Cosa sta succedendo a Hong Kong

Il 1 luglio 2020 la Cina ha approvato la National Secutiry Law, la nuova legge sulla sicurezza nazionale di Hong Kong che, tra le altre cose comporta l’estradizione forzata nella Repubblica Popolare cinese. Questo disegno di legge è stato proposto dal governo locale per la prima volta nel febbraio 2019. A distanza di un mese sono avvenute le prime manifestazioni, che inizialmente contavano pochi aderenti. Con il passare delle settimane il movimento, nato come specifica forma di protesta nei confronti della legge, è cresciuto sempre di più, passando dalle circa 12000 persone alle centinaia di migliaia di attivisti, entrati in scena a partire da giugno. Dopo un anno di tensioni, Pechino è passato al contrattacco centrando il suo obiettivo.

Le proteste sono sorte a causa del timore degli hongkonghesi che la legge proposta da Carrie Lam, e voluta fortemente anche da Pechino, fosse un chiaro tentativo della Cina di violare la linea di demarcazione tra il sistema politico-giuridico cinese e quello di Hong Kong.

Questa città è infatti un’ex colonia britannica tornata sotto il controllo della Cina continentale nel 1997; da allora gode di uno status speciale che manterrà fino al 2047. È il cosiddetto “un paese, due sistemi”, una formula che sottolinea come la Cina sia un unico soggetto politico, ma che all’interno del suo territorio contempli l’esistenza di aree amministrate secondo un diverso ordinamento istituzionale e un differente sistema economico.

Grazie a tale principio, Hong Kong dipende direttamente da Pechino solo per quanto concerne la difesa e gli affari esteri; il resto – dalla giurisdizione al sistema monetario, dalla politica d’immigrazione a quella doganale – è gestito in maniera autonoma dalle autorità locali. La situazione rimarrà tale per altri 28 anni, quando finalmente sarà completata la transizione di Hong Kong sotto la completa sovranità cinese.

La legge sull’estradizione ha scoperchiato un vaso di Pandora. I cittadini di Hong Kong si sono sentiti minacciati da un Dragone sempre più pressante e percepito come un vero e proprio mostro limitatore della libertà personale e individuale. Il 9 giugno 2019 si è consumata la prima manifestazione che ha attirato l’interesse della comunità internazionale; secondo la polizia hanno partecipato all’evento 240 mila persone, mentre i manifestanti sostengono che nelle strade ci fossero un milione di attivisti.

Ma cosa prevede la legge sull’estradizione? La possibilità che i sospettati di determinati reati presenti sul territorio hongkonghese possano essere estradati in Cina per essere processati oltre Muraglia dai tribunali cinesi, che rispondono al Partito comunista cinese e seguono un iter burocratico diverso rispetto alla magistratura di Hong Kong.

Per quali reati può essere chiesta l’estradizione? Non ci sono paletti fissi, anche se rientrano nella casistica solo quelli più gravi, con pene detentive superiori ai 7 anni; tuttavia, ogni caso deve essere deciso dalla magistratura locale.

L’emendamento è stato voluto dal governo presieduto da Carrie Lam dopo che, nel febbraio 2018, un ragazzo hongkonghese di 19 anni fu stato accusato di aver ucciso la propria compagna mentre era in vacanza a Taiwan; Hong Kong non riuscì a farlo estradare a Taipei perché le leggi dell’ex colonia britannica non contemplavano tale evenienza.

L’amministrazione di Hong Kong, attraverso l’approvazione della controversa legge sull’estradizione, voleva ufficialmente colmare un vuoto normativo, anche se la vicinanza di Carrie Lam a Pechino è subito stata vista con sospetto. Nessuno ha creduto alla versione raccontata dal governo locale, diventato presto il bersaglio principale delle proteste. Intanto, tra luglio e agosto, i manifestanti sono diventati sempre più furiosi.

Il 12 giugno, il giorno in cui ci sarebbe dovuta essere la presentazione del disegno di legge per la seconda lettura, le manifestazioni pacifiche si sono trasformate in violenti scontri. La polizia ha cercato di riportare la calma in tutti i modi, anche usando gas lacrimogeni e proiettili di gomma.

Il 16 giugno è avvenuta una nuova marcia per protestare contro il comportamento troppo violento delle forze dell’ordine, seguita, qualche giorno dopo, da una nuova ondata di proteste nel giorno della celebrazione del 22° anniversario dell’indipendenza britannica.

Il 9 luglio, qualche giorno dopo l’assalto dei manifestanti al parlamento locale, Carrie Lam ha dichiarato “morto” il disegno di legge sull’estradizione ma i dimostranti non si sono accontentati. Le loro richieste, nel frattempo, hanno incluso nuove invocazioni: il ritiro definitivo della legge – e non solo un congelamento – e di Carrie Lam, l’apertura di un’indagine sui metodi violenti usati dalla polizia, l’amnistia nei confronti dei manifestanti arrestati durante le proteste e il suffragio universale. In poche parole, una parte degli hongkonghesi stava chiedendo al governo locale di rescindere ogni legame con la Cina.

