È noto che la maggior parte delle epidemie degli ultimi decenni si è sviluppata in Asia: dall’asiatica del 1957 all’influenza di Hong Kong del 1968, passando per la Sars e per il nuovo Coronavirus Covid-19, è dal continente asiatico che sembra provenire la stragrande maggioranza dei virus. Come ha scoperto di recente un gruppo di studiosi, citati anche dal World Economic Forum, un coronavirus potrebbe aver attraversato l’Asia orientale più di 20mila anni fa, lasciando tracce nel Dna delle persone nella moderna Cina, Giappone e Vietnam. La ricerca, pubblicata su Current Biology , ha trovato prove di adattamento genetico alla famiglia del coronavirus in 42 geni nelle popolazioni moderne di queste regioni. Come spiega la ricerca, le pandemie possono essere antiche quanto la storia umana: le vecchie migrazioni che hanno visto i nostri antenati sparpagliarsi dall’Africa – e non solo – avrebbero facilitato la circolazione di nuovi agenti patogeni. Negli ultimi decenni, i genetisti hanno ideato potenti strumenti statistici per scoprire tracce genetiche di eventi di adattamento storici che rimangono presenti nei genomi delle persone che vivono oggi. 

Lo studio conferma: pandemia da coronavirus oltre 25mila anni fa

“Abbiamo applicato analisi all’avanguardia sui genomi di oltre 2.500 persone di 26 popolazioni in tutto il mondo. Abbiamo trovato firme di adattamento in 42 diversi geni umani. Queste forme di adattamento erano presenti solo in cinque popolazioni, tutte provenienti dall’Asia orientale, la probabile patria ancestrale della famiglia del coronavirus. Ciò suggerisce che gli antenati dei moderni asiatici orientali furono inizialmente esposti ai coronavirus circa 25.000 anni fa” spiegano gli scienziati. Come riporta il Corriere della Sera, la pandemia che colpì la Terra 25mila anni fa fu devastante, durò per tantissimi anni e ancora oggi se ne possono trovare le tracce nel genoma di certe popolazioni vissute 900 generazioni fa.

Come hanno stabilito i ricercatori guidati da David Enard, scrive sempre il Correre della Sera, l’evoluzione ha favorito la selezione di varianti genetiche che codificano per almeno 420 proteine capaci di interagire con i coronavirus e le hanno chiamate CoV-VIPs: si tratta di geni che codificano per proteine del sistema immune o altre proteine dell’ospite che vengono sfruttate dal virus a proprio vantaggio. Questi geni si sono selezionati soltanto in rapporto all’incontro dei nostri antenati con il coronavirus ma non con altri patogeni. Fra questi ci sono 42 geni citati poc’anzi, come se quei popoli avessero dovuto adattarsi a certi virus per sopravvivere. Qui è contenuta la prova che le pandemie da coronavirus provengono dall’Asia: i geni, infatti, portano l’impronta dell’incontro della specie umana con i coronavirus e riguardano persone che vivevano in Asia. Nessuna di queste varianti è mai stata trovata in gente vissuta in altre parti del mondo. Altra prova? Le proteine che interagiscono con i coronavirus non sono condivise da nessuno degli altri 17 virus analizzati come controlli negativi. “Imparando di più sui nostri antichi nemici virali, il nostro studio evidenzia le informazioni evolutive necessarie per prevedere meglio le pandemie del futuro. È importante sottolineare che l’adattamento alle antiche epidemie virali in specifiche popolazioni umane non implica necessariamente alcuna differenza nella suscettibilità genetica tra diverse popolazioni umane” sottolinea il ricercatore. 

Perché i coronavirus provengono dall’Asia?

Ma perché i coronavirus provengono dall’Asia e non dal resto del mondo? Come spiegava tempo fa in un’intervista rilasciata all’Università di Padova Giorgio Palù, microbiologo e virologo e presidente dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), “il motivo principale per cui la Cina, con tutto il Sud-est asiatico, è un luogo particolarmente favorevole ai virus, è lo stretto contatto tra uomini e animali, che vengono tenuti in casa e nelle fattorie per essere allevati o mangiati, per non parlare di tutti quei mercati in cui vengono venduti animali vivi. “Con l’H5N1, aviaria, la Cina ha preso provvedimenti molto draconiani – commenta Palù – e ha fatto ammazzare tutti i polli che c’erano nelle case dei cinesi per diminuire il contagio”. Questo indipendentemente dal fatto che il SARS-CoV provenga dal laboratorio di Wuhan o abbia avuto un’origine “naturale”.

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