Chi è Tsai Ing Wen, il primo presidente donna di Taiwan

Tsai Ing Wen è presidente di Taiwan dal 2016. È stata rieletta per un secondo mandato nel 2020 e, in generale, è la prima donna in assoluto a ricoprire un simile incarico sull’isola. Fa parte del Partito Democratico Progressista (DPP), del quale detiene la presidenza nel suo terzo mandato da segretaria, dopo le parentesi relative al 2008-2012 e 2014-2018.

Sempre nel 2020, il Time ha nominato Tsai una delle persone più influenti dell’anno, mentre per Forbes, nel 2021, era la nona donna tra le donne più potenti del mondo, la seconda politica alle spalle di Kamala Harris.

Sul palscocenico internazionale, Tsai ha ricevuto molteplici elogi per la risposta sanitaria offerta da Taiwan ai fini del contenimento della pandemia di Covid-19. È stata inoltre più volte elogiata per aver fin qui resistito alle pressioni della Repubblica Popolare Cinese nell’ambito della spinosa questione taiwanese.

Miss Tsai è nata il 31 agosto 1956 al Mackay Memorial Hospital di Taipei, a Taiwan. Viene da una famiglia ricca e numerosa, ed è la più giovane di 11 fratelli. Il padre, Tsai Chieh Sheng, morto nel 2006, era un uomo d’affari che gestiva un’officina di riparazioni auto. La madre, Chang Chin Fong, scomparsa nel 2018, era invece una casalinga che badava spesso alle attività del marito. Le radici radici familiari di Tsai affondano nel distretto di Fangshan, nella contea di Pingtung, nella parte meridionale di Taiwan. La futura presidente si è tuttavia plasmata a Taipei dove il suo background familiare le ha instillato uno spirito resiliente, laborioso e professionale.

Ha frequentato le scuole medie alla Zhongshan Girls High School di Taipei, per poi iscriversi – per volere del padre – alla facoltà di legge. Nel 1978 si è laureata presso la National Taiwan University. Ha quindi studiato negli Stati Uniti e nel Regno Unito, ottenendo un Master of Laws presso la Cornell University Law School nel 1980 e un dottorato di ricerc, in giurisprudenza presso la London School of Economics and Political Science nel 1984, con specializzazione in diritto del commercio internazionale e diritto della concorrenza.

Treminati gli studi è rientrata a Taiwan dove ha insegnato legge alla School of Law della Soochow University (1991-1993) e della National Chengchi University (1984-1990), entrambe a Taipei. Ha inoltre ricoperto il ruolo di professoressa presso il Dipartimento di Affari Internazionali della stessa National Chengchi University (1993-2000).

All’inizo degli anni ’90 è stata coinvolta nel servizio governativo dopo la nomina a consulente per le politiche commerciali nell’amministrazione guidata dall’allora presidente Lee Teng Hui. In quel periodo Taiwan stava iniziando a lavorare alla candidatura per aderire all’Accordo generale sulle tariffe doganali e sul commercio (GATT).

Per Taipei era fondamentale fare l’ultimo passo, coincidente con l’ammissione all’Organizzazione mondiale del commercio (OMC), traguardo poi raggiunto nel 2002. Tsai, dunque, ebbe un ruolo rilevante nei negoziati che aprirono la strada dell’adesione all’isola.

Nel 2000 Chen Shui Bian (DPP) divenne presidente di Taiwan, e la nominò presidente del Consiglio per gli Affari Continentali. Nel 2004 Tsai è così entrata a far parte del Partito Democratico Progressista. È stata poi nominata vicepremier (2006-2007). Dopo che il DPP tornò all’opposizione, Tsai fu eletta presidente del DPP per due mandati consecutivi (2008-2010 e 2010-2012), e fu la prima donna a presiedere un importante partito politico a Taiwan.Tornerà ad essere presidente del partito nel 2014, fino al 2018.

Nei primi anni Duemila la figura di Tsai aveva ormai raggiunto un’ottima reputazione. Come detto, nel 2004 la futura presidente taiwanese entra a far parte del DPP e viene eletta membro generale della legislatura nazionale. Si dimetterà nel 2006, quando riceve la nomina per ricoprire l’ancor più prestigioso ruolo di vicepremier di Taiwan. Nel 2008 il DPP subisce una brutta battuta d’arresto alle elezioni presidenziali. In seguito alla sconfitta, Tsai è stata scelta come prima donna presidente del partito. Il suo compito? Ricostruire, pezzo dopo pezzo, il DPP.

