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Non c’è trucco, non c’è inganno. Per capire come hanno fatto gli Stati Uniti a orchestrare una delle migliori campagne di vaccinazione al mondo, dobbiamo fare un passo indietro e tornare agli ultimi mesi della presidenza Trump. Il 15 maggio 2020, l’amministrazione guidata da Donald Trump ha annunciato una partnership pubblico-privata per agevolare lo sviluppo di un vaccino anti Covid e la sua produzione, nonché la distribuzione di dosi, terapie e sistemi diagnostici capaci di contrastare il Sars-CoV-2.

Scendendo nel dettaglio, il programma aveva (e ha) come obiettivo principale quello di incrementare la produzione di massa di vaccini e tecnologie vaccinali, così da garantire una rapida diffusione dei sieri. A dimostrazione dell’importanza del piano, Washington ha inizialmente finanziato l’operazione con quasi 10 miliardi di dollari. Piccola curiosità: il nome del piano, Warp Speed, deriva da un termine usato nella famosa saga fantascientifica Star Trek per riferirsi ai viaggi “più veloci della luce”. Chiaro il significato: accelerare il più possibile le ricerche per la creazione di un vaccino anti Covid.

La task force creata da Trump

In sostanza, prima di lasciare la Casa Bianca, Trump ha contribuito a dare al mondo intero, e in maniera decisiva, un vaccino contro il Covid. In che modo? Creando la suddetta task force dal sapore militare, quasi come se gli Stati Uniti stessero per entrare in guerra contro un nemico “umano”. Le redini dell’Operazione Warp Speed, come ha sottolineato l’Agi, sono state affidate a Moncef Slaoui, un ricercatore di origini marocchine che per trent’anni ha lavorato alla GlaxoSmithKline, offrendo al mondo gli antidoti contro la malaria e contro l’ebola.

Già alla fine di novembre, il Financial Times incoronava The Donald per questo grande successo. Infatti, è grazie alla mossa del repubblicano che oggi Washington può letteralmente nuotare tra le milioni di dosi pronte per essere iniettate agli americani, visto che il governo ha finanziato direttamente alcuni sviluppatori di vaccini, ma ha anche firmato i preordini per i prodotti all’epoca in lavorazione, garantendo alle aziende “un reddito da un vaccino approvato quando la normale decisione commerciale potrebbe essere quella di non correre il rischio”.

Il segreto di Washington

Eppure gli scienziati avevano parlato di ritardi e tempi lunghi. Fortunatamente, niente di tutto ciò si è verificato. Il risultato principale dell’Operazione Warp Speed è stato l’accelerazione degli investimenti nella produzione. “Normalmente, sarebbe un enorme investimento da fare per un produttore di vaccini e potenzialmente sarebbe un’enorme perdita se sviluppasse un vaccino che non sarebbe mai stato immesso sul mercato”, aveva spiegato al Ft Angela Rasmussen, virologa alla Columbia University.

Giusto per fare un esempio, Pfizer – che non ha ricevuto investimenti diretti da Warp Speed – ha beneficiato di un preordine di 2 miliardi di dollari per quando il suo vaccino sarebbe stato approvato. In un certo senso, gli Stati Uniti si sono fatti “garanti” proteggendo da eventuali rischi le Big Pharma. Moderna ha ricevuto circa 2,5 miliardi di dollari in finanziamenti governativi da diversi organismi, e in seguito ha confermato che i fondi sono stati “molto utili”, sia per coprire i costi dei test che per acquisire materie prime. Il risultato è palese: oggi l’America può sfruttare i preordini effettuati grazie alla sagacia di Trump. E i cittadini americani, se la campagna di vaccinazione dovesse continuare con questo ritmo, potrebbero raggiungere la tanto agognata immunità di gregge prima degli altri.

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