La storia delle Isole Falkland, dal principio

La questione delle Falklands rimonta al 1833 e si riferisce alla disputa fra la Repubblica Argentina e il Regno Unito sulla sovranità delle isole Malvine, Georgias del Sud, Sandwich del Sud, e gli spazi marittimi circostanti. Il 3 gennaio di quell’anno, il Regno Unito, violando l’integrità territoriale argentina, realizzò un’invasione ed espulse le autorità di questo paese, impedendo il loro ritorno e il radicamento di cittadini provenienti dal continente.

L’Argentina aveva ereditato i tre arcipelaghi dell’Atlantico australe dall’antica colonia spagnola. Da allora, non ha cessato di protestare contro l’occupazione britannica, affermando la propria sovranità e dichiarando che il loro recupero, in conformità con il diritto internazionale, costituisce un obiettivo permanente e irrinunciabile.

L’appellativo “Falklands” deriva dal nome del canale che separa le isole maggiori, imposto dal capitano, John Strong, di una spedizione inglese, finanziata dal visconte di Falkland. Il nome “Malvine” viene dal francese Îles Malouines, coniato dal navigatore Louis Antoine de Bougainville, in virtù del fatto che i primi colonizzatori procedevano da Saint-Malo e fossero detti malouin.

Durante la conquista europea dell’America, prima nei secoli XVI e XVII, e poi nel secolo XIX, Francia, Regno Unito e Spagna, perseguirono piani di colonizzazione di questa area, vincolati a interessi espansionistici e di sfruttamento delle risorse naturali. Diversi paesi si sono attribuiti la loro scoperta, per difendere titoli di sovranità, ma quel che è certo è che non esistono prove contundenti per determinare quale esploratore sia arrivato per primo. Il governo britannico fondamenta i propri diritti sul presunto approdo di John Davis nel 1592, avvenimento smentito dagli storici. Infatti, prima di quell’epoca, le isole erano riportate in numerose mappe spagnole.

Nel 1749, il Regno Unito organizzò una missione, con il pretesto della ricerca scientifica, quando la vera intenzione era quella di effettuare un rilievo delle coste e stabilirvi una base navale, per attaccare il commercio spagnolo e delle colonie americane. Il progetto venne contestato dalla Spagna in sede diplomatica e dovette essere cancellato. Nel corso dell’incidente non venne discussa la sovranità in quanto tale, ma se la corona inglese prima ricorse a uno stratagemma e poi decise di rispettare il veto, se ne deduce che non aveva il diritto di transitare senza autorizzazione e riconosceva il primato della Spagna.

La Spagna e la Francia firmarono un accordo, nel 1765, per il riconoscimento delle Malvine come possedimento spagnolo. L’accordo incluse un’indennizzo pecuniario per i costi relativi alla fondazione di Port Saint Louis sull’isola Soledad. L’anno seguente, il re Carlo III di Spagna creò il governatorato delle isole Malvine, dipendenza del capitano generale di Buenos Aires, e nominò un amministratore.  Nel 1790, con la firma del trattato di San Lorenzo de El Escorial, il Regno Unito si compromise a non costruire infrastrutture o fondare colonie, né sulle coste orientali e occidentali dell’America meridionale, né sulle isole adiacenti in possesso della Spagna, come nel caso delle Malvine. Con alcuni cambi di organizzazione formale, quest’ultime vennero sovrintese dalla Spagna fino al 1811.

Con la guerra di indipendenza dalla corona spagnola, il viceregno del Río de la Plata passò a essere la Repubblica Argentina e, in base al uti possidetis iuris, ereditò la sovranità sulle Malvine. Nel 1820, il governo di Buenos Aires ne prese possesso, creando un comando politico e militare, con sede nel Puerto La Soledad (rinominato dall’originale  Port Saint Louis), e giurisdizione sulle isole limitrofe.

