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Spd, chi sono i socialdemocratici tedeschi

Parlare della Spd, il Partito Socialdemocratico di Germania, significa parlare di una fetta importante della storia politica europea dall’Ottocento ad oggi. Il più antico partito dell’Europa continentale, istituito nel 1863 e arrivato ai giorni nostri attraverso diversi cambi di denominazione, varie scissioni e due delibere che lo hanno messo fuori legge (rispettivamente nell’età bismarckiana e ai tempi di Hitler) è stato sotto diversi punti di vista il punto di riferimento e il modello culturale per buona parte della sinistra europea. Dei cui risultati più importanti e delle cui crisi è sempre stato, nella sua storia, un anticipatore. Oggigiorno governa la Germania in coalizione con Verdi e Liberali e ha in Olaf Scholz il quarto cancelliere suo membro della Germania postbellica, che mira a dimostrarsi capace di incidere profondamente sulla Germania in una fase complessa caratterizzata dall’importante lascito dell’era Merkel di cui la stessa Spd è stata, seppur in seconda fila, protagonista.

La Spd è stato il primo, organizzato partito di massa dell’Europa occidentale; il primo a organizzarsi come formazione marxista ed internazionalista ma anche il primo partito di sinistra a accettare la causa nazionale ai tempi della Grande Guerra; ha rappresentato un perno importante della Coalizione di Weimar,  risultando dal 1919 al 1930 il partito più votato in Germania; primo tra i partiti della sinistra radicale europea ha, nel 1959, col congresso di Bad Godesberg, mediato con le istituzioni civili, politiche e economiche del capitalismo renano, dell’ordoliberismo e della democrazia liberale.

Bad Godesberg fa infatti riferimento a una delle pietre miliari della storia della Sinistra europea, il congresso dei Socialdemocratici tedeschi del 1959 con cui la formazione egemone della Sinistra tedesca, già protagonista del periodo pre-bellico, rottamò definitivamente la sua vocazione rivoluzionaria e marxista. Nel 1959 la Spd si ritrovò nell’omonima località termale alla periferia della capitale della Germania Ovest, Bonn e chiuse l’era anti-sistema inaugurata col programma di Heidelberg adottato nel 1925 che faceva del partito un rappresentante esclusivo della classe operaia, aprendolo al ruolo di partito nazionale di tutti i lavoratori, secondo un’impostazione che si sarebbe poi trasmessa a molte formazioni europee, come il Partito Comunista Italiano, il Partito Socialista Francese e il Partito Laburista britannico.

La Spd ha nel corso della storia della Repubblica Federale di Germania, dal 1949 ad oggi, espresso quattro cancellieri, a loro modo interpreti di varie svolte.

Willy Brandt, al potere dal 1969 al 1974, inaugurò la Ostpolitik e la distensione europea nell’era della Guerra Fredda; Helmut Schmidt, cancelliere dal 1974 al 1982, fece del riformismo la stella polare del partito anticipando la svolta che avrebbe avuto al governo il Partito Socialista Italiano di Bettino Craxi; Gerhard Schroedercancelliere dal 1998 al 2005 in coalizione coi Verdi, sdoganò anche in Germania il neoliberismo come ideologia pratica seguita dalla sinistra e creò le controverse riforme Hartz del mercato del lavoro, ma seppe anche essere protagonista di un deciso riavvicinamento geoeconomico alla Russia e del rifiuto della guerra americana all’Iraq.

Nel 2021 è stato eletto cancelliere Olaf Scholz, quarto cancelliere del centro-sinistra tedesco, alla guida della prima coalizione tripartitica della storia della Repubblica Federale, estesa a Verdi e Liberali, in un contesto in cui la Spd è tornata primo partito mediando tra una base fortemente spostata a sinistra e la vocazione di Scholz a essere portavoce di uno spirito governista e pragmatico legato all’eredità di Angela Merkel e dei governi di coalizione Cdu-Spd.

Dal marxismo all’economia di mercato dell’era globalizzata, dunque, la Spd ha attraversato l’intera galassia dello spettro politico anticipando diverse svolte avvenute nella sinistra europea. Oggi è una formazione con uno spiccato orientamento progressista, che ha interiorizzato l’ideologia ambientalista e quella femminista come ordinatori, introdotto il sistema della parità di genere nelle cariche apicali, ma che da tempo soffre per la perdita del riferimento del classico bacino elettorale operaio.

