Quel che resta dell’Afghanistan

Quel che resta dell’Afghanistan

Dopo l’attentato contro le Torri Gemelle orchestrato ed condotto da Al Qaeda l’11 settembre 2001, gli Stati Uniti e le forze Nato, nell’ottobre dello stesso anno, hanno invaso l’Afghanistan con l’obiettivo di sconfiggere Al Qaeda e porre fine al governo dei talebani.

Il 15 agosto 2021, dopo vent’anni di conflitto costato soltanto agli Stati Uniti d’America 2’300miliardi di dollari e che ha provocato 240’000 vittime, i talebani hanno di nuovo preso il potere nel Paese asiatico.

Ad oggi nessuno stato al mondo ha riconosciuto il nuovo governo ma le bandiere bianche con impressa la professione di fede, vessillo dell’ esecutivo islamista, sventolano in ogni dove. Check-point, kalashnikov, blindati e donne coperte dai burqa: è questo il volto dell’Afghanistan di oggi che da quando si è instaurato l’esecutivo teocratico sta fronteggiando una crisi economica senza precedenti.

 Secondi i dati del World Food Programme, su 40milioni di abitanti, 22milioni sono in uno stato di insicurezza alimentare e oltre 8 milioni in una situazione di emergenza nutrizionale. Gli ospedali sono al collasso, la popolazione dipende dagli aiuti umanitari e la miseria più assoluta sta costringendo diversi genitori al disperato gesto di vendere i propri figli.

L’Afghanistan non sta fronteggiando solo problemi economici ma anche di sicurezza interna dal momento che proseguono gli attentati dell’ISIS contro i talebani e la popolazione locale e inoltre, nell’ultimo anno, si è registrato un incremento dei consumatori di stupefacenti poiché a causa della disoccupazione, dell’assenza di prospettive, sempre più uomini e donne cercano rifugio nell’eroina, nelle metanfetamine e nell’oppio. E sono oltre 3 milioni i tossicodipendenti in Afghanistan.

Dal 15 agosto 2021 il governo dei talebani ha introdotto un vero e proprio regime di apartheid di genere. Le donne sono state estromesse da molti incarichi lavorativi e costantemente sono soggette a restrizioni e limitazioni e uno dei provvedimenti più discriminatori è stato la chiusura delle scuole superiori femminili. E oggi, per molte ragazze, l’unica possibilità di ricevere un’istruzione è di frequentare le scuole clandestine nate nelle principali città del Paese.

L’Afghanistan si trova in uno dei momenti più cruciali e critici della sua storia ma, nonostante le difficoltà economiche, l’isolazionismo internazionale e le restrizioni autocratiche, ci sono ancora uomini e donne che credono e si battono perché il loro Paese, domani, possa essere libero da truppe straniere, guerra, violenza e discriminazione.

4 PARTI
  • PARTE 1

    Welcome to Afghanistan

    “Abbiamo iniziato un attacco mirato contro l’Afghanistan, contro obiettivi militari e strategici dei talebani. Un attacco portato per sconfiggere i terroristi”. E poi: “Oggi siamo partiti dall’Afghanistan, ma non ci fermeremo qui. Le nazioni sono davanti ad una scelta, possono…

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  • PARTE 2

    Libertà velata

    “Se i talebani dovessero fare irruzione qui, in questo esatto momento, sicuramente mi arresterebbero, mi porterebbero nella loro stazione di polizia e credo che verrei picchiato e punito in modo molto severo”. Hussain Bakhai ha 27 anni, è un insegnante,…

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  • PARTE 3

    Fame da sanzioni

    Nulla è tirannico e totalizzante come la fame: travolge chiunque, non conosce limiti, non permette di opporvisi e pialla ogni biografia che investe riducendo tutto a un’uniforme tragedia . Oggi, in Afghanistan, la miseria, quella vera, maligna nella sua violenza…

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  • PARTE 4

    Tossici di guerra

    “In Afghanistan la dipendenza dalla droga è un’enorme piaga sociale. Negli ultimi anni il numero di tossicodipendenti è aumentato considerevolmente ma ora il governo dell’Emirato sta conducendo una vera e propria battaglia per aiutare le persone che utilizzano le sostanze…

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TRASPARENZA

Questo reportage è stato realizzato con il sostegno dei lettori. Qui di seguito tutte le ricevute delle spese sostenute dal reporter