Said Ramadan, l’islamista della Cia

Gli Stati Uniti sono gli eredi dell’Impero britannico, dal quale hanno ricevuto l’egemonia globale, l’onere-onore di controllare le rotte della globalizzazione e il fardello dell’homo anglicus: l’eterna lotta contro le potenze telluriche dell’Eurasia.

Londra è stata inizialmente riluttante a cedere lo scettro di regina dell’Anglosfera, causa l’esito della Seconda guerra mondiale, ma si è successivamente dedicata con senso di abnegazione alla trasmissione delle proprie conoscenze a Washington. Ché essere socio di minoranza nell’Anglosfera era ed è meglio della prospettiva di un declino all’europea.

Washington ha imparato davvero tutto da Londra, insuperabile maestra di diplomazia segreta, tornei di ombre e triangolazioni, e la storia lo dimostra ampiamente. Ha imparato dalla saga di Lawrence d’Arabia e dalla Grande rivolta araba come si crea un arco di crisi. Ha appreso dall’epopea della Compagnia britannica delle Indie orientali il valore delle corporazioni multinazionali. Ha preso nota dei piccoli e grandi giochi, basati sul divide et impera, coi quali i britannici hanno dominato l’Eurasia. E le è stato insegnato in Iran, nel contesto dell’operazione Ajax, come si conduce un cambio di regime da remoto – arte poi perfezionata, colpo dopo colpo, dal cui ventre sono state partorite le rivoluzioni colorate.

Washington ha imparato davvero tutto da Londra, inclusa l’importanza della fede nei contesti poco o nulla secolarizzati. Giacché i britannici utilizzarono l’Islam come arma contro i russi durante il Torneo di ombre e soggiogarono l’India dei Mughal (anche) alimentando rivalità interreligiose e settarie tra le genti del subcontinente. Preso atto delle potenzialità ibride dell’Islam, riconfermate dalle esperienze guglielmina e nazista, l’Impero americano cominciò il suo grande gioco mediorientale nell’immediato secondo dopoguerra. Questa è la storia di Said Ramadan, l’islamista al servizio della umma (e della Central Intelligence Agency).

Said Ramadan nacque a Shibīn el-Kōm, delta del Nilo, il 12 aprile 1926. Cresciuto in un ambiente permeato dal conservatorismo, e sin da piccolo allevato allo studio dell’Islam, Ramadan fu introdotto alla Fratellanza Musulmana in età adolescenziale. Un amore destinato a durare una vita.

Appena quattordicenne, nel 1940, Ramadan conobbe Hasan al-Banna a Tanta, nel corso di una conferenza dei Fratelli Musulmani, e le strade dei due, da allora, non si lasciarono più. Colpito dal carisma e dalla curiosità di quel giovane connazionale, al-Banna gli propose di lavorare per la causa dell’organizzazione. Fatto editore del settimanale dei Fratelli Musulmani, Al Shihab, Ramadan fu successivamente promosso a segretario personale di al-Banna, del quale diventò l’ombra. Il classico rapporto di immedesimazione tra il maestro alla ricerca di un erede e l’allievo che reclama il bisogno di un padre putativo.

Tale fu la fiducia riposta da al-Banna nel giovane Ramadan, da lui ritenuto un papabile alla successione negli anni a venire, che il predicatore gli diede in sposa sua figlia Wafa. Dal matrimonio nacquero sei figli, una femmina e sei maschi, tra i quali il futuro intellettuale Tariq.

Metodico e ambizioso, Ramadan avrebbe ripagato la stima di al-Banna giocando un ruolo determinante nell’espansione della Fratellanza Musulmana in Medio Oriente. Nel 1945 l’apertura di una sezione a Gerusalemme. Nel 1946 la licenza ad operare ad Amman. E nel corso del fatidico 1948, anno dello stabilimento di Israele, il proselitismo in lungo e in largo l’Egitto per raccogliere mujāhidīn da inviare in Terra Santa.

Svolta la missione palestinese, sempre nel 1948, Ramadan viene inviato a Karachi per rappresentare la Fratellanza Musulmana alla Conferenza islamica mondiale. Occasione sfruttata per espandere la propria rete di contatti e per ammaliare gli organizzatori dell’evento, come dimostrato dal successivo rilascio di un passaporto diplomatico da parte pakistana.

Nel 1949, all’indomani dell’uccisione di al-Banna e della messa al bando della Fratellanza Musulmana, Ramadan diventa il capo-ombra dell’organizzazione. Che aiuterà a resistere all’ondata repressiva e, contro ogni aspettativa, a vivere una nuova primavera. Giacché quelli di Ramadan saranno anche gli anni di Sayyid Qutb.

