questa mattina. Le truppe russe sono a una ventina di chilometri dalla capitale e gli ucraini combattono duramente per fermarli. Nella serata di ieri la situazione è parsa ancora più confusa quando in un’intervista ad Associated Pres Klitschko aveva parlato di città accerchiata tanto da rendere le evacuazioni impossibili. A stretto giro lo stesso primo cittadino aveva smentito le sue parole:  “In serata, pubblicazioni online russe hanno diffuso informazioni, riferite a me, secondo le quali Kiev sarebbe circondata e l’evacuazione delle persone sarebbe impossibile”, ha affermato in un a nota, “ed è strano che i canali Telegram ucraini abbiano iniziato a diffonderle… Non credete alle bugie! Credete solo alle informazioni da fonte ufficiali. Resisteremo insieme. L’Ucraina vincerà!”. Un portavoce di Klitschko ha affermato al Kyiv Independent che il sindaco è stato frainteso e che le informazioni sulle truppe russe che avrebbero circondato la città sono “una menzogna e una manipolazione”.

Combattimenti si registrano alle porte di Odessa e nei sobborghi di Mariupol, porti strategici. Su Mariupol starebbero marciando 2mila soldati russi. Alexander Markushin sindaco di un comune a nord di Kiev, annuncia su twitter: “Sono arrivati i carri armati, ma con i ragazzi abbiamo respinto l’attacco. Teniamo Irpin e stanno arrivando i rinforzi”.

La battaglia più dura si è combattuta a Kharkiv, seconda città del paese, a 39 chilometri dal confine con Mosca. “Le colonne russe sono entrate con blindati e carri armati da più parti raggiungendo il centro. A 400 metri da casa mia i missili Grad hanno distrutto delle abitazioni. Con mia moglie e il figlio di 8 anni siamo stati 24 ore nel rifugio sotto il palazzo” racconta Andrii Ovcharenko. I russi sembrano aver preso la città, ma le forze ucraine passano al contrattacco e la situazione si ribalta con i blindati di Putin in fiamme. Il governatore Oleh Synyehubov annuncia a metà mattinata: “Kharkiv è completamente sotto il nostro controllo!”. Nel bollettino di guerra del ministero della Difesa ucraino sarebbero addirittura 4300 le perdite inflitte al nemico fra morti e feriti, oltre a centinaia di prigionieri. Numero forse esagerato, ma per la prima volta, il generale Igor Konashenkov, portavoce delle forze armate russe, ammette che “sfortunatamente ci sono morti e feriti tra i nostri commilitoni, ma molto meno rispetto agli ucraini”.

Il ministro degli Esteri, Dmytro Kuleba, sottolinea in una conferenza stampa in rete che “stiamo sanguinando, ma infliggendo pesanti perdite al nemico”. E conferma il via libera, con decreto del presidente Volodomyr Zelensky, alla “brigata internazionale”. Ambasciate e consolati danno l’ordine di facilitare l’afflusso di volontari, che potrebbero arrivare anche dall’Italia. Kuleba spiega che “in questi giorni abbiamo ricevuto centinaia di richieste dall’estero per venire a combattere i russi. Sono tutti benvenuti”.