Lo scorso anno il periodo del Ramadan ha coinciso con l’arrivo della pandemia in buona parte dei Paesi a maggioranza musulmana. Era infatti il 23 aprile quando è iniziato il mese sacro per i musulmani. Poche settimane prima il contagio del nuovo coronavirus era diventato globale e i riti più importanti della tradizione islamica sono stati messi a dura prova. Uno scenario simile è atteso anche per il 2021. In Arabia Saudita, in attesa dell’inizio del ramadan e del periodo di pellegrinaggio verso La Mecca, si sta provando a salvare le tradizioni e gli eventi più importanti per i musulmani. Ma le incognite non mancano.

Pellegrinaggio a La Mecca consentito solo ai vaccinati

Una delle immagini più emblematiche del 2020 è arrivata proprio dalla moschea più importante: il grande cortile attorno alla Kaba anche nel periodo riservato ai pellegrinaggi più volte è risultato vuoto, con pochi fedeli presente e tutti prudentemente distanziati. Per la prima volta dopo secoli il grande pellegrinaggio verso la città santa è stato stato annullato. A testimoniarlo anche i numeri: nel 2019 i visitatori giunti a Le Mecca sono stati 2.5 milioni, nel 2020 appena diecimila. Perlopiù sauditi che, dopo aver passato le rigide misure di sicurezza, hanno potuto accedere all’interno dei luoghi sacri. Il viaggio verso la Città Santa costituisce uno dei cinque pilastri dell’Islam: l’Hajj, così viene identificato il pellegrinaggio in arabo, deve essere compiuto almeno una volta nella vita. Dunque ogni anno milioni di persone da tutto il mondo tradizionalmente si sono sempre riversati a La Mecca.

Il sovrano saudita dopo la fine del periodo dell’anno riservato all’Hajj, caduto nel 2020 nel mese di luglio, ha deciso di sostituire il ministro incaricato di organizzare l’afflusso di fedeli. Re Salman ha infatti nominato alcuni mesi fa Essam bin Saeed quale nuovo titolare del dicastero. L’obiettivo era dare un segno di discontinuità: non più una strategia volta a precludere l’accesso a La Mecca, bensì provare ad organizzare un pellegrinaggio in tutta sicurezza. Da qui le nuove norme emanate alla vigilia del Ramandan 2021, il quale scatterà a fine aprile. Potranno raggiungere la città santa saudita soltanto coloro che risulteranno immunizzati al coronavirus. Sono state stilate in tal senso tre categorie: i vaccinati che hanno ricevuto entrambe le dosi, i vaccinati con una sola dose iniettata almeno 14 giorni prima del pellegrinaggio e infine i guariti.

Milioni in viaggio verso le città sante

Il periodo di maggiore afflusso verso i luoghi sacri è previsto anche quest’anno per luglio. Per quel mese l’Arabia Saudita conta di potersi avvicinare a un’immunità di gregge. Attualmente sono più di sei milioni le dosi di vaccino somministrate, su una popolazione di 34 milioni di abitanti. La strada quindi è ancora lunga. Ma se gli obiettivi ambiziosi di Riad dovessero andare a buon fine, le perplessità resterebbero ugualmente. Il pericolo sarebbe rappresentato da chi arriva dall’estero. Se da un lato è vero che le autorità locali darebbero il via libera all’ingresso solo a chi viene considerato immune, dall’altro non è detto che anche le persone vaccinate non siano in grado di veicolare il virus. Oppure di rimanere contagiati una volta giunti in Arabia Saudita. Non è un caso che le stesse autorità sanitarie del regno wahabbita non abbiano ancora specificato se a luglio i santuari verranno aperti a chi arriverà dall’estero.

Controllare un evento in grado di richiamare milioni di persone in tempi di pandemia non è facile. Nella vicina Dubai si sta provando a vaccinare il più alto numero di cittadini possibile in vista dell’Expo, previsto per il prossimo mese di ottobre. In quel caso però, per la conformazione dell’evento, è più semplice avere un chiaro quadro della situazione grazie alla creazione di liste di addetti ai lavori e visitatori potenzialmente interessati. Inoltre le autorità locali hanno aperto alla possibilità di mettere a disposizione i vaccini per chi giunge da altri Paesi.

In Giappone invece, in vista delle Olimpiadi di Tokyo, il governo ha già deciso di proibire l’ingresso ai tifosi e ai turisti, consentendolo unicamente agli atleti e ai loro staff. In Arabia Saudita forse si potrebbe seguire una via di mezzo: ridimensionare il numero di fedeli che possono raggiungere La Mecca e controllare quindi meglio il quadro sanitario di chi arriva. Non è tuttavia operazione semplice: al netto delle restrizioni, è possibile infatti attendersi un afflusso di pellegrini superiore al milione.

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