A meno di clamorosi stravolgimenti di fronte, nei Paesi in cui i tassi di vaccinazioni sono più alti il terzo anno della pandemia di Sars-CoV-2 sarà migliore del secondo. Se così dovesse essere, Covid-19 potrebbe avere un impatto ridotto sia sulla salute delle persone, entrate in possesso di anticorpi naturali o indotti dai vaccini, sia sulle loro attività quotidiane, economia compresa. Il 2022 si candida insomma a diventare un anno spartiacque, il possibile giro di boa verso quel graduale ritorno alla normalità ormai rimandato da troppo tempo.

Che sia finalmente arrivata la volta buona? Non ci sono certezze, e per questo abbiamo utilizzato il condizionale. Da un lato, l’effetto combinato di vaccini e cure ha consentito agli ospedali di respirare, il numero di vittime si è ridotto notevolmente e le restrizioni sono in linea di massima diminuite quasi ovunque; dall’altro bisogna considerare, ad esempio, l’eventuale comparsa di nuove varianti con annesso possibile rimescolamento delle carte in tavola. Fatte le dovute somme, è lecito aspettarsi un’annata in discesa ancor più della precedente.

La strada verso l’endemicità del Covid

Bisogna tuttavia capire quanto tempo impiegherà Sars-CoV-2 per trasformarsi in un virus endemico, termine impiegato per riferirsi ad una malattia costantemente presente in una popolazione o in determinato territorio. D’altronde, questo è lo stesso processo che hanno attraversato tantissimi altri coronavirus con i quali adesso conviviamo senza troppi problemi. Nello studio intitolato Immunological characteristics govern the transition of COVID-19 to endemicity si parla proprio di un’eventualità del genere.

Secondo i ricercatori, l’infezione potrebbe iniziare a prendere di mira i bambini di età compresa tra i 3 e i 5 anni, per poi ricolpire bersagli adulti ma in una forma più attenuata, esattamente come altre malattie dell’infanzia. Gli autori dello studio hanno inoltre ipotizzato che il tasso di letalità del Covid, una volta che il virus sarà diventato endemico, possa scendere al di sotto di quello dell’influenza stagionale. C’è dell’altro, perché a detta del citato studio il Sars-CoV-2 sarebbe stato agevolato dal nostro sistema immunitario, non in grado di riconoscerlo e dunque non allenato a combatterlo.

In seguito alle vaccinazioni di massa e al numero crescente di persone infettate, gli esseri umani potrebbero però essere in grado di riconoscere la minaccia e silenziarne gli effetti più deleteri. A un certo punto, le prede ideali del virus diventerebbero i bambini al di sotto dei cinque anni, in quanto non ancora immunizzati. Ma, per via della capacità di adattamento del loro sistema immunitario, questi non dovrebbero comunque contrarre forme aggressive di Covid.

Problemi da risolvere

Nel 2022 la comunità scientifica si troverà ad affrontare problemi piuttosto importanti, legati a doppia mandata al futuro della pandemia. I Paesi più ricchi, ovvero gran parte dell’Europa più Stati Uniti, hanno ottenuto ingenti quantità di vaccini e sono riusciti a somministrare l’intero ciclo vaccinale a un buon numero di persone. Il discorso cambia se analizziamo altre regioni del mondo, come il sud-est asiatico, l’America Latina e l’Africa. Qui i tassi di vaccinazione sono talmente bassi al punto che il virus è libero di transitare da un bersaglio all’altro, accumulando mutazioni su mutazioni.

Arriviamo al secondo problema: non tutte le mutazioni virali sono innocue. Alcune mutano l’atteggiamento dell’agente patogeno, rendendolo più contagioso o perfino più pericoloso: è il caso, ad esempio, di Delta e Omicron. Ebbene, finché tutti i Paesi non avranno vaccinato un adeguato numero di cittadini, c’è il rischio di non uscire mai dalla pandemia. Attenzione però, perché il gap tra i Paesi ricchi e quelli a basso reddito continuerà a crescere a vista d’occhio, dato che mentre l’Occidente si preparerà a iniettare le terze dosi, molti governi dovranno ancora terminare il normale ciclo vaccinale.

A proposito di terze dosi, dai dati dell’ultimo report Iss relativi alla fascia degli over 80 emerge che analizzando il tasso di decesso nella fascia di età over 80 nel periodo 22/10/2021 – 21/11/2021, nei non vaccinati (153 per 100.000) è circa otto volte più alto rispetto ai vaccinati con ciclo completo entro i 150 giorni (18 per 100.000) e 45 volte più alto rispetto ai vaccinati con dose aggiuntiva/booster (3 per 100.000). Il report evidenzia inoltre che dopo 150 giorni dal completamento del ciclo vaccinale “l’efficacia del vaccino nel prevenire la malattia, sia nella forma sintomatica che asintomatica, scende dal 73% a 35%”.

Che cosa dovremo aspettarci

Mettiamoci subito l’animo in pace: Sars-CoV-2 ha dato prova di di essere altamente contagioso, e dunque ci sono elevate probabilità di assistere all’ingresso in scena di nuove varianti. Questo potrebbe però aiutare il virus a diventare endemico, magari dotandolo di una maggiore capacità di infettare le persone ma di una minore letalità. Altre tendenze, alcune delle quali già in atto: la vaccinazione dei bambini per schermare una fetta consistente della popolazione mondiale dagli effetti del virus, ma anche lo sviluppo di vaccini più efficaci, farmaci e cure. In merito a quest’ultimo punto è interessante analizzare le parole di Stephane Bancel, numero uno di Moderna, produttore di vaccini basati sulla tecnologia a mRNA. La sua azienda è all’opera per realizzare una sorta di vaccino multivalente in grado di proteggere contro più varianti di Sars-CoV-2 e, addirittura, contro più coronavirus, virus influenzali e respiratori.

Quel che conta è che il virus continui a perdere gradualmente pericolosità. Alla fine di ogni considerazione resta sempre la domanda iniziale: quanto ci vorrà prima che Sars-CoV-2 assumi una rilevante endemicità? La risposta è semplice: non lo sappiamo. A detta dei ricercatori le variabili da considerare sono due: la velocità di diffusione del virus e la campagna di vaccinazione. In definitiva, il Covid potrebbe diventare sempre meno mortale per via della maggiore velocità di trasmissione, ma questo virus ha giocato diversi scherzi alla comunità scientifica.

Qualche mese fa Scott Gottlieb, impegnato in Pfizer nonché ex FDA (l’ente governativo statunitense che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici), ha rilasciato dichiarazioni fondamentali. Gottlieb ha detto che si sta “passando da una pandemia a un virus endemico, almeno negli Stati Uniti e altri contesti occidentali”. L’esperto ha spiegato inoltre che il Covid-19 “diventerà più una malattia endemica in cui vedremo una sorta di infezione persistente durante l’inverno, ma di certo non ai livelli che stiamo vivendo in questo momento”. Non resta che armarsi di tanta pazienza.

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