Nel 1929, ne assunse la gestione Luis María Vernet, incaricato di applicare le leggi della repubblica sulla regolamentazione della caccia e la pesca. Queste erano praticate in forma illegale e indiscriminata, nelle acque argentine, da imbarcazioni americane, inglesi e francesi, dedicate alla cattura di balene, elefanti marini, foche e pinguini, e il lucrativo commercio di prodotti ottenuti dal loro processamento, fra cui l’olio. Le baleniere sostavano per lunghi periodi nell’arcipelago, senza adempiere ai dazi per l’ancoraggio e depredando la fauna locale, incluso volpi e grandi volatili, e il bestiame allevato dai coloni della pampa argentina.

Vernet si impegnò per far rispettare le disposizioni, impose tasse e multe, e disegnò un sistema per organizzare la caccia di foche e balene. Per far valere la sua autorità sollecitò a Buenos Aires rinforzi navali e militari che non si rivelarono sufficienti. Dopo alcuni incidenti simili, già riportati a Washington, nel 1831 mise sotto sequestro le golette statunitensi Harriet, Superior e Breakwater, per contravvenzione alle leggi, malgrado gli avvisi ricevuti. La Superior venne rilasciata contro la dichiarazione giurata da parte del suo capitano, in cui questi riconosceva la sovranità argentina e si metteva a disposizione per un giudizio in tribunale, rispetto ai delitti imputatigli. Tuttavia, Vernet non contava con le condizioni necessarie per la custodia di navi e uomini, e il Breakwater riuscì a fuggire e avvisare le autorità del proprio paese. La Harriet venne condotta a Buenos Aires e consegnata alla giustizia delle istituzioni repubblicane.

Gli Stati Uniti protestarono presso il governo argentino, definendo gli atti “pirateria”, e disconoscendo patti presistenti della Spagna per il controllo esclusivo della pesca nell’Atlantico del sud.  Il 27 e il 28 dicembre 1831 le infrastrutture di Puerto Soledad vennero saccheggiate e distrutte dalla corvetta di guerra Uss Lexington, in protezione dei diritti commerciali nordamericani. Entrati nelle acque del porto con uno strategemma piratesco, le autorità locali vennero attratte con un inganno e fatte prigioniere. A Puerto Soledad c’erano 124 abitanti, 62 argentini, 30 schiavi africani, 7 tedeschi e circa 25 uomini della guarnigione militare. L’evento non venne registrato sul diario di bordo della Lexington.

Il denominato “incidente della Lexington” fu la prima applicazione della dottrina Monroe e provocò la rottura delle relazioni diplomatiche dal 1832 al 1843. Soprattutto, rappresentò l’inizio di un processo che culminò nell’occupazione britannica. Cogliendo l’opportunità, prima dell’attacco, la diplomazia britannica si riunì con gli americani, informando che la corona non aveva rinunciato alle sue ambizioni sull’arcipelago, e si arrivò a un accordo che soddisfaceva gli interessi economici di entrambi. Le Malvine vennero arbitrariamente dichiarate res nullius, ovvero un territorio libero di qualsiasi potere amministrativo. La bandiera argentina venne ammainata.

Buenos Aires non volle rinunciare alle prerogative che riteneva gli spettassero e, nel settembre del 1832, Esteban Mestivier venne nominato comandante interino delle Malvine e fu installata una ridotta postazione militare. Il 10 ottobre venne officiata una ceremonia per riaffermare la sovranità argentina. La decisione irritò il Regno Unito. Il 7 dicembre, durante un pattugliamento, al comando di José María Pinedo, venne intercettata la baleniera americana The Sun, alla quale fu intimato di abbandonare le acque territoriali. Il capitano, raggiunta Montevideo, fu istruito dalla delegazione degli Stati Uniti di ignorare l’avvertimento e continuare l’attività, e informato che gli sarebbe stata provvista protezione.