Gli scontri sono diventati violentissimi e hanno coinvolto, oltre a poliziotti e manifestanti, anche abitanti locali e presunte triadi mafiose. A metà agosto gli attivisti pro democrazia hanno bloccato l’aeroporto creando gravi disagi ai trasporti cittadini; la polizia è stata costretta a intervenire con la forza.

Il 19 agosto 2019 più di un milione e mezzo di persone, circa un quarto della popolazione di Hong Kong, ha partecipato alla seconda più grande manifestazione dal 9 giugno.

Sfiancata da mesi di proteste, scontri, violenze e pressioni, il 4 settembre 2019 Carrie Lam ha in parte ceduto, arrivando a ritirare la legge sull’estradizione.

Dopo mesi di calma apparente, attraversati dalla preoccupazione della diffusione del Covid, nel luglio 2020 è stata approvata la National Secutiry Law.

La legge, formata da 66 articoli e inserita nella Legge Fondamentale che regola il rapporto tra Pechino e l’ex colonia britannica, potrà infliggere l’ergastolo per tutti coloro che saranno ritenuti colpevoli di reati che attentino alla sicurezza nazionale. Sovversione, terrorismo, collusione con forze straniere e secessione sono i nuovi spauracchi degli attivisti pro democrazia.

Scendendo nel dettaglio, e prendendo le parole usate dalla polizia hongkongese, da ora in avanti “mostrare bandiere, striscioni, scandire slogan o compiere atti con l’intento di secessione e sovversione potrebbe essere un reato”. I trasgressori potrebbero essere “arrestati e perseguiti legalmente”.

In seguito all’emanazione della legge sulla sicurezza nazionale di Hong Kong, il governo ha inasprito i controlli sui mezzi di informazione. A farne le spese, per le posizioni pro dimostranti e pro democrazia, almeno un grande quotidiano, l’Apple Daily, e un sito di news, Stand News.

Il 10 agosto 2020 la polizia ha fatto irruzione nella sede dell’Apple Daily. Il 17 giugno 2021 le autorità hongkonghesi, impugnando la citata legge, hanno congelato i beni della società del fondatore Jimmy Lai. Risultato: Apple Daily non è riuscito a pagare gli stipendi dei dipendenti e le bollette dell’elettricità, ed è stato costretto a cessare le attività. L’ultima edizione cartacea è uscita il 24 giugno 2021.

Sorte simile è toccata al sito Stand News. Il 29 dicembre 2021 la redazione della testata è stata perquisita dalle forze di polizia di Hong Kong, che hanno, tra l’altro, arrestato il personale di alto livello e congelato i beni dell’azienda. La polizia ha inoltre fatto irruzione nell’abitazione del vice editore Ronson Chan per raccogliere prove inerenti ad una cospirazione e contenenti “pubblicazioni sediziose”. Va da sé che Stand News è stato costretto a licenziare il personale e cessare le attività.

Nel settembre 2022, cinque logopedisti di Hong Kong sono stati giudicati colpevoli di cospirazione per aver pubblicato “libri sediziosi” per bambini e ritenuti anti-governativi. La decisione delle autorità è stata denunciata dagli attivisti per i diritti umani come un duro colpo alla libertà di parola.

I cinque sono stati accusati di aver pubblicato tre libri illustrati, con cartoni animati di pecore e lupi, che secondo i pubblici ministeri miravano a diffondere il separatismo e a suscitare odio e opposizione contro il governo. Lorie Lai, Melody Yeung, Sidney Ng, Samuel Chan e Marco Fong, di età compresa tra i 25 ei 28 anni, si sono dichiarati non colpevoli e hanno scelto di non testimoniare né di convocare testimoni.

I libri illustrati facevano riferimento a eventi reali, comprese le proteste di massa a favore della democrazia del 2019, nonché a 12 manifestanti a favore della democrazia fuggiti da Hong Kong in motoscafo nel 2020 e poi catturati dalla guardia costiera cinese. È la prima volta che un caso di “pubblicazioni sediziose” viene processato dalle proteste del 2019 e dall’imposizione di una legge sulla sicurezza nazionale a Hong Kong da parte di Pechino nel 2020.

Il 30 giugno 2022, il presidente cinese Xi Jinping è arrivato nella regione amministrativa speciale di Hong Kong in occasione del 25esimo anniversario di della consegna di Hong Kong alla Cina da parte del dominio coloniale britannico. Questa visita è particolarmente importante in quanto segna il primo viaggio di Xi al di fuori della Cina continentale dall’inizio della pandemia di Covid-19.

Appena arrivato in città, Xi ha detto che Pechino si atterrà alla politica “un paese, due sistemi”, una politica che “garantirà la prosperità e la stabilità a lungo termine a Hong Kong”. Probabilmente riferendosi alle proteste avvenute nel corso degli ultimi due anni, il leader cinese ha affermato che Hong Kong ha superato “gravi compiti” e “una serie di rischi e sfide”. “Hong Kong darà un grande contributo al ringiovanimento della nazione cinese”, ha quindi aggiunto Xi, a conferma di come Hong Kong rapprsenti, nelle intenzioni di Pechino, un hub strategico fondamentale anche in vista della realizzazione della Greater Bay Area.

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