La battaglia di Izyum, spiegata

La battaglia di Izyum è una delle più importanti relative alla guerra russo-ucraina scoppiata il 24 febbraio 2022. Si divide in due fasi principali: nella prima, iniziata nel marzo 2022 e conclusa tra aprile e maggio, i russi prendono la città di Izyum e arrivano a occupare i territori circostanti fino a Lyman. Nella seconda invece, avvenuta a settembre, gli ucraini riescono a organizzare una controffensiva e a recuperare tutto il terreno perduto.

Izyum viene definita la “porta del Donbass”. Della regione cioè principale obiettivo strategico dei russi in Ucraina. La cittadina, 51mila abitanti prima della guerra e la nomina di “città dolce d’Ucraina” per via delle storiche coltivazioni di uva passa e fregola, è situata all’interno dell’oblast di Kharkiv, ma la sua posizione la rende vitale per avere gli accessi negli oblast di Lugansk e Donetsk. Ossia i due principali del Donbass.

Attraversata dal fiume Siversky Donetsk e chiusa verso est dal fiume Oskil, chi riesce a prendere Izyum può puntare ad avere il controllo della regione circostante. Nella storia già diverse volte la città assume un ruolo strategico in alcune battaglie storiche. La presenza dei due fiumi rende ad esempio Izyum punto di confine dell’impero zarista nel XVII secolo e nel suo territorio viene istituita una frontiera. Più di recente, nel 1942 va in scena nella seconda guerra mondiale la battaglia di Kharkiv-Izyum, con i tedeschi in grado in un primo momento di avanzare prima di subire il ritorno dell’armata rossa.

Nel 2022 ovviamente i russi spingono per la sua conquista con l’obiettivo di poter controllare tutti i territori a nord del Siversky Donetsk e puntare, da questa strategica posizione, ai territori di Slovjansk e Kramatorsk. Prendere Izyum poi vuol dire poter estendere il controllo verso est, conquistando un’altra importante cittadina, quella di Lyman.

Subito dopo il via libera del presidente russo Vladimir Putin alle operazioni militari in Ucraina, i soldati russi si dirigono verso Kharkiv, seconda città del Paese. Con al suo interno una vasta popolazione russofona, il Cremlino punta a chiudere in pochi giorni la battaglia. Tuttavia la resistenza delle forze di Kiev costringe i russi a indietreggiare dalla metropoli.

Poco più a sud però si apre un altro fronte. I militari entrati dalla regione russa di Belgorod infatti, procedono all’occupazione di vaste porzioni di territorio compreso tra i confini amministrativi dell’oblast di Kharkiv e quello di Lugansk.

Obiettivo dei soldati penetrati in quest’area è la creazione di un corridoio in cui far affluire mezzi e rifornimenti verso Izyum. Quest’ultima già nei primi giorni di guerra viene vista come una località strategica per entrambe le parti in campo: per gli ucraini è bastione da difendere, mentre per i russi è da conquistare.

La regione a sud di Kharkiv per le forze di Kiev si dimostra difficile da difendere. Le barriere naturali costituite dai fiumi principali dell’area si trovano a ridosso di Izyum e delle principali località su cui Mosca pone gli occhi nelle prime settimane di conflitto. Gli ucraini quindi indietreggiano mentre gli uomini inviati dal Cremlino avanzano verso Izyum.

Considerando anche l’avanzata nelle regioni meridionali, dove i russi entro la prima decade di marzo conquistano Melitopol, l’area a sud di Zaporizhzhia e la periferia di Mariupol, l’impressione sembra essere quella della creazione imminente di una vasta sacca tra Izyum, Severodonetsk e Kramatorsk in cui gli ucraini rischiano di rimanere intrappolati.

Nel frattempo i cittadini di Izyum intuiscono di essere in guerra a causa dei copiosi bombardamenti sia dell’aviazione russa che dell’artiglieria. Il 3 marzo si ha notizia di vittime tra i civili e di significativi danneggiamenti subiti da uno degli ospedali della città. L’avanzata russa diventa ancora più prorompente il 6 marzo, quando le prime avanguardie di Mosca raggiungono la periferia di Izyum. Molte famiglie a quel punto lasciano il territorio e si dirigono verso ovest, lì dove le regioni sono considerate più sicure.

Tra il 6 e il 7 marzo avvengono i primi scontri all’interno di Izyum. I russi, in particolare, conquistano due quartieri settentrionali e mettono le mani sulla più importante stazione ferroviaria della zona. Alcune fonti filorusse parlano di una conquista totale della città avvenuta la sera del 7 marzo, ma le indiscrezioni vengono smentite sia da Kiev che da Mosca.

La battaglia urbana appare molto dura. Gli ucraini infatti inviano rinforzi: è presente anche la 81esima brigata aerea, così come affluiscono molti volontari inquadrati all’interno delle forze di difesa territoriali. L’obiettivo è difendere soprattutto i quartieri meridionali di Izyum. Questi ultimi infatti si trovano al di là del Siversky Donetsk e il vero vantaggio tattico per i russi sarebbe proprio l’attraversamento del fiume. Questo darebbe la possibilità a Mosca di avere a portata un’avanzata verso il Donbass.