Il 2 gennaio del 1833, la fregata di guerra britannica Hms Clio prese possesso delle Malvine, a nome della corona. Gli inglesi aprofittarono, anche, dell’instabilità generata dall’uccisione di Mestivier, avvenuta il 30 novembre (la moglie era stata tratta in salvo su un battello inglese). Pinedo, sperimentato ufficiale di marina, organizzò una difesa, sebbene la differenza di armamenti e uomini fosse a netto sfavore, e la sua ciurma fosse composta da mercenari inglesi e gli implicati nell’uccisione di Mestivier. Dopo un tentativo di negoziazione, però, decise di non opporre resistenza. Il suo viaggio di ritorno a Buenos Aires, con gli esuli delle Malvine, venne osservato dalla Lexington posizionata al largo della costa.

Il 16 dicembre 1965, la Assemblea Generale adottò la risoluzione 2065 (XX), che riconosce l’esistenza di una contestazione e invita a intraprendere colloqui per trovare una soluzione pacifica e definitiva. Da allora, oltre 40 risoluzioni dell’Assemblea Generale e il Comitato Speciale di Decolonizzazione hanno reiterato la raccomandazione, senza che la diatriba sia stata risolta.

Il 16 dicembre 1965, la Assemblea Generale adottò la risoluzione 2065 (XX), che riconosce l’esistenza di una contestazione e invita a intraprendere colloqui per trovare una soluzione pacifica e definitiva. Da allora, si sono sommate oltre 40 risoluzioni dell’Assemblea Generale e il Comitato Speciale di Decolonizzazione, senza che sia stata risolta. Infatti, nonostante gli accordi di Madrid I (1989) e II (1990), sono stati abbordati aspetti relativi a comunicazioni aeree e marittime, relazioni commerciali e finanziere, sviluppo sostenibile dell’ecosistema locale, e narcotraffico, senza entrare al nocciolo della questione.

Il Regno Unito, nel 2013, ha indetto un referendum fra i circa 3mila abitanti, i quali si sono pronunciati, con quasi il 100 per cento dei voti, a favore della continuità esistente. Nell’attualità, sono cittadini del territorio britannico di oltremare delle Falklands, territorio dipendente e non autonomo della corona. D’altra parte, l’Onu ha qualificato la questione come “decolonizzazione speciale e particolare”. Esistendo una controversia in merito all’attribuzione della sovranità, a differenza dei casi tradizionali, a questo non è applicabile il principio della libera determinazione dei popoli.

L’Argentina, negli anni, ha costruito una rete di supporto integrata dai paesi dell’America Latina, l’Organizzazione degli Stati Americani, il G77+Cina, e altri fori multilaterali e regionali. L’obiettivo è quello di generare un consenso internazionale, affinché il Regno Unito riprenda il dialogo bilaterale, considerando che le sue argomentazioni si fondano esclusivamente sulla durata di un’occupazione armata.

L’Argentina ha, inoltre, respinto con durezza il dispiegamento bellico nell’arcipelago, che ha descritto come un’ingiustificata dimostrazione di forza, in inadempienza delle risoluzioni dell’Onu, e ha ribadito la propria vocazione pacifica. Infatti, il Regno Unito ha complementato il sistema antiaereo Sky Sabre con missili di tipo Rapier che contano con una gittata tre volte superiore.

Per lo stato argentino, questa la persistenza nell’ampliamento dell’arsenale contravviene la risoluzione 31/49 dell’Assemblea Generale che insta ad astenersi dall’adottare decisioni unilaterali che alterino la situazione nelle isole, prima dell’esito della negoziazione sulla sovranità. La presenza militare vulnera, altresì, la risoluzione 41/11 che richiede di rispettare la regione sudatlantica come zona di cooperazione, mediante la riduzione ed eventuale eliminazione di basi.

