A oltre un anno dallo scoppio della pandemia di Sars-CoV-2, nessuno è ancora riuscito a risolvere l’enigma relativo alla sua origine. Da dove viene il virus che ha generato l’emergenza sanitaria più grave degli ultimi decenni? È solo un caso che il primo epicentro noto sia stato localizzato nella città cinese di Wuhan? C’entra qualcosa il Wuhan Institute of Virology? Qualcuno ha nascosto qualcosa? Sembrava che l’indagine sul campo effettuata dall’Oms a cavallo tra gennaio e febbraio potesse essere la chiave di volta della vicenda, ma a quanto pare ci sono ancora troppe questioni irrisolte. L’ultimo report stilato dal team inviato in Cina dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, intitolato WHO-convened Global Study of Origins of SARS-CoV-2: China Part. Joint WHO-China Study, riportava quattro ipotesi plausibili sull’origine del Sars-CoV-2.

In particolare, la diffusione del virus in seguito a un incidente di laboratorio è stata etichettata come “estremamente improbabile”, mentre “l’ipotesi di rilascio deliberato o bioingegneria deliberata di Sars-CoV-2” era stata esclusa categoricamente. Le altre piste: il salto di specie diretto da un pipistrello all’uomo, una zoonosi indiretta, cioè da pipistrello a ospite intermedio a esseri umani, oppure la trasmissione dell’epidemia mediante i prodotti alimentari della catena del freddo. A fine marzo fu Tedros Ghebreyesus in persona a rimettere tutto o quasi in discussione: “Leggeremo il report e ne discuteremo il contenuto con tutti i Paesi del mondo. Tutte le ipotesi sono ancora sul tavolo e serviranno studi completi e approfonditi, oltre a quelli fatti sinora”.

Il “ritorno” del Wuhan Institute of Virology

Adesso dalla Francia arrivano nuove, pesanti accuse che riabilitano la pista del laboratorio. Tutto si basa sulle considerazioni riportate sul quotidiano Le Figaro dagli scienziati facenti parte del Gruppo di Parigi. Secondo loro, il mercato ittico di Wuhan non sarebbe stato altro che un banale amplificatore della pandemia. In ogni caso, è difficile capire con esattezza cosa sia successo prima dell’8 dicembre 2019, visto che, a quanto pare, non ci sarebbero dati adeguati per ricostruire il mosaico.

È qui che si inserisce il laboratorio di Wuhan, più volte finito sotto i riflettori in seguito alle ripetute accuse degli Stati Uniti, in particolare sotto l’amministrazione guidata da Donald Trump. Ma perché tornare di nuovo, oggi, sulla struttura cinese? I membri del Gruppo di Parigi hanno evidenziato la nascita del laboratorio. Ovvero grazie a una stretta collaborazione tra francesi e cinesi, avvenuta all’indomani dell’emergenza Sars, nei primi anni Duemila. Erano noti i timori dell’intelligence francese dell’epoca, non proprio desiderosa di dare il via a una simile collaborazione. Alla fine prevalse la volontà degli ex governi francesi di aiutare la Cina a prevenire l’insorgere di nuove malattie.

L’errore dei francesi

Più che un errore, sembrerebbe un dato di fatto. È vero che Emmanuel Macron inaugurò il laboratorio di Wuhan nel 2018, ma è altrettanto vero che da quel momento in poi i francesi persero per sempre, e del tutto, il controllo delle ricerche realizzate nella struttura. Ricerche altamente sensibili e potenzialmente pericolose. Il Gruppo di Parigi ha quindi unito vari sospetti e sbandierato nuovamente la pista del laboratorio. Una fuga involontaria? Un incidente? Tutto è probabile. Anche perché in quel laboratorio si studiavano virus molto simili al Sars-CoV-2.

In ogni caso, gli esperti francesi hanno condiviso una lettera aperta nella quale, al fine di dissipare le tante zona d’ombra ancora presenti sulla vicenda, hanno proposto una metodologia d’inchiesta più rigorosa, oltre che domande precise da effettuare alle autorità cinesi. Non mancano ipotesi “inedite”: si va da un possibile dipendente del laboratorio contaminato da un animale presente nella struttura ai rifiuti non trattati a dovere che potrebbero aver infettato una persona all’esterno dell’edificio. I dubbi restano, e sono molteplici.

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