Nuove ombre inghiottono il Wuhan Institute of Virology (WIV), l’ormai famigerato laboratorio di Wuhan dal quale, secondo alcuni, potrebbe essere fuoriuscito accidentalmente il Sars-CoV-2. Anche se le autorità cinesi hanno sempre negato ogni coinvolgimento della struttura con il virus, e anche se l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), almeno in un primo momento, aveva escluso tale pista, da qualche settimana i riflettori si sono riaccesi con una certa insistenza sull’enorme complesso scientifico che sorge nel cuore del capoluogo cinese della provincia dello Hubei.

L’ultima notizia riportata dalla Cnn potrebbe definitivamente chiarire se le origini del Covid hanno a che fare o meno con il WIV. Le agenzie di intelligence statunitensi – non è dato sapere quali – stanno analizzando un’enorme mole di dati genetici provenienti niente meno che dal laboratorio di Wuhan stesso. Questi, non appena potranno essere decifrati dagli esperti, potrebbero essere la chiave per scardinare una volta per tutte il mistero Sars-CoV-2.

Scendendo nel dettaglio, stiamo parlando di una significativa quantità di cianografie genetiche da campioni di virus studiati nella stessa struttura che, a detta di vari esperti americani, potrebbe essere la fonte della pandemia. I media statunitensi, citando fonti che hanno familiarità con lo studio, hanno tuttavia evidenziato come non sia ancora chiaro come e quando le agenzie di intelligence Usa abbiano ottenuto l’accesso alla banca dati genetica dello stesso laboratorio.

Nuovi dati, nuove prove?

Considerando che il “macchinario” coinvolto nella creazione ed elaborazione di tali dati genetici dai virus è solitamente collegato a server esterni, basati su cloud, non è da escludere la pista di una ipotetica violazione informatica. In ogni caso, tradurre questi dati è un’impresa alquanto complessa, al punto che le agenzie di intelligence Usa hanno creato supercomputer presso i Laboratori Nazionali del Dipartimento dell’Energia, coinvolgendo ben 17 istituti di ricerca governativi d’élite.

L’importanza dei suddetti dati è enorme, visto che stiamo parlando di un vero e proprio tesoro genetico. Tuttavia, ci sono evidenti problemi nel lavorare su di esso. Sono infatti necessari scienziati in grado di analizzare i dati del sequenziamento biologico, che comprendano la lingua cinese e che abbiano l’autorizzazione di sicurezza. A maggio, il presidente Joe Biden aveva ordinato ai servizi Usa di realizzare un rapporto dettagliato sull’origine della pandemia nell’arco di 90 giorni. Adesso quel diktat ha portato quanto meno a nuove, possibili prove.

Gli addetti ai lavori sperano che queste informazioni possano aiutarli a rispondere alla domanda su come il virus sia passato dagli animali agli esseri umani. Come abbiamo più volte spiegato, svelare questo mistero è decisivo per determinare l’origine del Sars-CoV-2: è stato trasmesso agli esseri umani dagli animali in seguito a una zoonosi, oppure è uscito dal laboratorio in seguito a un errore umano?

Il lavoro dell’intelligence Usa

Ricordiamo che gli scienziati americani hanno a lungo cercato i dati genetici di circa 22mila campioni di virus studiati all’interno del WIV. I funzionari cinesi li avrebbero (il condizionale è sempre d’obbligo) però rimossi nel settembre 2019. La Cina, da quel momento in poi, ha inoltre rifiutato di consegnare questi e altri dati grezzi sui primi casi di Covid tanto all’Oms quanto agli Stati Uniti.

La domanda alla quale i servizi Usa proveranno a rispondere è la seguente: il WIV o altri laboratori cinesi possedevano campioni di virus o altre informazioni contestuali che potrebbero essere utili per tracciare la storia evolutiva del coronavirus? Gli esperti sono all’opera per completare il complesso puzzle. Certo è che sarà necessario mettere insieme altri indizi per determinare le vere origini della pandemia.

Tra i funzionari dei servizi Usa c’è chi ritiene che i ricercatori del WIV possano aver alterato geneticamente un virus in laboratorio usando una tecnica controversa definita “guadagno di funzione“, la stessa che potrebbe aver infettato i ricercatori che poi lo hanno diffuso nella loro comunità.

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