La strada è in salita e irta di ostacoli. Anche perché, nel frattempo, Tsai deciderà di candidarsi a sindaco di Taipei, rimediando una sconfitta contro Eric Chu del Partito nazionalista (Kuomintang, o KMT). Tsai perderà anche la corsa presidenziale del 2012 contro Ma Ying Jeou. Eppure, nonostante questi stop inaspettati, la popolarità della signora aumenta, in un contesto agevolato dall’impantanamento del governo guidato dal KMT in numerosi casi di corruzione e inettitudine. L’ascesa politica di Tsai si sarebbe presto concretizzata con un risultato senza precedenti.

Il DPP ha nuovamente nominato Tsai suo candidato per le elezioni presidenziali del 2016. La sua campagna elettorale si è concentrata sullo scarso rendimento di governo del KMT, sulle relazioni sempre più cordiali di quel partito con la Cina e sullo scarso rendimento dell’economia di Taiwan. Il 16 gennaio 2016 il verdetto finale premia Tsai. Oltre ad essere la prima donna presidente di Taiwan, Tsai è stata la seconda persona a vincere la presidenza a non essere un membro del KMT. È stata, inoltre, la seconda persona di discendenza Hakka, una delle minoranze etniche di Taiwan, a raggiungere tale risultato.

Il suo forte impegno per l’indipendenza e la sovranità di Taiwan ha trasformato Tsai in una sorta di icona, consentendole di ottenere un secondo mandato. Nelle elezioni di gennaio 2020, Tsai ha infatti trionfato di nuovo battendo il suo avversario del KMT, Han Kuo-yu. Quando i risultati sono stati tabulati, circa il 57 per cento dei voti totali era andato a Tsai, circa il 39 per cento a Han e poco più del 4 per cento a James Soong, il portabandiera del People First Party.

Il delicato equilibrio sul quale poggiano le relazioni tra Cina e Taiwan è stato turbato nel dicembre 2016, quando Tsai ha telefonato all’allora neo eletto presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. The Donald era così diventato il primo inquilino della Casa Bianca a parlare con la sua controparte taiwanese dal 1979. Nel 2019, inoltre, l’amministrazione Trump si impegnò in importanti vendite di armi a Taiwan, che includevano carri armati, missili e caccia.

Il resto è storia recente. Le tensioni sono schizzate alle stelle nell’agosto 2022 quando la speaker della Camera degli Stati Uniti Nancy Pelosi ha visitato Taiwan per incontrare Tsai e mostrare sostegno alla democrazia taiwanese. Immediata la risposta cinese, con il prolungamento di imponenti esercitazioni militari (già programmate) a turbare il futuro dell’isola.

Sulla testa di Tsai pende l’ombra della Cina che, nel corso degli anni, si è fatta sempre più pressante nei confronti dell’isola. Nel 2019, Xi Jinping scrisse una lettera aperta a Taiwan proponendo una formula “un Paese, due sistemi” per un’eventuale unificazione. La risposta di Tsai arrivò nel gennaio 2019. La signora ribadì al presidente cinese che Taiwan rifiutava la formula citata. Durante il suo secondo discorso di insediamento, Tsai respinse ulteriormente la formula, riaffermando la sua precedente posizione secondo cui gli scambi attraverso lo Stretto di Taiwan dovrebbero essere tenuti sulla base della parità tra le due parti.

Nell’ottobre 2021, la Presidente Tsai ha respinto per l’ennesima volta l’idea di “unificazione completa della madrepatria cinese” attraverso un’unificazione pacifica sotto la formula “un Paese, due sistemi”. Al contrario, ha insistito sul fatto che “le due parti (Roc e RPC) dello Stretto di Taiwan non si appartengono”. In tutto ciò, Pechino ha alzato il tiro su Taipei, a maggior ragione dopo il rifiuto taiwanese del Consenso del 1992 – un accordo che affermava che Taiwan faceva parte di “Una Cina” – e dopo la recente visita di Pelosi sull’isola.

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