Non è un caso quindi che i maggiori rinforzi Kiev li invia nelle zone a sud del centro di Izyum. La parte settentrionale tuttavia non cade facilmente: soltanto il 12 marzo, così come rivelato da numerosi video inseriti in rete, i russi possono rivendicare la conquista dei quartieri nord. A questo punto all’interno di Izyum vengono meno le comunicazioni e questo sia per i danni materiali alle reti e sia per la volontà, tanto dei russi quanto degli ucraini, di non pubblicare video e impedire la visualizzazione delle rispettive postazioni al nemico. Per cui in questa fase della battaglia urbana gli unici aggiornamenti che arrivano sono quelli delle intelligence straniere, statunitensi e britanniche in primis, e dei vari istituti di guerra internazionali. È ad esempio il Dipartimento di Stato degli Usa a parlare il 17 marzo di un’importante avanzata russa all’interno dell’area urbana di Izyum. Quel giorno tuttavia analisti dell’ISW, l’Istituto di studio della guerra, smentiscono questa ricostruzione.

Mosca schiera sul campo di battaglia le sue forze speciali e la prima armata di fanteria. La difesa ucraina viene messa a dura prova anche nei villaggi circostanti Izyum, specie in quelli situati lungo le sponde del Siversky. Un episodio significativo si ha tra il 19 e il 20 marzo: il reggimento degli ingeneri infatti, sfruttando il controllo di buona parte del nord e del centro di Izyum, prova a costruire un ponte di barche per attraversare il fiume. I soldati però cadono in un’imboscata: almeno 19 membri del reggimento ingegneri vengono uccisi, tra questi anche il loro comandante Nikolay Ovcharenko.

Nonostante le gravi perdite, alla fine però tra il 20 e il 21 marzo si ha notizia dell’attraversamento del fiume da parte dei russi. Media ucraini parlano il 22 marzo di un contrattacco da parte delle forze di Kiev, l’azione però non ha successo.

Un funzionario dell’amministrazione locale descrive la situazione di Izyum il 24 marzo come molto critica: la parte nord è definitivamente caduta in mano russa, a sud ci sono aspri scontri tra russi e ucraini, con le forze di Mosca che avanzano nel territorio circostante il perimetro urbano. La città viene poi descritta come un gigantesco cumulo di macerie.

Il definitivo sfondamento a sud da parte delle truppe del Cremlino avviene il 25 marzo. Anche in questo caso a parlarne è il dipartimento di Stato Usa, rifacendosi a fonti vicine all’intelligence di Washington. Mosca riesce a prendere tra il 27 e il 29 marzo il villaggio di Kamyanka, poco a sud di Izyum, chiudendo in una sacca gli ultimi combattenti ucraini rimasti in città.

I combattimenti a Izyum cessano definitivamente il primo aprile. I russi già da prima rivendicano il totale controllo della città, ma soltanto quel giorno l’ammissione della fine della battaglia arriva anche da fonti di Kiev. A parlarne su Ukrinform è il vice sindaco di Izyum, Volodymyr Matsokin, secondo cui le truppe di Mosca hanno il totale controllo del territorio e l’80% degli edifici della città è andato distrutto.

Con la presa di Izyum e l’attraversamento del Seversky Donetsk, i russi spostano il baricentro della battaglia verso est. Obiettivo è guadagnare terreno lungo l’intera sponda settentrionale del fiume e catturare Lyman. Da qui poi puntare il mirino verso Slovjansk, città che insieme a Kramatorsk rappresenta l’ultimo bastione ucraino nel Donbass e nell’oblast di Donetsk.

Per tutto il mese di aprile si assiste a una lenta ma costante avanzata dei russi verso Lyman. Gli ucraini provano a frenare l’azione russa sfruttando la conoscenza del territorio e le indicazioni ricevute dall’intelligence britannica e statunitense.

I russi raggiungono la periferia di Lyman nella prima decade di maggio, ma riescono a prendere la cittadina soltanto il 28 di quel mese. Quasi due mesi dopo la caduta di Izyum. In tal modo, Mosca si assicura la presa sull’intera regione tra Kharkiv e Lugansk. Obiettivo di Mosca è attaccare oltre il Siversky Donetsk e dilagare in direzione di Slovjansk.

Durante l’estate il fronte entra in una fase di stallo. I russi fermano di fatto la loro avanzata e non riescono ad andare con le proprie truppe verso le ultime aree del Donbass in mano a Kiev. Gli ucraini a questo punto, sfruttando la superiorità numerica generata dalla mobilitazione imposta a partire da febbraio, decidono di passare al contrattacco.

L’8 settembre i soldati ucraini sfondano le difese a Balakilia, a ovest di Izym. I russi adesso sono costretti alla difensiva. Cambia l’inerzia della battaglia e le truppe di Mosca per non perdere troppe unità preferiscono procedere a un graduale ritiro dalle zone comprese tra Kharkiv e Izyum.

La pressione costante di Kiev però rende precarie tutte le linee di difesa russe nell’area. Nel giro di 48 ore gli ucraini riescono ad avanzare fino al fiume Oskil, occupando Kupyansk. Il 10 settembre il nuovo corso del conflitto coinvolge anche Izyum. La città viene abbandonata dai russi, i quali si ritirano verso Lyman e provano a rioganizzare lì la propria difesa.

Izyum quindi, dopo circa quattro mesi, torna in mano ucraina. Stessa sorte il 3 ottobre 2022 tocca a Lyman. La cittadina sulle rive del Siversky Donetsk è ripresa, dopo vari tentativi, dalle forze di Kiev.

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