Il 28 e il 29 settembre 1966, un gruppo formato da studenti, operai, sindacalisti e giornalisti argentini, dai 18 ai 29 anni, fra cui una donna, realizzò una presa simbolica delle Malvine, attraverso un’operativo che fu battezzato Condor. A questo fine, venne dirottato un volo commerciale delle Aerolinee Argentine, che viaggiava senza scali da Buenos Aires a Río Gallego. Trasportava 42 persone, rimaste illese, fra cui il governatore del Territorio Nazionale della Terra del Fuoco, l’Antartide e le Isole dell’Atlantico del Sud.

I suoi membri piantarono sette bandiere argentine e ribattezzarono Port Stanley con il nome di Puerto Rivero, in omaggio al gaucho Antonio Rivero il quale, secondo la tradizione, resistette all’invasione del 1833. Distribuirono fra gli abitanti, accorsi sul luogo dell’atterraggio, materiale informativo e un proclama redatto in inglese, in cui si spiegava che non erano aggressori e che consideravano l’arcipelago parte del proprio paese. Presero in ostaggio il capo della polizia, il comandante dei Royal Marines e alcuni civili, con la richiesta che il governatore britannico riconoscesse la sovranità argentina. Lanciarono un comunicato, utilizzando il dispositivo dell’aereo, captato da radio nazionali, le cui parole ebbero un’ampia ripercussione.

Chiesero al sacerdote cattolico dell’isola, Rodolfo Roel, di officiare una messa in spagnolo all’interno del veivolo, e da questi ottenero l’aiuto di far ospitare equipaggio e passeggeri in casa di famiglie di isolani. Circondati dalle forze armate autorizzate a sparare, all’ordine di resa incondizionata, rifiutarono di consegnarsi. Solo dopo ore, si arrivò a un patto. Le armi vennero consegnate al pilota del Douglas DC-4 e le bandiere al governatore della Terra del Fuoco, ossia alla giurisdizione argentina. Il commando passò sotto la custodia del Vaticano, in quanto stato terzo, con l’approvazione vescovile. Gli argentini non si arresero agli inglesi, lasciarono l’aereo intonando l’inno nazionale. Fecero ritorno via mare a Ushuaia.

L’operativo ebbe luogo durante una visita non ufficiale del principe Filippo di Edimburgo, consorte della regina Elisabetta II, e nelle città di Buenos Aires, La Plata e Cordoba, si diedero manifestazioni popolari spontanee per celebrare l’impresa. I diciotto integranti vennero processati per i delitti di privazione della libertà personale e possesso illegale di armi – nella legislazione dell’epoca, non era contemplata la figura di sequestro di aerei -, e difesi dai legali della confederazione generale del lavoro e il sindacato operaio metallurgico. Vennero scarcerati dopo i nove mesi della durata del dibattito, in virtù della detenzione preventiva; solo a tre vennero inflitte pene maggiori a causa di antecedenti penali.

Nel 2006, in occasione dei 40 anni dell’operativo, vennero realizzate sessioni speciali alla camera dei deputati e il senato della repubblica, con un riconoscimento formale e la consegna di diplomi e medaglie ai membri presenti e i famigliari di quelli scomparsi. Si inaugurarono bacheche con le sette bandiere che furono issate nelle Malvine, due di queste si trovano una nel senato e un’altra nella Casa Rosada. Nel 2008, vennero concesse pensioni ai suoi partecipanti.

A principio degli anni ottanta, la junta civile-militare argentina, composta dal generale Leopoldo Galtieri, il brigadiere Basilio Lami Dozo e l’ammiraglio Jorge Anaya, si trovò in una grave recessione economica, alla quale si sommava il 90 per cento di inflazione annuale. Il malcontento della classe media indusse il governo a planteare la riconquista delle Malvine per sviare l’attenzione dell’opinione pubblica e recuperare la fiducia dei settori di appoggio.

