I figli hanno l’obbligo di accudire i genitori, soprattutto se anziani e in difficoltà economica. La Cina rievoca così l’importanza della pietà filiale, una delle virtù principali dell’etica confuciana, la filosofia che ha plasmato la cultura asiatica. Questo è solo l’ultimo esempio che ci fa capire come a Pechino si siano resi conto che una società del benessere incapace di attingere conoscenza e comportamenti da un preciso background culturale, presto o tardi, è destinata al fallimento. La riesumazione delle antiche tradizioni è una pratica che si è particolarmente diffusa da quando è salito in carica il presidente Xi Jinping. Uno degli obiettivi del leader cinese, infatti, è restituire una linfa vitale sovrana alla spina dorsale di un paese che per troppi anni è stato costretto prima a rinnegare il suo passato, poi a inseguire usanze e credenze straniere. La Cina, a differenza degli Stati Uniti, può contare su una civiltà millenaria, eppure il Dragone in epoca moderna è cresciuto senza avere solide radici culturali. Un difetto prontamente individuato e corretto da Xi.

La direttiva della contea di Xunyang

L’importanza della pietà filiale è stata posta in primo piano dal Tribunale del popolo della contea di Xunyang, nella provincia dello Shaanxi. La domanda che si sono poste le autorità locali è la seguente: è illegale essere disobbediente e non mostrare pietà filiale nei confronti dei genitori? C’è chi pensa che tutto rientri nella sfera morale e non legale, mentre altri chiedono una precisa disposizione della legge. In una direttiva sono stati elencati sei “comportamenti ingiusti”, tra cui consentire ai genitori di vivere in case in rovina, ignorare la vita degli anziani, intascare la loro pensione e maltrattarli; nel mirino ci sono anche i casi in cui una persona anziana ha diversi figli ma non è sostenuta finanziariamente da nessuno di loro.

Eliminare i “comportamenti non filiali”

La direttiva, datata 11 luglio ed emessa da cinque dipartimenti che includono polizia e pubblici ministeri, rientra in una specifica campagna morale portata avanti dal governo locale di Xunyang contro il “comportamento non filiale” che, secondo le autorità, avrebbe danneggiato e degradato la condotta sociale e compromesso la battaglia politica della contea contro la povertà. Xi Jinping ha infatti dichiarato che entro il 2020 la Cina dovrà essere una “società moderatamente prospera” e che nessun cinese dovrà vivere al di sotto della soglia di povertà, ufficialmente riconosciuta in un reddito minimo di 2.300 renminbi annui (circa 330 dollari).

L’importanza della famiglia nella lotta alla povertà

Un funzionario di Xunyang, tale Wu Lizhou, ha spiegato meglio la direttiva in un’intervista rilasciata a un giornale locale: “Nella direttiva ci sono sei azioni tipo; le prime cinque non violano la legge ma contribuiscono a creare una cattiva atmosfera sociale. L’ultima, quella relativa ai figli che discriminano i genitori, soprattutto se anziani, deve essere repressa secondo le leggi esistenti”. Nel mirino delle autorità finiranno solo coloro che violeranno la legge, mentre i responsabili di cattiva condotta morale non saranno sanzionati; l’obiettivo della direttiva, in sostanza, è mettere pressione su questi ultimi affinché cambino il loro atteggiamento e riscoprano l’antica virtù della pietà filiale. Da un punto di vista politico i “non filiali” starebbero ostacolando gli sforzi di riduzione della povertà portati avanti dallo Stato. “Le questioni familiari – sottolinea ancora Wu Lizhou – sono questioni statali. Il paese è formato da molte famiglie ed è armonioso solo se sono armoniose anche le famiglie”.

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