Scienza /

Un vaccino proteico in grado di convincere i più scettici a sottoporsi alla profilassi contro il Covid-19. Un siero appartenente a una tipologia già in uso da decenni per immunizzare da patologie come pertosse, epatiti e perciò rassicurante. Le aspettative sul vaccino prodotto dalla statunitense Novavax erano alte ma qualcosa è andato storto. Stanley Erck, amministratore delegato della società, aveva annunciato, non molto tempo fa, che le prime dosi di Nuvaxovid erano state inviate verso l’Europa ma le previsioni si sono rivelate fallaci. La Reuters, come segnalato da StartMag, ha riferito che “Novavax ha consegnato solo una piccola parte dei 2 miliardi di dosi che prevede di inviare in tutto il mondo nel 2022 e ha ritardato le spedizioni in Europa”. Si è parlato di problemi burocratici ed è stata fissata una nuova data di consegna per l’Europa al prossimo 21 febbraio. Il ciclo di vaccinazione del Nuvaxoid prevede la somministrazione di due dosi, per via intramuscolare, a 21 giorni di distanza l’una dall’altra. L’efficacia toccata nei trial clinici è stata del 90% a sette giorni dalla seconda dose ma i dati sono molto limitati per quanto riguarda la variante Omicron. Bisognerà poi verificare se il vaccino conferisca un’immunità sterilizzante ed anche la durata temporale dell’immunizzazione.

Gli altri vaccini anti-Covid che hanno deluso

Le prime dosi di vaccino anti Covid sono state inoculate nel dicembre 2020 e da allora sono stati registrati numerosi fallimenti. Il colosso farmaceutico francese Sanofi e quello britannico GlaxoSmithKline hanno avuto molti problemi, alla fine del 2020, nel loro programma di sviluppo di vaccini a base di proteine ricombinanti adiuvate. Una risposta insufficiente negli anziani ha dimostrato la necessità di intervenire in corso d’opera ed ha provocato gravi ritardi nel completamento del piano di sviluppo. Il vaccino della tedesca Curevac si è invece rivelato scarsamente efficace nel prevenire forme gravi d’infezione e non ha superato la soglia minima del 50% fissata dalle agenzie regolatorie. L’Agenzia Europea del Farmaco ha poi interrotto il processo di revisione dopo che la società ha annunciato il proprio ritiro. Il vaccino italiano, che avrebbe dovuto essere prodotto e sviluppato dalla Reithera, si è ritrovato privo di fondi pubblici dopo una sentenza della Corte dei Conti e si è arenato in attesa di tempi migliori, che forse non arriveranno mai. I dati sulla sperimentazione, però, erano piuttosto incoraggianti.

L’oligopolio di Pfizer e Moderna

Il giro d’affari del vaccino anti-Covid ha portato benefici significativi solamente ai tre grandi produttori di tecnologia mRna: Pfizer, Biontech e Moderna. I profitti realizzati, pari a 30 miliardi di dollari, sono stupefacenti anche per le tempistiche con cui sono stati realizzati. Appena nove mesi. L’esplosione della pandemia ha portato ad una domanda di vaccini senza precedenti, figlia della volontà di proteggersi dalla malattia e di garantire un rapido ritorno alla normalità alla società. I produttori hanno potuto giocare al rialzo ed hanno offerto i loro vaccini a costi più alti rispetto a quelli di produzione. Le alternative erano limitate. I vaccini di AstraZeneca e Johnson&Johnson sono stati subissati di critiche per i loro effetti collaterali e progressivamente abbandonati in tutto l’Occidente. Si è trattato di un abbandono che ha provocato nocumento perché diverse nazioni si sono ritrovate in giacenza decine di milioni di dosi inutilizzate da smaltire in un modo o nell’altro. La concentrazione dell’offerta ha prodotto un oligopolio destinato a durare nel tempo ed a rafforzare le posizioni dei produttori di mRna anche negli anni a venire.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.