Nel Regno Unito di Boris Johnson il Sars-CoV-2 continua a circolare spinto dall’elevata contagiosità di Omicron. Ormai i record di casi riportati nei bollettini ufficiali sembrano fatti apposta per essere superati. Non a caso, in Gran Bretagna a Natale sono stati rilevati 122.186 nuovi casi di coronavirus in 24 ore. Si tratta del dato più alto dall’inizio della pandemia registrato per il terzo giorno consecutivo. Al di là di questi dati, che ormai iniziano ad assumere un’importanza sempre più ridotta, è interessante soffermarci su un altro parametro.

La scorsa settimana in tutto lo Uk quasi due milioni di persone, praticamente una ogni 35, sono risultate positive al Covid-19. Lo ha reso noto l’Ufficio nazionale di statistica, sottolineando che si tratta di una cifra record – tanto per cambiare – mai raggiunta dallo scoppio dell’emergenza globale. La situazione è stata particolarmente difficile a Londra, dove una persona su 20 è risultata positiva al virus, mentre rilevazioni più recenti parlano addirittura di una su dieci.

Certo è che i britannici hanno trascorso un Natale diverso dal solito. Se da un lato Omicron appare meno preoccupante, in quanto responsabile di una malattia meno grave rispetto alle altre varianti, allo stesso tempo la variante scoperta a novembre in Sudafrica ha letteralmente svuotato i centri delle più importanti città del Paese. Dai ristoranti ai negozi, sono pochi i cittadini che hanno frequentato i centri abitati.

L’altro lockdown

La motivazione principale è una, e fa rima con il ritmo del contagio seguito da Omicron. Come ha evidenziato il Corsera, l’Ufficio per le statistiche nazionali sostiene che in Inghilterra, tra il13 e il 19 dicembre, il 2,83% della popolazione (1,5 milioni di persone) sia positivo al virus. In altre parole, quasi un inglese su 35 è stato costretto a trascorrere le feste in isolamento. Già, perché il Paese continua a processare quantità industriali di tamponi e test, che spingono le autorità a mappare ogni singolo paziente positivo, relegando in quarantena decine e decine di persone per ciascun soggetto infetto.

Il punto è che la maggior parte di questi contatti risulta asintomatica o paucisintomatica. Morale della favola: sono sempre di più i cittadini britannici che finiscono dritti in isolamento. Le proiezioni di Natale parlano già di 2 milioni di positivi. Che, stando alle attuali regole, dovranno scontare un determinato lasso di tempo in “purgatorio” finché non si negativizzeranno. In uno scenario del genere, anche se il governo Johnson non ha adottato e non adotterà alcun lockdown su scala nazionale c’è il rischio che sempre più quote consistenti della popolazione siano costrette a sottoporsi a quarantene evitabili. E tra gli esperti c’è già chi parla di rischio paralisi.

Il confronto con l’Italia

Mentre il Regno Unito sta facendo di tutto per accelerare le vaccinazioni, con la corsa alle terze dosi entrata nel vivo, anche l’Italia deve far fronte a un simile problema di tracciamento. Omicron ha causato un’ingente quantità di contagi, quasi tutti controllabili senza ospedalizzazioni. Dovendo fare un confronto tra i dati britannici e quelli italiani, notiamo come il numero di casi giornalieri per milione di persone parli di 1.472.19 infezioni nel Regno Unito e di 546.29 in Italia (dati aggiornati al 24 dicembre).

Anche se a Londra i contagi sembrano molto più alti (in realtà lo sono), la percezione è accresciuta dal numero di test effettuati, decisamente sbilanciato a favore dello Uk. In definitiva, quasi ovunque i contagi si sono moltiplicati, così come il numero di persone finite in isolamento. Se niente dovesse cambiare, urge un cambio di paradigma, onde evitare di paralizzare interi settori economici.

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