L’onda d’urto di Omicron sembra essersi schiantata sul sistema sanitario del Sudafrica senza aver causato particolari danni. Il primo Paese al mondo nel quale è stata rilevata l’ultima variante Covid-19 degna di nota sembrerebbe aver quasi superato a pieni voti la sfida. Mentre i governi occidentali continuano a interrogarsi sugli effetti di Omicron (è più pericolosa? Quanto dobbiamo temerla?), quegli stessi effetti sono ben visibili nel luogo dove tutto è iniziato.

Ebbene, la mutazione B.1.1.529 si è diffusa rapidamente in tutto il Paese – e in quelli circostanti – ma, allo stesso tempo, ha provocato meno vittime e ricoveri ospedalieri di Delta, la variante precedente. Il governo del presidente Cyril Ramaphosa ha infatti affermato che la l’ondata Omicron ha raggiunto il picco, e che i decessi totali attribuiti alla variante sono circa 10.000 rispetto ai circa 110.000 decessi durante l’ondata di Delta.

Il combinato tra le vaccinazioni, l’immunità conseguita dagli infetti dopo precedenti contagi e il fatto che Omicron generi una malattia generalmente più lieve, ha permesso al sistema sanitario locale di resistere senza entrare in affanno.

Effetti limitati

È molto interessante leggere la testimonianza di Richard Friedland, amministratore delegato di Netcare, il più grande fornitore di assistenza sanitaria privata del Sudafrica. “La questione più importante è che c’è stato un chiaro disaccoppiamento tra la diffusione di Omicron nella comunità, che è stata molto rapida, e il livello di ricoveri ospedalieri”, ha spiegato al Financial Times lo stesso Friedland, sottolineando come il Paese non abbia dovuto fare i conti con una forte pressione sui posti letto nelle strutture sanitarie.

La caratteristica principale di questa variante, insomma, sembrerebbe essere la rapidità con la quale si trasmette alla popolazione. L’ondata, calendario alla mano, si è conclusa nel giro di qualche settimana, visto che a metà dicembre gli allarmi dal Sudafrica sembravano già esser rientrati. Altro particolare degno di nota: il picco di ricoveri ospedalieri conseguenza di Omicron in Sudafrica è stato di circa due terzi del picco di  Delta. Attenzione però, perché mentre durante l’ondata Delta, quasi tutti i pazienti positivi negli ospedali avevano problemi respiratori acuti, adesso tale proporzione si è ridotta a circa un terzo.

Le conseguenze di Omicron

Monitorare la pandemia sudafricana di Omicron è fondamentale per capire quali pazienti sono stati maggiormente contagiati dalla variante, così da organizzare adeguate risposte protettive. In ogni caso bisogna fare anche un altro tipo di ragionamento, perché non è detto che la fotografia del Sudafrica anticipi gli scenari occidentali.

Sono troppe le variabili che differenziano il continente africano dall’Occidente, a partire dal gap vaccinale. Mentre i cittadini dei Paesi europei hanno quasi tutti ricevuto due se non tre dosi di vaccino, gli africani restano ancora piuttosto indietro. Altro tema rilevante: l’adeguatezza dei sistemi sanitari.

Se il Sudafrica, con tutti i suoi limiti, è riuscito a tener testa a Omicron, perché mai i sistemi sanitari occidentali non dovrebbero fare altrettanto, se non meglio? È questo uno dei grandi interrogativi su cui vale la pena ragionare. Certo, in Africa la popolazione è nettamente più giovane rispetto a quella europea. Ma, con tutte le scusanti, le conseguenze di Omicron sul Sudafrica sono state quasi trascurabili. Accadrà lo stesso anche in Europa?

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