Chi è Valery Gerasimov, il capo di stato maggiore delle forze armate

Valery Gerasimov è l’attuale capo di stato maggiore dell’esercito russo. Assume questa carica nel novembre del 2012, pochi mesi dopo l’inizio del terzo mandato alla presidenza della federazione russa da parte di Vladimir Putin. Viene considerato l’ideatore dell’omonima “dottrina Gerasimov”, per la verità delle considerazioni sul nuovo tipo di guerra del XXI secolo pubblicate dallo stesso generale nel 2013.

Valery Gerasimov nasce l’8 settembre 1955 a Kazan, capitale della Repubblica del Tatarstan, una delle entità che attualmente compone la federazione russa, abitata in maggioranza dalla popolazione turcofona dei tatari. Nella sua biografia viene specificato che la famiglia di Gerasimov è di “origini umili” e di lavoratori. Lui da subito propende per un’educazione di tipo militare.

La sua formazione si svolte in primo luogo proprio a Kazan. Si diploma infatti nel 1973 presso la scuola militare Suvorov della sua città natale, successivamente si iscrive presso la “Scuola Superiore per il Comando dei Carri”, sempre a Kazan. Diplomatosi qui nel 1977, procede con la Scuola Superiore per il Comando dei Carri Unità per i successivi cinque anni.

Dal 1984 al 1987 risulta poi inserito all’interno dell’Accademia Militare delle Forze Armate Malinovsky. Completa la sua formazione, quando è già nei ranghi dell’esercito, frequentando tra il 1995 e il 1997 l’Accademia Militare dello stato maggiore delle forze armate della Federazione Russa.

Il primo incarico di Gerasimov si ha nel 1982, quando con il grado di ufficiale inferiore è comandante di plotone presso l’80esimo reggimento carri della sesta divisione meccanizzata delle Guardie, inquadrata all’interno del Gruppo delle Forze del Nord. Successivamente diventa, sempre all’interno del medesimo gruppo, comandante di compagnia e aiutante maggiore.

Gerasimov diventa poi maggiore nel 1984, mentre assume i gradi di tenente colonnello nel 1987 e di colonnello quando l’Urss risulta già caduta, nel 1992, e l’esercito in cui è inquadrato è adesso quello della Russia. Così come si legge nella sua biografia, una volta assunti i gradi di maggiore viene mandato nell’estremo oriente russo, all’interno del distretto militare dell’Estremo Oriente. Qui rimane fino al 1993, quando viene promosso a maggiore generale e viene nominato comandante della 144esima divisione fucilieri meccanizzata, inquadrata nel distretto militare del Baltico.

Un incarico che ricopre per due anni, quando poi ultima la formazione all’interno dell’accademia Militare dello stato maggiore. Nel 1999 Gerasimov inizia una delle avventure professionali che, in seguito, gli garantiscono un’importante fama all’interno del mondo militare russo: viene infatti nominato capo di stato maggiore della 58esima armata combinata, inquadrata nel distretto militare del Caucaso Settentrionale. Si è alla vigilia della seconda guerra di Cecenia, quella avviata dal neo premier Vladimir Putin, ed è qui che emergono le doti militari di Gerasimov.

Viene quindi promosso nel 2003 nel grado di tenente generale e viene nuovamente inviato in oriente, dove fino al 2005 ricopre l’incarico di capo di stato maggiore del distretto militare dell’Estremo Oriente. In quell’anno è promosso colonnello generale e diventa capo del Direttorato Principale per l’Addestramento al Combattimento delle forze armate.

La sua scalata prosegue poi nel 2006, quando ritorna nel Caucaso con la nomina di capo di stato maggiore del distretto militare del Caucaso Settentrionale. Nel 2007 e fino al 2009 è capo di stato maggiore del Distretto Militare di San Pietroburgo, dal 2009 al 2010 invece è capo di stato maggiore del distretto militare di Mosca. Il 23 dicembre del 2010 è nominato vice capo di stato maggiore delle forze armate. È l’ultimo passo prima della definitiva consacrazione: dopo un breve passaggio al distretto militare centrale, nel novembre 2012 Vladimir Putin, su suggerimento del ministro della Difesa Sergei Shoigu, lo nomina capo di stato maggiore della difesa. Incarico ricoperto ancora oggi.

Come detto, la fama militare di Gerasimov si forma soprattutto durante la seconda guerra cecena. In quel momento la piccola repubblica caucasica è fuori dal controllo delle forze di Mosca. La crescente pressione militare dei separatisti e gli attentati compiuti dai terroristi ceceni all’interno del territorio russo, convincono l’allora presidente Boris Eltsin a usare il pugno duro. Viene quindi chiamato ad assumere l’incarico di primo ministro Vladimir Putin, fino a quel momento capo dell’Fsb, il servizio segreto russo.

È il 1999 e proprio in quell’anno Gerasimov è nominato capo di stato maggiore della 58esima armata combinata, inquadrata nel distretto militare dove ricade la Cecenia. Quando Putin decide di intervenire contro i separatisti con l’intento di riconquistare la repubblica caucasica, Gerasimov è quindi chiamato a recitare un ruolo di protagonista.

