È più pericolosa rispetto alle altre varianti, è semplicemente più contagiosa, resiste maggiormente ai vaccini oppure valgono tutte queste caratteristiche messe insieme? Omicron è ancora un mezzo enigma da svelare. La comunità scientifica sta tuttavia iniziando a definire, con molta cautela, i primi, possibili punti fermi. Innanzitutto, se due dosi del vaccino anti Covid non bastano per stoppare il Sars-CoV-2 nella sua versione rafforzata, la terza dose dovrebbe garantire un’elevata protezione; con due dosi, al contrario, è possibile ottenere una protezione contro i sintomi più gravi della malattia.

Per quanto riguarda il virus, c’è chi ha sottolineato come Omicron sia capace di generare una malattia più lieve della variante Delta ma, al tempo stesso, sia anche più contagiosa. Andiamo con ordine partendo dai vaccini, al momento l’unica arma utilizzabile per arginare l’onda lunga del Covid. In Israele, dove il governo sta spingendo sulle terze dosi, la professoressa Gili Regev Yochay dello Sheba Medical Center di Tel Aviv ha annunciato che, contro Omicron, due dosi del vaccino Pfizer perdono gran parte della loro protezione dopo cinque o sei mesi.

Pfizer contro Omicron

Non accade lo stesso con il cosiddetto booster, che offre una protezione significativa contro la malattia grave, anche se quattro volte meno di quella garantita nei confronti della variante Delta. Un’ulteriore conferma è arrivata direttamente da Pfizer-Biontech. Le due aziende produttrici del vaccino hanno effettuato vari test in laboratorio, concludendo che il terzo richiamo moltiplica gli anticorpi fino a 25 volte.L’amministratore delegato di Pfizer, Albert Bourla, è andato oltre, spiegando che mentre due dosi schermano contro alcune malattie gravi provocate da Omicron, tre dosi rafforzano la protezione.

All’orizzonte c’è però un’altra bella notizia. Al di là del booster, come ha evidenziato La Stampa, Pfizer ha avviato lo sviluppo di un vaccino aggiornato appositamente per combattere la nuova variante. Quando saranno pronte le dosi? Le consegne potrebbero partire dal marzo 2022, in seguito al via libera ricevuto al termine del processo di autorizzazione. Urge una precisazione. L’aggiornamento non andrà a cambiare le capacità di produzione del siero, stimate in quattro miliardi di dosi nel corso del 2022.

La variante ai raggi X

Nel frattempo Omicron è finito sotto la luce dei riflettori. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) si è lasciata andare a un paio di considerazioni che, se dovessero essere confermate al 100%, potrebbero aiutare i governi del mondo nella lotta contro il Covid. Michael Ryan, responsabile Oms per le emergenze, ha spiegato che non ci sono indicazioni “che facciano dubitare che i vaccini proteggano contro la variante Omicron hanno dimostrato il loro potere contro tutte le varianti comparse finora, in termini di gravità della malattia e di ricoveri, e non c’è alcuna ragione per pensare che non sia lo stesso in questo caso”. Quadro reale oppure eccessivo ottimismo? Il direttore generale dell’agenzia con sede a Ginevra, Tedros Ghebreyesus, ha fornito altre indicazioni chiave: “Rispetto alle precedenti varianti, può contagiare più facilmente le persone che hanno già contratto il virus o che sono state vaccinate”.

La riprova arriva dai dati raccolti in Sudafrica, che evidenzierebbero un aumento del rischio di reinfezione, a fronte tuttavia di una malattia più lieve rispetto a Delta. Scendendo nei dettagli, le persone infette da Omicron hanno meno probabilità di finire in ospedale, e questo nonostante il vaccino Pfizer pare sia efficace per circa il 33% contro questa variante. In particolare, il rischio di un’ospedalizzazione per gli adulti sarebbe inferiore al 29%, mentre i bambini avrebbero il 20% in più di probabilità di essere ricoverati. Certo, l’assunto di Ghebreyesus deriva da uno studio preliminare e piuttosto piccolo (14 campioni di plasma e altrettanti vaccinati), ma la pista si preannuncia molto interessante. In ogni caso, i booster potrebbero giocare un ruolo chiave per congelare il ritorno di fiamma del Covid.

 

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