Lockdown e coprifuoco: sono queste le due misure restrittive anti Covid più drastiche tra quelle attuate dai governi per contenere la diffusione dei contagi. La differenza è sostanziale. Con il primo termine ci riferiamo al protocollo d’emergenza che limita la circolazione di tutte le persone che vivono in uno Stato, regione, città o, più in generale, in un’area specifica. All’interno della “zona rossa”, nel caso del Covid perché si sospetta la presenza di un focolaio oppure perché gli esperti ritengono che il virus sia ormai fuori controllo, nessuno può muoversi liberamente se non per ragioni eccezionali, che corrispondono solitamente con ragioni di salute, lavoro o emergenza.

Ci sono vari tipi di lockdown, che in italiano può essere tradotto come “blocco” o “isolamento”. Nei casi più estremi assistiamo al divieto delle persone di lasciare la propria abitazione, ma può anche accadere che gli individui possano transitare solo all’interno del proprio comune o della regione. Questo dipende dalle situazioni. In ogni caso, il lockdown viene attuato per impedire alle persone di muoversi da una certa area, così da limitare i contatti e stroncare la trasmissione del Covid.

La differenza tra lockdown e coprifuoco

C’è ancora molta confusione tra i due concetti, tant’è vero che spesso vengono utilizzati quasi come sinonimi. Abbiamo visto, a grandi linee, che cos’è il lockdown. La suddetta misura coincide solo in parte con il coprifuoco, ovvero il divieto alla popolazione di uscire durante determinate ore serali o notturne. Anche qui, limitazioni sono permesse per casi speciali: lavoro, salute ed emergenze varie.

Qual è la differenza tra lockdown e coprifuoco? Entrambi comportano limitazioni nei movimenti, ma mentre il coprifuoco vale soltanto per le ore notturne, il blocco si estende oltre una fascia di tempo ben delineata. Discorso ancora diverso è quello relativo alla quarantena: in tal caso, parliamo di una misura attuata per separare le persone infette da quelle sane, oppure chi è stato in contatto con un contagiato dagli altri.

Sono misure utili?

In Italia, ormai da settimane, vige il coprifuoco che va dalle 22 alle 5 del mattino, sette giorni su sette. In un primo momento, la decisione del governo di prolungare la misura anche in piena estate, ha scatenato non poche polemiche. In seguito all’aspra reazione dell’opinione pubblica, le autorità hanno provato ad addolcire la questione lasciando intendere che la fine della restrizione dipenderà dall’andamento dei contagi, che potrebbe essere deciso un orario più largo o che il coprifuoco potrebbe addirittura essere tolto nel giro di qualche settimana. Non ci sono certezze e non sappiamo come si svilupperà la vicenda. In molti, tuttavia, si stanno facendo una domanda ben precisa: funziona davvero il coprifuoco? Partiamo dal presupposto che alla base della misura c’è la volontà di limitare le interazioni sociali nelle ore notturne, una fascia oraria particolarmente amata dai giovani, cioè la categoria di persone che riceverà il vaccino più tardi delle altre. E che dunque può contagiarsi e infettare i parenti.

La comunità scientifica è spaccata sull’utilità di tale misura (o meglio: non sappiamo se i benefici superano gli svantaggi). Ci sono voci che si interrogano sulla sua reale efficienza, visto che le persone possono sempre radunarsi di giorno o all’interno di case private correndo lo stesso rischio che correrebbero in un locale. A questo proposito, è interessante dare un’occhiata a due studi che cercano di chiarire l’utilità di coprifuoco e lockdown. Il primo paper, pubblicato su Science, ha analizzato la situazione a Wuhan. Le due misure estreme hanno ridotto i contagi all’esterno, ma li hanno fatti schizzare alle stelle in famiglia, visto che in spazi chiusi il Sars-CoV-2 è libero di trasmettersi tra gli individui dello stesso nucleo familiare.

Il secondo studio è stato effettuato in Francia e pubblicato su Eurosurveillance: il coprifuoco francese ha ridotto la riproduzione dei ceppi del Covid, ma non ha bloccato né le varianti né una nuova ondata. Sempre in Francia, è curioso il caso di Tolosa, dove il coprifuoco è stato attuato prima a partire dalle 20, poi dalle 18. Ebbene, a detta degli scienziati, chiudere alle 20 avrebbe ridotto del 38% i contagi. Il motivo è semplice: le chiusure anticipate spingono le persone, in massa, a fare compere prima dell’ora x. Il dibattito è aperto.

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