Il 19 marzo 1982, personale argentino di un’impresa di rottamazione, arrivando all’isola San Pedro (Georgias del Sud), issò una bandiera argentina. L’accaduto creò una crisi internazionale, e il 2 aprile, dello stesso anno, l’esercito sbarcò sull’isola Gran Malvina, dando inizio all’operazione Rosario. La Repubblica Argentina utilizzò la dottrina della “guerra giusta” che riconosce la legittimità delle guerre di liberazione. Allo stesso tempo, interpretò il disarmo britannico, avvenuto per tagli al bilancio, e la negazione della piena cittadinanza agli abitanti delle Malvine, come un segnale di disinteresse per l’area.

Il piano venne disegnato da Jorge Anaya, il quale convinse gli altri membri della junta della poca probabilità di un contrattacco britannico su grande scala. L’ammiraglio era convinto che gli effettivi nemici, per il numero ridotto, non avrebbe costituito un ostacolo. L’Argentina inviò due distruttori, due corvette, un sottomarino, una rompighiaccio, una nave di trasporto e una di scarico per carri armati, due brigate blindate di marina, gruppi anfibi e sommozzatori tattici. Una volta conquistato l’archipelago, venne nominato un governatore, ristabilito lo spagnolo come lingua ufficiale, cambiata la toponomastica e introdotto l’obbligo di guida a sinistra.

Margaret Thatcher, sin dal 3 aprile, si assicurò l’approvazione della risoluzione 502 che esigeva all’Argentina il ritiro delle truppe. Allo stesso tempo, interruppe le relazioni diplomatiche e ottenne il sostegno di vari paesi, al contrario della dittatura argentina. Thatcher afrontava una situazione economica e sociale caratterizzata da un aumento della povertà e scioperi di portata nazionale. Vide nell’accaduto una possibilità di risalita del suo governo e la propria popolarità. Per recuperare la sovranità delle Falklands mobilizzò 30mila soldati. La superiorità militare del Regno Unito, coadiuvata da Stati Uniti e Francia, si rese evidente in poche settimane.

Il conflitto si concluse con la capitolazione dell’Argentina, dopo 74 giorni di combattimenti, il 14 giugno dello stesso anno. Causò la morte di 649 soldati argentini, 255 britannici e 3 civili. All’affondamento dell’ammiraglia General Belgrano, con la perdita di 323 persone dell’equipaggio, il presidente del Perú, alleato dell’Argentina, richiese a Thacher una mediazione, la quale si negò a fermare la guerra che seguì con la sanguinosa battaglia per Port Stanley/Puerto Argentino. L’esercito britannico catturò 14.800 prigionieri.

La Lady di Ferro venne rieletta e gli abitanti delle Falklands guadagnarono la cittadinanza britannica. L’Argentina vinse un capitolo della battaglia diplomatica, con la risoluzione 37/9, dell’Assemblea Generale, del 4 novembre 1982, che considerò che la questione non fosse chiusa, e chiamò a colloqui per stabilire la sovranità. Oltre a ciò, la sconfitta propiziò il ritorno alla democrazia, nel 1983.

Nel 2000, il governo nazionale ha stabilito il 2 aprile come la giornata dei veterani e i caduti di guerra della guerra delle Malvine. Questo è un tema centrale per la società argentina che è stato espresso nella costituzione (prima disposizione transitoria). La giornata è celebrata ogni anno con una fitta agenda di eventi ufficiali e non c’è parco cittadino senza un monumento che ricordi gli avvenimenti del 1982. Sulle strade provinciali, cartelli recitano “Las Malvinas son argentinas”. Il lemma si ripete con sempre maggiore frequenza, scendendo a sud, in negozi, veicoli e luoghi pubblici.

In occasione del 40º anniversario dall’invasione, sono stati pianificati cento giorni di attivismo. Il messaggio è stato rafforzato da visite internazionali e la firma di dichiarazioni a favore della causa argentina. In particolare, lo scambio avvenuto con la Repubblica Popolare Cinese, che ha condotto all’appoggio formale di Xi Jinping, in cambio di quello dell’Argentina sulla questione di Taiwan, ha scatenato la reazione del Regno Unito che ha definido le Falklands come “parte della famiglia britannica”.

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