Appena 11 morti in un anno, 1.086 casi complessivi, un’incidenza di 46 contagi e 0.5 decessi per milione di abitanti. Tutto senza fare un solo lockdown da quando, oltre un anno fa, è scoppiata l’emergenza Covid-19. Benvenuti nell’altro mondo Taiwan, l’isola al centro di mille dispute geopolitiche, incastonata nel Mar Cinese Meridionale e “contesa” tra Stati Uniti e Cina. Per il Partito Comunista Cinese stiamo parlando di una provincia ribelle, a tutti gli effetti parte integrante del territorio della Repubblica Popolare, e che presto dovrà essere interamente riannessa alla mainland; per Washington siamo al cospetto di una roccaforte da supportare in chiave anti Pechino, e questo nonostante la Casa Bianca abbia sposato il principio di “una sola Cina”.

Questioni complesse, storie vecchie appartenenti al passato, ma che oggi più che mai tornano a riempire le cronache internazionali relative alla vicenda taiwanese. Eppure, dietro a mille diatribe politiche, c’è un aspetto collegato alla pandemia di Sars-CoV-2 che dovrebbe fungere da promemoria per la maggior parte dei Paesi occidentali. Il modello di contenimento anti coronavirus sposato da Taipei non solo si è rivelato efficace, ma è riuscito pure a bilanciare la fame di libertà chiesta dai cittadini, la contrazione dell’economia e la diffusione del “nemico invisibile”.

Le radici del successo

Poco importa se Taiwan si trova geograficamente a due passi dalla terraferma cinese, e se il flusso di viaggiatori tra l’isola, Pechino e le altre città della Repubblica Popolare era particolarmente intenso prima dello scoppio dell’emergenza. Taipei, memore anche del precedente relativo alla Sars nel 2003, ha agito in maniera rapida stroncando sul nascere il rischio di un possibile contagio incontrollato. Missione riuscita, a giudicare dai numeri che abbiamo già elencato. Il 20 gennaio 2020, quando moltissimi Paesi non sapevano ancora come muoversi né se la minaccia Covid li avrebbe mai travolti (illusione vana, come scopriranno a loro spese), Taiwan istituiva un Central Epidemic Command Centre per gestire lo scenario pandemico tra ministeri, agenzie, esecutivo e imprese.

Non solo: la “provincia ribelle” blindava subito i suoi confini, interrompeva ogni collegamento aereo con l’estero e imponeva una quarantena obbligatoria per qualsiasi viaggiatore internazionale. Volessimo condensare il modello Taiwan in due pilastri, potremmo citare le decisioni tempestive e il contact tracing. Se le autorità hanno agito in fretta, chiudendo il rubinetto prima che la vasca fosse colma di acqua, è pur vero che le stesse istituzioni si sono affidate a un contact tracing spinto ai massimi livelli grazie al massiccio utilizzo della tecnologia. Fin da subito, ogni positivo veniva messo in quarantena (a non rispettarla si rischia una multa che può arrivare fino a 35 mila dollari) e isolato assieme a tutti i suoi contatti. Queste misure, perpetuate nel tempo, e molte delle quali valide ancora oggi, hanno consentito all’isola asiatica di restare quasi indenne dal Covid-19.

Misure basate sui casi e sulla popolazione

A proposito di misure, è inoltre interessante distinguere le misure basate sui casi e quelle calibrate sull’intera popolazione. La distinzione, a detta di vari ricercatori chiave del successo taiwanese, è stata approfondita da uno studio pubblicato nel Journal of the American Medical Association. Nel primo caso, cioè nelle misure basate sui casi, le autorità si sono affidate al rilevamento mediante test dei contagiati, isolamento dei positivi, quarantena di 14 giorni obbligatoria e, più in generale, all’arma del contact tracing. Un’arma funzionale solo se adottata tempestivamente.

Le misure basate sulla popolazione includono invece provvedimenti quali l’adozione delle mascherine, il distanziamento sociale e il mantenimento dell’igiene personale. Cosa hanno scoperto gli autori dello studio? Che le due diverse misure funzionano solo se combinate insieme. Quelle tarate sui singoli casi non ostacolano i contagi tra due persone, ma impediscono che il virus possa coinvolgere terze e quarte persone; quelle basate sulla popolazione completano invece il lavoro di prevenzione su scala generale. Unire i due approcci (ripetiamolo: in maniera tempestiva) ha consentito a Taiwan di vincere contro il virus senza rimetterci troppo in termini economici e sociali.

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