Ivan Bakanov, l’eminenza grigia dell’Ucraina

Dietro ogni statista, che si tratti di un re o che si tratti di un presidente, aleggia l’ombra invisibile di abili diplomatici, eminenze grigie e strateghi lungimiranti. Perché c’è chi ama le luci dei riflettori e il contatto col pubblico, come c’è chi preferisce il dietro le quinte.

Eminenze grigie, esistono da sempre, dalla notte dei tempi, e ogni uomo di potere sa di averne bisogno. Luigi XIII si era affidato al cardinale Richelieu. Luigi XIV si era rivolto al cardinale Mazzarino. Angela Merkel era legata a Jan Hecker, prematuramente scomparso nel 2021. Benjamin Netanyahu aveva Yossi Cohen. E Volodymyr Zelenskij ha Ivan Bakanov.

Ivan Hennadiovyč Bakanov nasce in quel di Kryvyj Rih il 2 maggio 1975. Ucraino di lingua russa, cresciuto nell’oblast’ che ha tradizionalmente separato l’Ucraina occidentale, cattolica ed eurofila, da quella orientale, ortodossa e russofila, Bakanov ha conosciuto Volodymyr Zelenskij durante l’adolescenza e da quel momento le loro strade non si sono più separate.

Bakanov e Zelenskij, migliori amici, hanno studiato e lavorato insieme sin dai tempi dell’università. Dopo la laurea, decisi a proseguire l’amicizia, fondano i Kvartal 95 – il gruppo comico e studio di produzione più politicamente scorretto d’Ucraina e più famoso tra i paesi postsovietici a cavallo tra gli anni Novanta e i primi anni Duemila.

Il loro rapporto, complice il successo delle loro imprese, è un idillio che non conosce fine. Dopo la fortuna ottenuta coi Kvartal 95, il cui apogeo sarà la serie televisiva Servant of the People – trampolino di lancio in politica di Zelenskij –, i due collaboreranno anche in occasione delle presidenziali del 2019. Bakanov, infatti, sarà il principale consulente elettorale e spin doctor di Zelenskij.

Con la complicità di Bakanov, maestro della stand-up comedy e produttore dal grande fiuto affaristico, Zelenskij intuisce la possibilità di condurre una campagna elettorale senza precedenti nella storia dell’Ucraina – e del mondo. Una campagna interamente virtuale, condotta tra Instagram, VKontakte e 1+1 e più simile al tour di un gruppo comico che alla discesa in campo di un possibile presidente.

La storia, nonostante l’inesperienza politica del comico e quella sperimentale campagna di post-politica, avrebbe dato ragione alla strategia eterodossa del dinamico duo: Zelenskij eletto al Marinskij con più di sette preferenze su dieci.

Nell’immediato post-elezioni, Bakanov lascia la direzione del partito Servitore del popolo, da lui personalmente guidato sin dalla fondazione, per mettere piede nella piramide del potere. Zelenskij, infatti, lo investirà del ruolo di primo vicecapo del potente Servizio di Sicurezza dell’Ucraina (SBU).

Maggio 2019. È il momento di (ri)formare l’Ucraina, di ripulirla dai rimasugli dell’era Poroshenko, e Zelenskij affida al miglior amico un ruolo più importante dell’altro: primo vicecapo dello SBU, nonché capo del Direttorato principale per la lotta alla corruzione e al crimine organizzato presso la medesima agenzia, membro del Consiglio di difesa e sicurezza nazionale e tenente delle forze armate.

Piazzare Bakanov nello SBU e insignirlo del grado di tenente sarebbe valso a Zelenskij numerose – e più che legittime – critiche di clientelismo, ma c’era una logica alla base di ciò: la volontà di affidarsi a una persona di fiducia. Ai vertici dello SBU, Bakanov avrebbe potuto monitorare lo stato profondo e i movimenti dell’oligarchia nemica. E in qualità di tenente avrebbe potuto accedere a informazioni classificate.

Entro la fine del 2019, con il supporto dell’amico divenuto presidente, Bakanov sarebbe divenuto il grande vecchio – per quanto giovane – dell’Ucraina. Dello SBU, complice il ritiro anticipato dell’allora direttore Vasyl Hrytsak, sarebbe diventato il direttore. E dell’agenda di deoligarchizzazione, con l’ingresso nel Consiglio nazionale sulla politica anticorruzione, sarebbe divenuto il capofila.

Il tempo ha premiato Zelenskij: lo SBU, durante l’era Bakanov, è stato profondamente ristrutturato, allontanato dall’influenza dei gruppi di pressione legati all’oligarchia e rifocalizzato sulla sicurezza domestica e sul contrasto alle attività ibride del Cremlino. Lo SBU è stato trasformato in uno stato parallelo a guardia del sistema zelenskiano, a metà tra Securitate e FSB, che ha rivelato la propria efficacia allo scoppio della guerra in Ucraina del 2022.

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