Le elezioni legislative francesi della prima metà di giugno sanciranno anche il vincitore definitivo tra Marine Le Pen ed Eric Zemmour, pure se le presidenziali hanno già spiegato come Oltralpe non sembri esistere uno spazio politico per una destra conservatrice, borghese e distinta dai Les Republicains. L’intellettuale ed autore de “L’uomo maschio” ha provato ad edificare un partito – Reconquete! – che non ha intenzione di scomparire dall’agone politico ma che certo non può dichiarare di aver esordito lasciando il segno.

Marine Le Pen è arrivata seconda ma ha perso, in via definitiva, le speranze personali di essere eletta all’Eliseo: il leader del Rassemblement National ha ammesso che non si candiderà di nuovo alla presidenza della Repubblica francese. E del resto sarebbe la quarta volta, con tre sconfitte già alle spalle. Tuttavia i lepenisti vorranno, anche in funzione delle presidenziali che si terranno tra cinque anni ma non solo, confermarsi come principale forza d’opposizione ad Emmanuel Macron, e per questo non possono permettersi passi falsi i prossimi 12 e 19 giugno.

Lo stato di salute della destra francese è tutto fuorché ottimale ma le legislative avranno, e anzi hanno già, il sapore di redde rationem tra due mondi tangenti ma divenuti rivali. Quante possibilità in più avrebbe avuto Marine Le Pen se Eric Zemmour e la nipote Marion Marechal non avessero creato una formazione politica distinta dal Rn, disperdendo i consensi alle presidenziali? Forse gli scenari non sarebbero cambiati poi molto, ma è chiaro come i lepenisti abbiano qualche ragione statistica per cercare una vendetta politica.

Reconquete! ed il Rassemblement National non hanno contratto accordi neppure questa volta: i due partiti si presenteranno più divisi che mai, e anzi Zemmour (a differenza di Marion Marechal che ha rinunciato) ha deciso di scendere in campo in prima persona, candidandosi nel collegio di Saint-Tropez, così come riportato pure su un recente articolo apparso su Domani che ha presentato una disamina sulla “guerra” a destra. Al momento, è molto complesso ipotizzare che Zemmour ed i suoi riescano a conquistare qualche seggio, mentre è assai probabile che i lepenisti possano quantomeno confermare i risultati delle legislative di cinque anni fa, con quella piccola pattuglia di parlamentari entrata a far parte dell’Assemblea legislativa.

Zemmour non è competitivo nel Nord della Francia, ossia dove Marine Le Pen ha spesso raccolto le sue fortune, ma nel Sud, la zona dove la classe operaia si mischia con il ceto borghese, Reconquete! può contendere i voti che servirebbero ai lepenisti per allargare la loro rappresentanza parlamentare. In misura probabile, la stessa candidatura di Zemmour a Saint-Tropez potrebbe sbarrare la strada alla vittoria di un candidato del Rn. Sarebbe, in caso, l’ennesima prova di una lacerazione che non conosce cura. Di rimando, la tradizione elettorale lepenista non consente ai conservatori transalpini di poter sperare in un colpo di coda. Ognuna delle due forze politiche blocca la possibile ascesa dell’altra.

La destra però deve raccontare anche un’altra storia. La sconfitta di Valerie Pecresse avrà o no un effetto domino sulla performance elettorale alle legislative dei Repubblicani? Oppure i moderati, memori anche del risultato ottenuto appena qualche mese fa con le amministrative (quello che aveva lasciato ben sperare per l’Eliseo), riusciranno a risorgere? La Francia di solito distingue in maniera netta le competizioni territoriali da quelle nazionali (questa è la tradizione dei cittadini che si recano alle urne), ma parte del voto borghese, specie dopo la cosiddetta svolta post-ideologica, si è spostato in maniera decisa dalle parti di Emmanuel Macron. E le legislative potrebbero costituire un altro passaggio per questo trend.

Sono tante questioni in sospeso. Ma le prospettive restano molto distanti in linea temporale. Il fatto che si sia appena votato consente a tutti di ragionare in prospettiva, mentre Emmanuel Macron ha bisogno di una maggioranza parlamentare solida subito.

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