Chi è Ron DeSantis

Ron DeSantis, 44 anni, è il quarantaseiesimo governatore dello Stato della Florida. Repubblicano, è in carica dall’8 gennaio 2019 e sfiderà, alle elezioni di midterm dell’8 novembre 2022, il deputato democratico Charlie Crist, ex governatore repubblicano dello Stato dal 2007 al 2011, prima di cambiare partito nel 2012. DeSantis viene indicato come il papabile successore di Donald Trump alla guida del Grand Old Party e possibile candidato alla presidenza degli Stati Uniti d’America alle elezioni del 2024, soprattutto nel caso in cui l’ex presidente non dovesse ricandidarsi a causa dei guai con la giustizia. In precedenza è stato membro della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti (2013-2018).

Nato il 14 settembre 1978 a Jacksonville, Ron DeSantis ha trascorso buona parte della sua infanzia a Dunedin, Florida. È il figlio maggiore di Karen DeSantis, un’infermiera, e Ronald Daniel DeSantis, un installatore di tv. Fin dalla giovane età, Ron DeSantis è stato un giocatore di baseball eccezionale: nel 1991 ha aiutato la squadra di Dunedin (Florida) a qualificarsi per le Little League World Series, perdendo ai quarti di finali. Successivamente, ha continuato a giocare a baseball quando ha frequentato la Yale University, dove era capitano della squadra universitaria.

 

Dopo essersi laureato in Storia alla Yale, nel 2001, Ron DeSantis ha lavorato per un breve periodo come insegnante prima di studiare legge all’Università di Harvard (2005), dove ha conseguito la seconda laurea. Durante questo periodo è anche entrato a far parte della Marina degli Stati Uniti (2004) ed è diventato un ufficiale del Judge Advocate General’s Corps. Come riporta la sua biografia, durante il suo servizio in servizio attivo, ha sostenuto le operazioni nel centro di detenzione per terroristi a Guantanamo Bay, Cuba, prima di essere schierato in Iraq come consigliere della Marina Militare degli Stati Uniti a Fallujah, Ramadi e nel resto della provincia di Al Anbar. È un ex militare decorato: ha infatti ricevuto la “medaglia della stella di bronzo” per il suo impiego in Iraq, durante la Seconda guerra del Golfo.

 

Nel 2010 DeSantis ha lasciato il servizio attivo ma è rimasto nelle riserve della Marina degli Stati Uniti. Quell’anno ha sposato anche Casey Black, giornalista televisiva e conduttrice in una tv locale. Dopo aver lavorato come procuratore federale, nel 2011 ha pubblicato il libro Dreams from Our Founding Fathers: First Principles in the Age of Obama, nel quale esprimeva le sue idee conservatrici, criticando l’operato di Barack Obama. L’anno successivo DeSantis si è candidato per un seggio alla Camera dei Rappresentanti, venendo eletto come deputato del sesto Distretto della Florida.

Durante il suo mandato, ha co-fondato il caucus conservatore “House Freedom Caucus” ed è diventato un commentatore di Fox News. Sostenuto dal Tea Party, ha annunciato la sua candidatura al Senato (2015), salvo poi ritirarsi quando Marco Rubio ha deciso di chiedere la rielezione. Al Congresso ha rifiutato il suo piano pensionistico e di assicurazione sanitaria perché contrario agli accordi speciali per i politici. Ha anche sponsorizzato la legislazione per rendere più facile per le forze dell’ordine perseguire le aggressioni sessuali e si è battuto a favore del taglio delle tasse.

Ron DeSantis è stato – ed è – fra i più convinti sostenitori dell’ex Presidente Donald Trump sin dal 2017 e rappresenta l’ala più a “destra” del partito, per certi versi anche più dello stesso tycoon. Dopo aver ricevuto il sostegno del magnate, DeSantis ha annunciato nel 2018 la sua candidatura a Governatore della Florida. Dopo aver vinto – a sorpresa – le primarie del Gop dello stesso anno, DeSantis ha prevalso, in un’elezione molto combattuta, contro il democratico Andrew Gillum, che stava tentando di diventare il primo governatore afroamericano dello stato.

Entrato in carica nel 2019, l’esponente repubblicano ha ricevuto l’attenzione mediatica del mondo intero quando, in netta controtendenza, ha intrapreso una linea “soft” nei confronti della pandemia da Covid-19, revocando anzitempo le restrizioni rispetto ad altri governatori (pur implementando le misure per proteggere gli anziani). Sebbene molti commentatori – soprattutto della sinistra liberal – avessero previsto conseguenze catastrofiche a causa delle sue scelte, così non è andata: la mortalità della Florida in fatto di Covid rientra nella media nazionale e l’economia dello stato è stata salvaguardata dalle aperture decise da DeSantis. Il che lo ha reso forse il leader conservatore più amato.

Non solo Covid. L’operato di DeSantis ha fatto discutere, a livello internazionale, anche per la legge chiamata dagli avversari liberal “Don’t Say Gay”, che limita fortemente la discussione sull’orientamento sessuale e l’identità di genere nelle scuole pubbliche. Da qui è nata un’accesa disputa con la Disney, che – sollecitata dalle associazioni Lgbt e dai dipendenti – ha rilasciato una dichiarazione critica nei confronti della legislazione. DeSantis ha risposto privando la società del suo status di autogoverno e delle agevolazioni fiscali di cui il colosso godeva per il grande parco tematico. Secondo i conservatori, il gigante dell’intrattenimento ha sposato l’ideologia “woke” e politicamente corretta su spinta dei progressisti e rappresenta una minaccia sotto il profilo politico e culturale. DeSantis, in qualità di Governatore, ha inoltre ha firmato una legge che vieta l’aborto dopo 15 settimane. E dopo che la Corte Suprema ha ribaltato la Roe v. Wade, DeSantis ha dichiarato di voler “ampliare le protezioni pro-vita”.

Ron DeSantis e Donald Trump, così diversi e così uguali. Il Governatore della Florida vorrebbe essere l’ideale erede del magnate, e non uno suo sfidante. Eppure, entrambi potrebbero essere in lizza per un posto alla Casa Bianca, e uno dei due è di troppo. Benché siano accumunati dalla visione politica, i due non potrebbero essere più diversi nella vita privata. Come nota il Financial Times, si tratta di due opposti. Se Trump è caotico e governato dall’istinto e dall’intuizione, l’altro, De Santis, è un avvocato disciplinato che setaccia risme di dati e statistiche prima di fare un freddo calcolo.

Uno è coccolato da un entourage e da ricchezze ereditate, l’altro è un solitario. Uno è un donnaiolo, l’altro un padre di famiglia che ha sostenuto la moglie nel periodo più difficile della sua vita, mentre lottava contro un cancro al seno. Rispetto al tycoon, DeSantis ha diversi vantaggi: oltre a essere più giovane, non ha i guai giudiziari con cui deve fare i conti l’ex presidente ed è – almeno per il momento – meno divisivo. Ai donatori, DeSantis promette competenza e certezze, e non l’imprevedibilità dell’ex presidente. Per questo ha tutte le carte in regola per essere un papabile inquilino della Casa Bianca. La sua risposta efficace e autorevole all’uragano Ian, uno dei più violenti della storia americana recente (con un tragico bilancio di 107 morti), rimarcata anche dallo stesso Financial Times, fa pensare che DeSantis abbia dinanzi a sé una storia importante da scrivere, da assoluto protagonista.

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