La dottrina nucleare della Corea del Nord, spiegata

Il 9 settembre 2022 la Corea del Nord ha sancito ufficialmente il diritto di poter utilizzare attacchi nucleari preventivi per proteggersi, approvando una nuova legge che ha modificato in maniera sostanziale la dottrina nucleare del Paese.

D’ora in avanti, infatti, Pyongyang avrà la possibilità di attingere all’arma atomica, automaticamente e immediatamente, per distruggere l’origine di una provocazione esterna nel caso in cui il sistema di comando e di controllo delle forze nucleari nordcoreane dovesse trovarsi in pericolo.

La richiamata legge conferisce inoltre al leader Kim Jong-un “il comando monolitico”, nonché tutti i poteri decisivi in materia di armi nucleari. Allo stesso tempo, la Corea del Nord ha stabilito il suo status di potenza nucleare.

Capire quali sono i contorni della dottrina nucleare nordcoreana è dunque un passaggio fondamentale per provare a prevenire eventuali mosse azzardate da parte del leader supremo.

A differenza dei suoi missili intercontinentali strategici, che rappresentano l’ultima risorsa per prevenire un ipotetico regime change, Kim sostiene che le sue armi tattiche possano essere utilizzate, all’inizio del conflitto, per combattere e vincere una guerra limitata nella penisola coreana.

Con la presentazione della nuova legge, la Corea del Nord ha poi fatto capire che non condividerà le sue armi nucleari o la sua tecnologia con altri Paesi, e che non vi rinuncerà per nessun motivo al mondo. Pyongyang, con queste regole, sta cercando di consolidare il suo status di Stato nucleare “responsabile“.

La DPRK (Democratic People’s Republic of Korea, questo il nome ufficiale della Corea comunista) ha definito il suo status nucleare “irreversibile” e non negoziabile. E questo è in chiaro contrasto con la politica di denuclearizzazione completa, verificabile e irreversibile che Seoul e Washington hanno da sempre perseguito nei confronti della Corea del Nord.

Attraverso la nuova legislazione, dunque, Kim ha gettato le basi legali affinché non possano esserci futuri colloqui sulla denuclearizzazione della sua nazione.

Lo sviluppo più allarmante del 2022 non riguarda tanto quali missili potrebbe utilizzare la Corea del Nord per “consegnare” una testata nucleare a eventuali nemici, bensì quando e perché Pyongyang dovrebbe ricorrere a questa extrema ratio.

Negli ultimi mesi, come detto, la leadership nordcoreana ha articolato una nuova dottrina per il suo arsenale nucleare tattico in continua espansione.

L’articolo 6 della nuova legge elenca cinque condizioni che consentirebbero a Pyongyang di utilizzare armi nucleari:

  1. Quando un attacco nucleare o con altra arma di distruzione di massa è stato effettuato o è imminente;
  2. Quando è stato effettuato o è imminente un attacco nucleare o non nucleare alla leadership e al corpo di comando della forza nucleare nazionale;
  3. Quando è stato effettuato o è imminente un attacco militare letale contro importanti obiettivi strategici dello Stato;
  4. Quando è operativamente inevitabile impedire l’espansione di una guerra e prendere l’iniziativa in tempi di contingenza;
  5. Quando una situazione provoca una crisi catastrofica per l’esistenza dello Stato e la sicurezza dei cittadini.
corea del nord
Edizione straordinaria di un telegiornale trasmesso in una stazione di Seul, in Corea del Sud, dopo il lancio di alcuni missili balistici nel Mar del Giappone da parte della Corea del Nord il 9 novembre 2022.

Tutto questo lascia intendere che Pyongyang includa adesso il concetto di “attacco imminente” come condizione base per l’uso di armi nucleari, rompendo significativamente la precedente legge del 2013 (che elencava invece solo situazioni di secondo attacco, e non attacchi preventivi).

La nuova legge ha anche chiarito, nell’articolo 3, che il sistema di “comando e controllo” che sostiene che l’arsenale nucleare è completamente sotto la guida di Kim Jong-un. Proprio come affermava la legge del 2013, con la differenza che adesso i funzionari militari possono utilizzare un “metodo operativo” predeterminato per condurre un attacco nucleare “immediatamente” e “automaticamente” in caso di emergenza in cui la leadership del comando centrale sia in pericolo.

La Corea del Nord ha insomma abbassato la sua soglia d’utilizzo delle armi nucleari. Le cinque condizioni sopra menzionate suggeriscono un cambiamento significativo nella dottrina nucleare del Paese, segnando un notevole allontanamento dalla precedente legge emanata nel 2013, in cui si affermava che:

  • il Paese avrebbe utilizzato armi nucleari per scoraggiare un’invasione o un attacco da parte di uno stato nucleare e per effettuare attacchi di ritorsione;
  • la Corea del Nord non avrebbe minacciato o utilizzato armi nucleari contro stati non nucleari se non si uniscono allo stato nucleare per invadere o attaccare il Paese.

La nuova legislazione sembra segnalare la velleità nordcoreana di voler lanciare un attacco nucleare tattico preventivo contro la Corea del Sud e le forze statunitensi in Corea, in particolare per disincentivare una possibile operazione militare di Seoul e Washington contro la leadership o l’infrastruttura militare critica della Corea del Nord, e per impedire l’impegno militare degli Stati Uniti nel caso di contingenze sulla penisola.

Pyongyang ha respinto le ripetute suppliche statunitensi e sudcoreane di affrontare la questione nucleare attraverso negoziati. Il governo nordcoreano continua a sfidare 11 risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che richiedono al Paese di abbandonare i propri programmi relativi allo sviluppo di armi di distruzione di massa.

Le possibili soluzioni a questo rebus sono sempre più limitate. Gli Stati Uniti e i loro alleati regionali potrebbero rafforzare le rispettive difese e, al tempo stesso, inscenare un pericoloso gioco al rilancio con il Nord, rischiando però di riaccendere la Guerra di Corea. In alternativa, l’America potrebbe accettare lo status nucleare del Nord e trattare con Kim da pari a pari (il che non darebbe in ogni caso tutte le rassicurazioni necessarie). Certo, c’è sempre l’opzione militare. Ma, in virtù delle conseguenze che potrebbe scatenare, nessuno vuole pensare ad un’ipotesi del genere.

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