Poco efficaci, ambigui, da evitare. Questi sono stati soltanto alcuni dei pensieri più diffusi nell’opinione pubblica occidentale dopo la vicenda mediatica che ha coinvolto i vaccini anti Covid cinesi. Tutto nasce in seguito a dichiarazioni di Gao Fu, capo del Chinese Center for Disease Control and Prevention (CDC), travisate, pare, dalla stampa internazionale. Nel corso di un convegno scientifico, il signor Gao avrebbe ammesso che i prodotti realizzati dalla Cina avrebbero un efficacia “non elevata”, e che la massima autorità sanitaria del Paese starebbe “valutando come risolvere il problema”. In realtà, ha subito specificato il diretto interessato, l’efficacia dei vaccini cinesi non sarebbe mai stata messa in discussione.

Gao ha spiegato ai media cinesi la vera chiave di lettura del suo discorso, o quanto meno il messaggio che avrebbe voluto trasmettere al pubblico. “I tassi di protezione di tutti i vaccini nel mondo sono a volte alti e talvolta bassi. Come migliorare la loro efficacia è una domanda che deve essere presa in considerazione dagli scienziati di tutto il mondo”, ha chiarito la figura più importante del CDC cinese. Detto altrimenti, Gao avrebbe semplicemente cercato di stimolare il dibattito nazionale sui vaccini, chiedendosi se i prodotti realizzati in patria sarebbero in grado di contrastare le nuove varianti, e cercando di capire come migliorarne l’efficacia in vista di possibili, future mutazioni del virus.

Un “falso” dilemma

A questo proposito, e non solo per il caso dei vaccini cinesi, è interessante leggere quanto scritto da Bloomberg. La nota testata americana ha chiesto spiegazioni a due esperti, Fiona Russell del Murdoch Children’s Research Institute di Melbourne e Paul Griffin, professore dell’Università del Queensland a Brisbane, in merito al prodotto realizzato da Sinovac Biotech. Questo vaccino, durante una fase di sperimentazione finale svoltasi in Brasile, ha registrato livelli di efficacia di poco superiori al 50% , ovvero il minimo richiesto dai più importanti enti regolatori dei farmaci globali. Gli altri vaccini cinesi hanno registrato percentuali di efficacia compresi tra il 66% e il 79%, distanti, giusto per fare un confronto, dai valori, tutti oltre il 90%, diffusi da Pfizer-BioNTech, Moderna e Sputnik V.

Dunque è corretto affermare che i vaccini cinesi “funzionano meno” degli omologhi occidentali e russi? Non è questo il dilemma da porsi. O meglio: al netto dei tassi di efficacia riportati, praticamente tutti i vaccini sul mercato – compresi quelli cinesi – funzionano benissimo nella lotta contro le infezioni più gravi causate dal Sars-CoV-2. Come ha dichiarato Russell, il 50% riferito all’efficacia del Sinovac si riferisce in realtà a malattie molto lievi. Cioè quelle che non necessitano trattamenti. “Per quelle che richiedono un intervento medico, la sua efficacia è di circa l’84%, mentre per i casi di Covid da moderati a gravi è del 100%”, ha aggiunto l’esperta.

Infezioni gravi, efficacia, immunità di gregge

Tornando alla domanda che abbiamo posto, non è importante confrontare il semplice valore numerico dell’efficacia di ogni vaccino. Ciò che gli scienziati si aspettano dai vaccini anti Covid è “una maggiore efficacia contro le infezioni più gravi e minore contro quelle più lievi”, ha aggiunto ancora Russell, specificando che il Sinovac “sembra un vaccino molto utile”. Dello stesso avviso il professor Griffin: “Sebbene possa essere meno efficace contro le infezioni lievi, l’efficacia nei casi gravi è molto alta. E questa è una proprietà incredibilmente preziosa per qualsiasi vaccino”.

Per quanto riguarda il raggiungimento della fantomatica immunità di gregge, è utile leggere il parere dello stesso Griffin, secondo il quale un vaccino meno efficace, ma adeguatamente distribuito “in massa”, potrebbe essere migliore rispetto a un prodotto più efficace ma con scarsa copertura. “Se abbiamo un vaccino meno efficace, avremo bisogno di inoculare più persone per raggiungere questo obiettivo. È probabile che anche il suo potenziale per ridurre la trasmissione di virus sia inferiore, ma ancora una volta, senza dati attendibili è difficile esserne sicuri. Con una copertura molto alta, anche un vaccino moderatamente efficace è forse migliore di un vaccino altamente efficace con una scarsa copertura”, ha sottolineato il professor Griffin. In definitiva, e a differenza di quanto si possa pensare, anche un vaccino “meno efficace” degli altri è decisivo nella battaglia contro il coronavirus.

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