Chi è Mykhailo Podolyak, l’uomo della guerra-ombra dell’Ucraina

Giornalista, comunicatore, consigliere politico, da ultimo anche regista del rapporto tra presidenza ucraina e intelligence: quella di Mykhailo Podolyak è una delle più complesse tra le figure che attorniano il capo di Stato ucraino Volodymyr Zelensky. Un “cerchio magico” fondato tra rapporti informali, legami consolidati e il crisma delle cariche pubbliche che costituisce un governo paralelo a quello ufficiale ed è emerso nella sua influenza dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia il 24 febbraio scorso.

Nato a Leopoli nel 1972, Podolyak si è formato tra l’Ucraina e la Bielorussia, trasferendosi nel 1989 a Minsk e studiando medicina all’ateneo dell’attuale capitale bielorussa. Fin da giovane si dedicò al giornalismo politico nel Paese governato da Aleksandr Lukashenko, entrando nei ranghi dei giornalisti di opposizione e diventando un punto di riferimento per una minoritaria ma combattiva serie di organizzazioni della resistenza.

“Il giornalismo è ciò che voglio davvero vivere”, ha spiegato la sua scelta in un’intervista con Media Detector nel 2012. Nel 1991-1992, Podolyak ha lavorato nei giornali bielorussi “FM-Boulevard”, “Vremya”, “Narodnaya Volya” e “Belorusskaya Delovaya Gazeta”. Nel 2002, Podolyak e il giornale bielorusso “Nasha Svoboda” sono stati citati in giudizio da Anatoly Tozik, capo del Comitato di controllo statale della Bielorussia, a cui non piaceva il fatto che il giornalista lo ritraesse come un intrallazzatore e un ricattatore. Il tribunale ha soddisfatto la richiesta del querelante, che chiedeva un risarcimento: Podolyak è stato condannato a pagare l’equivalente di 2.700 dollari, mentre la sua testata ha dovuto pagare 54 mila dollari, risultando costretta a chiudere.

Il giornalista d’inchiesta Pavel Zhuk dichiarò ai tempi di sospettare che la causa volta a far chiudere la testata fosse stata ordinata dal presidente Alexander Lukashenko. Podolyak non ha però cessato di lavorare nel settore e nel 2004 è stato scelto come vice caporedattore a “Vremya”, divenuta nel frattempo la nuova testata di riferimento dell’opposizione. La mattina del 21 giugno 2004, gli ufficiali del KGB della Bielorussia sono venuti a casa sua, si sono offerti di fare le valigie e lo hanno scortato alla stazione ferroviaria di Minsk. Da lì, il giornalista è stato obbligato a prendere il primo treno per Odessa, tornando forzatamente in Ucraina. Podolyak in quell’occasione ha detto che questa è stata la reazione delle autorità ai suoi articoli taglienti, e il KGB lo ha accusato di tendenziosità, calunnia e destabilizzazione della situazione nel paese. È stato anche privato del diritto di visitare la Bielorussia per cinque anni.

Nel 2005, Podolyak è stato scelto come caporedattore di una testata di Kiev, Ukrainska Gazeta. Nove mesi dopo l’avvelenamento del candidato presidenziale Viktor Yushchenko, la testata ha pubblicato un articolo intitolato “L’ultima cena“. Persone vicine a Yushchenko sono state accusate di avvelenamento: David Zhvania e Yevhen Chervonenko. Successivamente, Podolyak è stato convocato per essere interrogato dall’ufficio del procuratore generale e diversi esperti di media hanno affermato che la pubblicazione non soddisfaceva gli standard giornalistici. Parallelamente, il giornalista ha lavorato come libero professionista e esperto di pubbliche relazioni.

Podolyak ha collaborato poi con diverse testate come cronista politico e insider di temi come l’intelligence e la sicurezza nazionale. La testata ucraina Babel ha ricordato che “uno dei conoscenti di alto rango di Podolyak negli Anni Duuemila era l’allora consigliere del capo dell’SBU”, il controspionaggio ucranio, “Vadym Hryb”. Nei media ucraini è circolata la voce che “Podolyak ha collaborato con Hryb come specialista di pubbliche relazioni, ma in un commento a Babel, Hryb ha chiarito che non si trattava piuttosto di cooperazione, ma di comunicazione, iniziata nel 2005”.

