Il numero delle persone vaccinate in Israele dalla fine di dicembre a oggi è impressionante. Sono oltre 2,5 milioni i cittadini ai quali è stata iniettata almeno la prima dose del vaccino anti Covid; più di un milione, invece, quelli che hanno ricevuto anche la seconda. Le ultime stime parlano del 12,24% della popolazione immunizzata. Si tratta, in proporzione, del valore più elevato al mondo, ancor più di Stati Uniti (0,97%), Regno Unito (0,69%) ed Emirati Arabi (2,53%).

Mentre il sistema delle quote ideato dall’Unione europea per distribuire i vaccini contro il coronavirus mostrava le prime falle, il ministro della Sanità israeliano, Yuli Edelstein, elogiava su Twitter quanto fatto dal proprio governo: “Stiamo andando verso il milione di vaccinati. È così che si sconfigge un’epidemia”. Al 30 dicembre, quando quasi tutta l’Europa era ancora in alto mare, in Israele un cittadino su 20 aveva già ricevuto la prima dose del siero anti Covid.

L’obiettivo sventolato dall’amministrazione guidata da Benjamin Netanyahu è subito apparso chiaro: vaccinare almeno due terzi della popolazione entro la fine di marzo 2021. Dal 20 dicembre, inizio ufficiale della campagna di vaccinazione, Israele non ha perso tempo. Le prime iniezioni sono andate alle categorie più a rischio (tra cui personale delle strutture mediche, studenti di medicina e funzionari governativi). Nella seconda fase i vaccini saranno destinati agli over 60 e alle persone appartenenti a gruppi ad alto rischio.

Abbondanza di vaccini

Mentre nel resto d’Europa i vaccini scarseggiano, in Israele le dosi abbondano. E questo ha consentito alle autorità sanitarie di non avere problemi di sorta nel complicato percorso verso la totale immunizzazione del Paese al Covid. Qual è il segreto di Tel Aviv? Il merito va a Benjamin Netanyahu in persona. A settembre, Bibi avrebbe contattato personalmente l’ad di Pfizer, Albert Bourla, per farsi assicurare un’adeguata fornitura di vaccini tale da coprire il proprio Paese.

Stando ad alcune indiscrezioni, Israele avrebbe messo sul tavolo di PfIzer diversi soldi per ottenere le dosi necessarie, addirittura più del doppio di quanto sborsato da americani ed europei. Il Ministero della Sanità israeliano avrebbe inoltre firmato con la stessa Pfizer (ma anche con Moderna) un accordo di una ventina di pagine, con il quale garantirebbe all’azienda tutti i risultati delle vaccinazioni, compresi i dettagli più minuziosi. Alcune organizzazioni sono preoccupate per la comunicazione a Pfizer di eventuali dati personali. Il governo israeliano ha tuttavia assicurato di trasmettere alla casa farmaceutica soltanto le statistiche generali.

Lo sprint di Bibi

“Saremo i primi a uscire dal coronavirus”. Le parole di Netanyahu sembravano la classica spacconata lanciata da un leader che fiutava l’avvicinamento della campagna elettorale. In altre parole, molti osservatori ritenevano che Bibi avesse esagerato volutamente per prendersi più meriti del dovuto. Ebbene, il leader israeliano non solo ha dimostrato di voler fare sul serio; ha pure trasformato Israele nel Paese dotato del miglior piano vaccini sulla faccia della terra.

Certo, il fatto che campagna elettorale e campagna di immunizzazione coincidano, ha aiutato Tel Aviv a velocizzare le pratiche. Il motivo è semplice: Netanyahu punterà gran parte della sua rielezione sulla vaccinazione. Ricordiamo che il prossimo 23 marzo gli israeliani saranno chiamati al voto per la quarta volta in due anni e che, sempre in quel periodo, il governo spera di aver vaccinato la maggior parte della popolazione.

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