Nelle ultime ore AstraZeneca e l’accoppiata Pfizer-BioNTech sono finite per l’ennesima volta sotto la luce dei riflettori. Niente di positivo all’orizzonte, altre picconate alla reputazione delle aziende in questione e, soprattutto, ripercussioni a cascata sull’immagine dei vaccini. I motivi che hanno scatenato i due “gialli” paralleli sono molto differenti, oseremmo dire quasi agli antipodi tra loro.

Nel primo caso, in quello che coinvolge AstraZeneca e che intendiamo approfondire, siamo di fronte a una vicenda bizzarra che, in base alla narrazione che si sceglie di seguire, assume contorni assai divergenti. Per quanto riguarda Pfizer, il discorso è più complesso, e riguarderebbe le strategie future adottate dall’azienda americana. La quale, grazie alla partnership della tedesca BioNTech, spererebbe – legittimamente dal suo punto di vista – di conquistare la fetta più grande del mercato dei vaccini. In entrambi i casi, il problema nasce sempre a monte: cosa prevedono esattamente i contratti stretti tra l’Ue e le Big Pharma?

Piccolo problema: giochetti commerciali del genere, così come accuse reciproche tra istituzioni e aziende, ricadono direttamente sui cittadini. Che, per uscire dall’incubo Covid, sperano soltanto di ricevere al più presto la loro dose di vaccino. Anzi, vista la diffidenza alimentata nei confronti degli antidoti da politiche sanitarie a dir poco schizofreniche, chissà quante persone – soprattutto tra le fila degli insicuri – vorranno ancora farsi iniettare un vaccino.

Il mistero delle dosi “nascoste”

Partiamo dai fatti. Secondo quanto riportato in esclusiva il quotidiano La Stampa, le autorità italiane avrebbero controllato lo stabilimento Catalent di Anagni in seguito a una segnalazione ricevuta dalla Commissione europea. La motivazione fornita in un primo momento è piuttosto grave: in quella struttura, AstraZeneca avrebbe nascosto 29 milioni di dosi del vaccino destinate al Regno Unito.

Da Bruxelles sono subito partiti fulmini e saette contro AstraZeneca, il perfetto capro espiatorio per nascondere qualche errore di troppo commesso in fase contrattuale nei mesi passati. Dal momento che l’Ue ha fin qui ricevuto appena 16.6 milioni di dosi dall’azienda anglo-svedese, a fronte degli impegni presi dalla società farmaceutica, che avrebbe invece dovuto garantirne 120 milioni soltanto nel primo trimestre del 2021, sono partite accuse pesantissime all’indirizzo della stessa AstraZeneca.

Perché AstraZeneca consegna dosi altrove e non in Europa? Messa in questi termini, e considerando l’indignazione di fondo per le vecchie ruggini accumulate nel corso dei mesi, appare difficile scagionare la casa farmaceutica. Eppure, l’ispezione dei Carabinieri Nas e la versione dell’azienda hanno smentito la prima versione dei fatti.

In cerca di un capro espiatorio?

I lotti visionati dalle autorità italiane sono risultati con destinazione Belgio, ovvero il Paese nel quale è situata la piattaforma logistica usata da AstraZeneca per dedicarsi alle forniture europee (mentre per l’export extra Ue è attivo l’hub logistico olandese). La versione dell’azienda è altrettanto emblematica. A detta della Big Pharma, 13 milioni di dosi sarebbero in attesa dell’esito dei controlli di qualità per essere inviati al programma Covax, cioè il piano gestito dall’Oms per consegnare il vaccino anti Covid ai Paesi a basso reddito. Il rimanente, 16 milioni di dosi circa, aspetterebbero invece il controllo di qualità per essere smistati in Europa, tra marzo e aprile.

Il vaccino sarebbe stato prodotto al di fuori dell’Unione europea e sarebbe stato stoccato nella struttura di Anagni per essere infialato. Dunque, tenendo conto che l’Ue fa parte del programma Covax, e che – pare – nessun’altra dose sarebbe diretta al di fuori dell’Europa, non si capisce per quale motivo attaccare, di nuovo, AstraZeneca. Forse Bruxelles dovrebbe rivedere meglio i termini degli accordi stretti con le singole case farmaceutiche, anziché sferrare colpi nella mischia. E magari rendere pubblici i particolari di quelle intese, onde evitare fastidiosi “scaricabarili” tra istituzioni e aziende.

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