La svolta inaugurata da Schroeder ha consentito alla Spd di essere presente alla guida di governi e come partner moderato della Cdu di Angela Merkel nei governi di larga coalizione inaugurati dal 2005 in avanti (con l’eccezione della parentesi 2009-2013), rendendo il partito la formazione maggiormente presente al governo del Paese nel nuovo millennio, ma a prezzo di una graduale marginalizzazione di fronte alla personalità dominante della Cancelliera e dell’obbligo di sottoscrivere un’agenda programmatica lontana anni luce dal Dna della Spd. L’impatto delle riforme Hartz in termini di precarietà, calo degli stipendi e prospettive occupazionali dei lavoratori meno tutelati del modello tedesco, la crisi dei debiti sovrani e l’austerità germanocentrica hanno colpito duramente la base di consensi della Spd, scesa bruscamente dopo il 34,2% conseguito nelle elezioni del 2005 che inaugurarono l’era Merkel per arrivare attorno al 20% al voto del 2017.

Dopo anni di crisi, la Spd si è affidato in vista del 2021 al candidato cancelliere e Ministro delle Finanze Olof Scholz per rompere un’impasse elettorale e politica presentando come risultato politico la svolta imposta dalla pandemia di Covid-19 sulla governance economica e politica di Berlino: per la formazione più antica di Germania si è aperta una finestra di opportunità per superare una fase in cui la formazione si era lasciata alle spalle riferimenti ideologici e politici chiari che, anche quando sono sbiaditi, garantivano tuttavia un riferimento concreto e chiaro a chi si identificava coi suoi valori.

Per la prima volta dal 2005 il voto del 26 settembre 2021 ha sancito il sorpasso della Spd sulla Cdu orfana di Angela Merkel. Il 25,8% conquistato dal partito di Scholz è stato frutto dell’unione tra la base di sinistra del partito, animata soprattutto a Berlino dal rigore della battaglia per la discontinuità col passato e dal referendum “sovietico” contro gli immobiliaristi sostenuto dal gruppo giovanile, e il pragmatismo del Ministro delle Finanze, abile a presentarsi come il più credibile erede della Cancelliera.

La mossa su due fronti ha permesso il sorpasso sui Verdi di Annalena Baerbockdati per favoriti nel campo progressista e che, pur sfiorando il 15% con il loro miglior risultato di sempre, non sono riusciti a rispettare i pronostici dei sondaggi iniziali che li vedevano attorno al 20%. L’effetto Scholz ha consentito alla Spd di guadagnare 2,5 milioni di voti e 5,2 punti percentuali rispetto al disastro del 2017, un incremento concentrato nelle ultime settimane di campagna elettorale ma concentrato sull’intero territorio nazionale. Il 37,3% della Saarland, il 33,1% della Bassa Sassonia e il 31,3% di Brema sono stati i risultati più significativi per un partito che è riuscito a primeggiare in dodici Lander su sedici, a essere il primo partito nella Germania settentrionale, in alcune roccaforti industriali dell’Est e della Ruhr, nelle città portuali e anseatiche e perfino nel seggio tenuto in Parlamento dalla Merkel fino al suo ritiro nella regione del Meclenburgo.

Un risultato ben oltre le aspettative che ha proiettato la Spd verso l’ambizione di portare il quarto cancelliere della sua storia alla guida del Paese, concretizzatasi l’8 dicembre 2021 con la nascita del governo di Olaf Scholz, alla guida di una coalizione “semaforo” estesa a Verdi e Liberali. Scholz ha promosso l’idea di accelerare la transizione energetica, di introdurre un salario minimo rafforzato, di promuovere investimenti a tutto campo e di consolidare la svolta anti-austeritaria avviata con l’adesione di Berlino a forme di debito mutualizzato in Europa.

Una prima prova di maturità è giunta, nel febbraio 2022, con l’invasione russa dell’Ucraina: la Spd, partito a vocazione pacifista, che aveva fatto durante l’era Brandt e quella Schroeder dell’avvicinamento a Mosca una parte decisiva della sua politica estera, è arrivata a diventare con Scholz la formazione del riarmo da 100 miliardi di euro, dell’invio delle armi a Kiev e del decoupling energetico da Mosca. Manovre che non hanno mancato di causare tensioni all’interno del partito e di mettere in discussione la posizione dello stesso “patriarca” Schroeder, accusato per i suoi ruoli dirigenziali in società energetiche russe e arrivato a un passo dall’espulsione dalla Spd prima che, con il consenso dello stesso Scholz, la questione si risolvesse senza la cacciata dell’ex cancelliere.

La Spd sarà dunque chiamata a governare nella fase in cui si consumerà il decisivo ritorno della Germania nella storia e il ritorno della crisi europea che può mettere a repentaglio il modello di sviluppo tedesco. Una partita complessa per Scholz, che nelle prime fasi del suo governo ha visto la sua leadership messa a repentaglio dalla difficoltà nel guidare una coalizione articolata. Nei prossimi anni la sua sarà una sfida attiva e complessa: come del resto lo sono state tutte quelle che i suoi predecessori e compagni di partito hanno dovuto affrontare all’ascesa alla Cancelleria. La sua parabola di governo sarà decisiva per capire se la Spd potrà negli anni a venire tornare nel gotha dei partiti capaci di plasmare il destino dell’Europa.

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