Il buon andamento della guerra, che permette all’esercito russo di arrivare a Grozny già nei primi mesi del 2000, contribuisce ad accrescere la buona nomina di Valery Gerasimov. Ma il suo nome inizia a circolare prepotentemente in occasione dell’arresto del colonnello Yuri Budanov, accusato proprio nel marzo del 2000 di aver abusato e brutalmente ucciso una ragazza cecena. Gerasimov appare direttamente coinvolto nell’arresto di Budanov e questo gli fa guadagnare la fama di integerrimo. Di lui parla bene la giornalista Anna Politkovskaya, notoriamente contraria alle azioni del Cremlino in Cecenia: “Gerasimov – scrive la cronista – è un uomo capace di preservare il proprio onore di ufficiale”.

Finita la sua esperienza in Cecenia, il militare prosegue la sua carriera all’interno dell’esercito. La svolta si ha nel 2010, quando Gerasimov viene nominato a capo del distretto militare di Mosca. Dirigere il distretto della capitale è spesso l’ultimo passo prima di arrivare alla direzione generale delle forze armate.

Tuttavia Valery Gerasimov non sembra essere particolarmente benvoluto dall’allora capo di stato maggiore Nikolay Makarov. Per questo nell’aprile del 2012 viene mandato a dirigere il distretto militare centrale, un incarico che sembra sbarrargli le porte al comando dello stato maggiore delle forze armate. I pessimi rapporti con Makarov sono per la verità tutti da dimostrare. Ad ogni modo sembra che quest’ultimo fosse molto vicino, come sottolinea DifesaOnLine, al ministro della Difesa Anatoly Serdyukov. Quando però a capo del ministero, sul finire del 2012, arriva Sergej Shoigu, cambiano le nomine nella direzione dell’esercito.

Makarov si dimette, forse su pressione dello stesso Cremlino, e nel novembre 2012 è lo stesso Shoigu a suggerire la nomina Gerasimov. In tal modo il generale diventa nuovo capo di stato maggiore.

Uno dei motivi per i quali da allora in poi la fama di Gerasimov si spinge oltre i confini russi, riguarda la dottrina che da lui prende il nome. Si tratta di un insieme di considerazioni con le quali Gerasimov esprime il suo punto di vista sulle guerre del nuovo secolo, conflitti cioè non più combattuti sul campo ma sul fronte della cosiddetta “guerra ibrida”.

Valutazioni che partono da quanto accaduto nel 2011 nel mondo arabo, la cui “primavera” altro non è che la dimostrazione di come sia possibile, secondo il capo di stato maggiore russo, colpire uno Stato florido e in pace avviandolo verso una destabilizzazione. Disinformazione, armi psicologiche, difesa degli interessi fuori dal proprio territorio sono le nuove parole d’ordine nel quadro di una cosiddetta “autodifesa attiva”.

“Le regole della guerra sono cambiate e il ruolo degli strumenti non militari nel conseguimento di obiettivi strategici e politici […] in molti casi ha superato in efficacia la forza delle armi”, si legge nelle considerazioni di Gerasimov. Frasi che sono racchiuse nell’articolo “Il valore della scienza nella previsione”, scritto sul Corriere Militare-Industriale nel febbraio 2013.

Per la verità quella di Gerasimov non è una vera dottrina. A specificarlo è anche colui che per primo alla stampa occidentale l’ha presentata come tale, ossia Mark Galeotti. Il suo è un “mea culpa”, in quanto specifica che soltanto per un errore di traduzione il testo di Gerasimov viene interpretato come dottrina offensiva ma, nella realtà, è un compendio su come la Russia deve difendersi nel nuovo contesto internazionale. Le frasi del capo di stato maggiore russo sono comunque importanti per comprendere il suo operato e il suo livello di influenza all’interno del Cremlino.

Da capo di stato maggiore Gerasimov ovviamente è pienamente coinvolto nelle due missioni più importanti della Russia negli ultimi dieci anni: la Siria e l’Ucraina. Su quest’ultimo fronte a lui viene attribuita buona parte dell’architettura della strategia di Mosca in Crimea, quando la penisola viene annessa alla federazione il 18 marzo 2014, all’indomani delle proteste di Euromaidan a Kiev.

La paura di perdere influenza nel Mar Nero e di perdere la base di Sebastopoli, inducono la Russia a una guerra in cui però non un solo colpo viene sparato. La Crimea è infatti annessa dopo l’azione degli “omini verdi”, militari in divisa senza insegne che favoriscono le dichiarazioni di secessione dall’Ucraina e il referendum di annessione alla Russia.

Il ruolo di Gerasimov è certificato anche dalle sanzioni approvate contro la sua persona dall’Unione Europea sempre nel 2014. Le tensioni con l’Ucraina tornano ad acuirsi nel dicembre 2021. In quell’occasione è lo stesso Gerasimov a lanciare il 9 dicembre un monito a Kiev: “Le consegne di elicotteri, velivoli senza pilota e aerei in Ucraina stanno spingendo le autorità ucraine verso passi improvvisi e pericolosi – dichiara Gerasimov – Kiev non rispetta gli accordi di Minsk.”.

Quando il 24 febbraio Putin decide di attaccare l’Ucraina, su Gerasimov si diffondono diverse voci contraddittorie. Il 26 febbraio sarebbe stato infatti allontanato da una riunione dallo stesso Putin, alcune fonti parlano addirittura di un “commissariamento” dell’esercito e di una destituzione de facto di Gerasimov.

Il 29 aprile invece, al contrario, il capo di stato maggiore viene segnalato da alcune fonti ucraine presente nel Donbass, a coordinare le operazioni sul campo di battaglia e non invece da Mosca.

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