La rinascita dei Fratelli Musulmani sotto l’egida di Ramadan, però, non durerà molto. Perché Gamal Nasser, asceso alla presidenza nel 1952, sulla loro repressione concentrà il grosso del suo operato. Perché laico e memore degli eventi recenti – l’assassinio del primo ministro Mahmūd Fahmī al-Nuqrāshī. E perché sospettoso di Ramadan, che i servizi segreti egiziani ritenevano fosse un uomo di Washington. Sospetti più che fondati: Ramadan era stato avvicinato dagli Stati Uniti nel 1950, attraverso l’agente diplomatico Talcott Williams Seelye, che gli avevano proposto di trasformare la Fratellanza Musulmana in un ariete anticomunista, e tre anni dopo era stato ricevuto da Dwight Eisenhower.

Nel 1954, durante una nuova ondata di arresti e processi ai danni della Fratellanza Musulmana, Ramadan sarà esiliato dall’Egitto. Una pena severa, la sua, giustificata più dalle ombre relative alla collusione con la CIA che dalla militanza – alla luce del Sole – nell’organizzazione. Ma per Ramadan, più che la fine, l’espulsione avrebbe significato l’inizio di un nuovo percorso.

Ramadan, instancabile viandante e oratore persuasivo, avrebbe trascorso la seconda metà degli anni Cinquanta a viaggiare, stringere amicizie, raccogliere intelligence e (provare a) plasmare l’Islam secondo i desiderata di Washington. I viaggi tra Libano, Siria e Giordania per misurare la temperatura della questione israelo-palestinese e per tastare il livello di infiltrazione dei sovietici. E le predicazioni in Arabia Saudita per trasformare in radicalizzazione l’ultraconservatorismo del movimento wahhabita, con lo sguardo al contenimento del comunismo.

Ramadan era un pragmatico. Era sul libropaga degli Stati Uniti perché li considerava il Male minore in confronto all’Unione Sovietica e anche perché, cosa non meno importante, era dell’idea che quel gioco di diplomazie parallele e spionaggio avrebbe avuto più pro che contro per la Fratellanza Musulmana. I fatti gli davano ragione: all’organizzazione fu consentito di espandersi in Europa occidentale, aprendo moschee e centri culturali, in particolare tra Francia, Germania Ovest, Inghilterra e Svizzera.

La Germania Ovest, uno dei principali teatri di scontro tra Stati Uniti e Unione Sovietica, sarebbe diventata il teatro operativo primario delle operazioni di Ramadan. Qui, a Monaco di Baviera, l’uomo diede vita alla Comunità Islamica di Germania (IGD, Islamische Gemeinschaft in Deutschland), ente che di lì a breve diventò il cuore pulsante del distaccamento europeo della Fratellanza Musulmana. Sullo sfondo della conduzione di attività spionistiche e di evangelizzazione presso le comunità islamiche di origine sovietica.

Entro il 1965, con la complicità di Washington, Ramadan avrebbe trasformato Monaco di Baviera e Ginevra in due centrali di proselitismo, reclutamento e spionaggio mutualmente utili al governo statunitense e agli interessi della Fratellanza Musulmana. Privato della cittadinanza egiziana e condannato in contumacia a venticinque anni nel 1966, nel contesto del maxi-processo del Cairo, Ramadan avrebbe continuato a viaggiare coi documenti fornitigli da paesi amici, come il Pakistan, o forgiati dagli Stati Uniti. Intoccabile fino all’ultimo giorno.

Ramadan ha vissuto prevalentemente tra Europa e Medio Oriente ed è morto il 4 agosto 1995, ma il suo impatto non ha conosciuto né confini spaziali né limiti territoriali. Meritata, da questo punto di vista, la tomba alla destra di Hasan al-Banna.

Il suo pensiero, una combinazione di anticomunismo, antioccidentalismo, irredentismo arabo e panislamismo, ha affascinato la generazione a lui contemporanea e ha rapito quelle successive. Il suo pensiero è stato utile alla CIA nel quadro dell’allontanamento dei popoli islamici dal comunismo e dai nazionalismi socialisteggianti, come il nasserismo e il ba’thismo, ma agli Stati Uniti ha provocato problemi sia nell’immediato sia nel lungo termine.

Il carismatico Ramadan fu tra coloro che radicalizzarono le idee di Malcolm X, col quale ebbe un rapporto epistolare e che incontrò due volte di persona. E fu tra coloro che seguirono la conversione all’Islam di David Theodore Belfield, poi divenuto Dawud Salahuddin, futuro terrorista e agente di Teheran. Ramadan, una scheggia impazzita e imprevedibile. Un islamista utilizzato dalla CIA per popolarizzare salafismo e wahhabismo nell’islamosfera, in preparazione del Vietnam sovietico – l’Afghanistan –, e che utilizzò la CIA per portare gli ideali della Fratellanza Musulmana alla conquista del mondo.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.