In Cina, adesso, la massima attenzione è rivolta tutta verso l’esterno. Mentre all’interno del Paese l’epidemia di coronavirus è stata quasi domata, lo spauracchio che spaventa Pechino è che nuovi focolai di Covid-19 possano essere alimentati dalle persone infette rientranti nel Paese.

Sono i cosiddetti contagi di ritorno che, a detta delle autorità cinesi, potrebbero creare non pochi problemi dopo tutti i sacrifici fatti per debellare il “demone”. Qualche giorno fa il Global Times ha riportato il caso di una 31enne tornata in Cina dall’Italia. La paziente era partita lo scorso 26 febbraio da Milano per poi atterrare a Shanghai il 27. Il giorno seguente ha raggiunto la contea di Qingtian, nella provincia orientale dello Zhejiang, a bordo di un’auto noleggiata. Qui il test le ha dato il triste responso: positiva al coronavirus.

Per evitare situazioni del genere ora che il peggio sembra alle spalle, la Cina ha imposto dure disposizioni a chiunque entri in territorio cinese. A questo proposito è utile dare uno sguardo alle informazioni pubblicate direttamente sui siti delle istituzioni nazionali.

La minaccia viene da fuori

Innanzitutto la Cina è stata chiarissima: quarantena obbligatoria di 14 giorni per tutte le persone che provengono da zone infette, siano essi cittadini cinesi o stranieri. Questa è la prima grande regola da seguire. Poi troviamo la discrezionalità che le autorità hanno deciso di lasciare alle cosiddette comunità residenziali, incaricate di monitorare i movimenti negli enormi condomini situati all’interno delle megalopoli cinesi.

Ogni città attua le proprie misure: c’è chi costringe i viaggiatori provenienti dall’esterno a trascorrere il periodo di quarantena nella propria abitazione e chi, invece, dirotta tutti in appositi hotel per controllare meglio che nessuno sgarri. Alcuni dicono che le spese di vitto e alloggio sono coperte dallo Stato, altri sostengono che siano le stesse persone a pagarsi tutto il necessario, dal cibo al resto.

L’obiettivo di misure simili è chiara: sconsigliare l’ingresso in Cina. Dal momento che nelle ultime settimane, a eccezione della provincia dello Hubei, la quasi totalità dei casi era collegata a contagi di ritorno, ecco che Pechino ha scelto di blindarsi dall’esterno per un po’ di tempo.

Quarantena e monitoraggio

Il sito ufficiale della municipalità di Pechino parla chiaro: “Data la recente diffusione di COVID-19 all’estero, le persone che vengono a Pechino, indipendentemente dalla nazionalità, da paesi gravemente colpiti o con una storia recente di viaggi verso questi paesi, tra cui Repubblica di Corea, Italia, Iran e Giappone, dovrebbero sottoporsi a un’osservazione di 14 giorni in isolamento, a casa sotto la supervisione delle autorità della comunità residenziale locale o in hotel designati se non hanno appartamenti a Pechino”.

Le autorità hanno poi sottolineato di non avere alcuna intenzione di chiudere le porte della capitale: “Pechino è una grande metropoli globale e deve tenersi aperta e abbracciare il mondo, attirando sia risorse globali che talenti globali”. Tuttavia sono state attuate serie misure di controllo, tra cui la citata quarantena e un attento monitoraggio a chiunque sia transitato in un’area del mondo a rischio. “La sicurezza della salute pubblica è una sfida comune per l’umanità. I paesi – si legge sempre sul sito della municipalità di Pechino – devono costruire una forte comunità di controllo dell’epidemia e tutti noi in questa comunità dovremmo mostrare maggiore comprensione e supporto reciproco in questa lotta comune”.

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