Podolyak, in seguito, “è diventato caporedattore del sito web Obozrevatel”, da lui guidato dal dicembre 2011, e sei mesi dopo è diventato consulente di uno stretto collaboratore dell’ex presidente Viktor Yanukovych“, poi tornato al potere come leader apertamente filorusso. Il politico in questione era il deputato del Partito delle Regioni Yuriy Ivanyushchenko.

Dopo la Rivoluzione di Euromaidan del 2014, Podolyak, che a fine 2013 aveva lasciato Obozrevatel, ha cambiato riferimenti professionali e nel 2015 gli fu proposto anche di cooperare con il capo dell’amministrazione presidenziale di Pero Poroschenko, Borys Lozhkin. In seguito ha continuato a lavorare come spin doctor per diversi politici in campagnne elettorali locali e nazionali prima di finire a incrociare le sue strade con l’astro nascente Volodymyr Zelensky.

Podolyak non ha mai nascosto la sua curiosità verso l’ascesa politica dell’ex comico, ma si è mostrato molto più freddo verso il suo partito, Servitore del Popolo, che prendeva il nome dalla serie Tv che ha proiettato Zelensky verso la notorietà nazionale. A inizio 2019, in piena campagna presidenziale, nei suoi blog e post su Facebook, ha scritto che “Servitore del Popolo si è rivelato essere un altro raduno di cinici piccoli e arroganti” e il giornalista ha definito il capo della formazione, l’avvocato Andriy Yermak un “demone oscuro” alle spalle di Zelensky, volto a strumentalizzare la politica per interessi clientelari di oligarchi come Igor Kolomoisky.

Podolyak è stato però chiamato da Zelensky, dopo l’ascesa alla presidenza, a diventare il maggior collaboratore di Yermak, chiamato nel febbraio 2020 a essere il Capo dell’Ufficio Presidenziale del capo dello Stato. Due mesi dopo, Podolyak è stato nominato nel gruppo di consiglieri dell’amministrazione.

Nel ruolo vicino a Zelensky Podolyak si è immerso fin da subito sviluppando la sua rete di conoscenze e competenze, aprendo  in particolar modo la strada al neo-capo di Stato nel trovare un modus vivendi con gli apparati di sicurezza ucraini.

Queste competenze sono tornate utili dopo lo spartiacque del 24 febbraio 2022, giorno dell’invasione dell’Ucraina da parte di Mosca, strutturandosi come principale “voce” della presidenza da un lato e come regista della guerra asimmetrica condotta dalle spie ucraine in maniera autonoma da intelligence occidentali e forze armate dall’altro.

Podolyak durante la guerra è stato il principale oratore ucraino nelle fugaci trattative di pace; è stato in prima linea nel comunicare al mondo i momenti di maggior tenuta della resistenza di Kiev; ha operato sottobanco per costruire le operazioni coperte che hanno frustrato la Russia in più parti del Paese, ultima tra tutte l’impresa contro il Ponte di Kerch di inizio ottobre.

Inoltre Podolyak ha spesso espresso  la volontà ucraina di alzare la posta per dimostrare la tenacia degli uomini di Zelensky all’Occidente. In un’intervista approfondita del 16 agosto 2022 con il Guardian Podolyak ha affermato che l’obiettivo attuale degli ucraini era “creare il caos tra le forze russe”, prendendo di mira in particolare le linee di rifornimento e la Crimea. Secondo lui, non c’era alcuna prospettiva che la Russia negoziasse seriamente fino a quando non avesse subito una sconfitta sul campo di battaglia e di voler invitare l’esercito ad agire “colpendo le linee di rifornimento degli invasori in profondità nei territori occupati. La strategia è quella di distruggere la logistica, le linee di rifornimento e i depositi di munizioni e altri oggetti delle infrastrutture militari”.

Quando, provocatoriamente, Lukashenko il 24 agosto ha fatto all’Ucraina gli auguri per il trentunesimo anniversario dall’indipendenza Podolyak ha spinto Zelensky a respingere la dichiarazione e ha definito il messaggio di Lukashenko “cinico e in malafede dato il pesante coinvolgimento della Bielorussia negli attacchi dell’Ucraina”, aggiungendo che “questa pagliacciata intrisa di sangue è registrata e avrà conseguenze”. La guerra personale di Podolyak è anche col suo passato. E si combatte sul piano segreto del “torneo delle ombre” e su quello palese del braccio di ferro comunicativo. Rappresentando il punto di arrivo di una lunga carriera di lotta diventata di governo nell’ora più buia della storia dell’Ucraina indepdendente.

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