BRAIN Initiative, il controllo del cervello secondo Barack Obama

Le relazioni internazionali stanno venendo travolte da un evento epocale, l’alba delle guerre cognitive, che premette e promette di incidere pesantemente sulle future traiettorie dell’umanità. La mente al centro, come mai prima di oggi, che diventa una nuova dimensione della conflittualità. Con tutte le implicazioni del caso: guerre cognitive mondiali – l’Ucraina verrà ricordata come la prima di sempre –, pandemie infodemiche, post-verità e disinformazione permanenti.

Le origini delle guerre cognitive risalgono alle ricerche sul controllo mentale effettuate nel corso della Guerra fredda da entrambi i blocchi, quello a guida statunitense e quello a guida sovietica, delle quali MKULTRA è stata sicuramente la più estesa ed ambiziosa. Ma, indagini militari a parte, un ruolo-chiave nello sviluppo di armi cognitive e neuronali è stato giocato dagli avanzamenti nei campi del neuromarketing, della psicologia del consumo, dell’economia comportamentale e della neurolinguistica.

Le ricerche sul funzionamento del cervello e della mente non si sono mai fermate. A fasi alterne, per ragioni diverse, le hanno portate avanti dei civili oppure dei militari. E dal 2013, negli Stati Uniti, una squadra a composizione mista indaga sui misteri del cervello allo scopo di facilitarne la comprensione e, in esteso, la strumentalizzazione per scopi militari. È la Brain Initiative istituita dall’amministrazione Obama.

L’Iniziativa per il Cervello, o BRAIN Initiative (Brain Research through Advancing Innovative Neurotechnologies), nasce al culmine di un periodo, cominciato sul finire dell’era Bush, caratterizzato dalla rinnovata curiosità della politica e dell’esercito verso le neuroscienze.

Due relazioni esaustive, in particolare, avrebbero contribuito a riportare in auge il tema del controllo mentale, entrato in letargo nel dopo-Guerra fredda: Grand Challenges of Mind and Brain della National Science Foundation (2006) e From Molecules to Mind: Challenges for the 21st Century del National Research Council e dell’Institute of Medicine (2008). Sullo sfondo di due progetti d’indagine sulla mente inaugurati nello stesso periodo: la Decade of the Mind di James Olds e il Revolutionizing Prosthetics della DARPA.



Il passo dai laboratori al Congresso sarebbe stato piuttosto breve. L’idea di dar vita ad una piattaforma di ricerca sul cervello, a guida federale, viene per la prima volta lanciata da Miyoung Chun della Fondazione Kavli nel 2011. E attrae rapidamente consensi negli Stati Uniti, dove viene accolta positivamente da una serie di attori, tra i quali l’Office of Science and Technology Policy, l’Howard Hughes Medical Institute, l’Allen Institute for Brain Science, Google, Microsoft e Qualcomm.

Le pressioni dei privati, appartenenti a settori tra loro molto differenti, trovano uno sbocco istituzionale con l’avvento dell’amministrazione Obama. L’Ufficio esecutivo del presidente viene incaricato di sviluppare un piano per lo studio approfondito del cervello basato sulla collaborazione pubblico-privato. E nel 2013, alla Casa Bianca, viene annunciata in mondovisione la costituzione della BRAIN Initiative.

L’Iniziativa per il cervello è stata ambiziosa sin dal giorno uno. Dotata di un bilancio di avviamento di oltre cento milioni di dollari, è stata istantaneamente collegata ai più importanti centri di ricerca governativi degli Stati Uniti – DARPA, NIH e NSF – e ha coinvolto finanziatori ed enti privati, tra i quali l’Allen Institute for Brain Science e la Fondazione Kavli.

La presidenza Obama, guidata dall’obiettivo di fare degli Stati Uniti i capifila della rivoluzione cognitiva, aveva invitato i più celebri e talentuosi luminari del settore nel progetto. Un vero e proprio dream team composto, tra gli altri, da Cornelia Bargmann – neurobiologia –, William Newsome – processi neuronali –, David Anderson – neuroscienze delle emozioni –, Emery Brown – neuroscienze computazionali –, Karl Deisseroth – scienze del comportamento –, John Donoghue – interfacce neurali – e Terry Sejnowski – intelligenza artificiale.



Gli scienziati dell’Iniziativa del cervello hanno ricevuto diverse mansioni, in accordo con la loro area di specializzazione, tra le quali la finalizzazione della mappatura cerebrale e l’avanzamento nella neuroinformatica e nelle neurotecnologie. Alcuni si sono occupati e si occupano di sviluppare tecnologie utili per la chirurgia non invasiva, altri di cercare cure alle malattie neurologiche, e altri ancora, i meno esposti alla luce dei riflettori, di utilizzare la conoscenza derivante dal progresso nelle neuroscienze per trovare nuovi modi di modificare il comportamento umano. Guerre cognitive.

L’Iniziativa per il cervello è sopravvissuta a colui che le ha dato i natali, Barack Obama, e nel 2020 è entrata nella seconda fase, dedicata all’applicazione delle tecnologie e delle scoperte effettuate negli anni precedenti, la cui fine è prevista nel 2025.

Il supporto al lavoro dell’Iniziativa è bipartisan, trasversale, accomuna civili e militari, enti pubblici e attori privati. Vincere la corsa al cervello, uno dei capitoli più importanti della competizione tra grandi potenze, è ritenuto (a ragione) un interesse fondamentale, da portare avanti ad ogni costo e da proteggere, soprattutto, dai rischi dei quadriennali avvicendamenti alla Casa Bianca.



I collaboratori dell’Iniziativa per il cervello, aperta ai partenariati col privato sin dal 2013, sono aumentati con il passare del tempo. Nel 2022, lista dei partecipanti alla mano, sono quaranta le entità coinvolte a vario titolo nelle attività di ricerca: università, agenzie governative, centri di ricerca militare, fondi privati, compagnie tecnologiche.

Sebbene di questo ambizioso progetto si parli poco, gli scienziati che vi partecipano, quando intervistati, tendono a paragonarlo, per le potenziali ripercussioni per l’umanità, alla corsa allo spazio e al progetto Manhattan. E, forse, ciò che potrebbe uscire dai laboratori dell’Iniziativa per il cervello focalizzati su armi cognitive e neuro-armi sarà proprio una via di mezzo tra l’Apollo e l’Atomica: straordinario e distruttivo.

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