Colombo è salvo. O almeno così sembra, dopo che il sindaco di New York Bill de Blasio ha sfilato sotto una pioggia battente in testa alla parata del Columbus Day, accompagnato dalle più alte cariche cittadine e dal governatore Andrew Cuomo.

A protestare contro la posizione cerchiobottista del sindaco, in bilico fino a pochi giorni fa tra le pressioni della comunità italo-americana e quelle dei movimenti che vorrebbero la rimozione della festa e l’abbattimento della statua del navigatore dal Columbus Circle, era stato addirittura lo stesso ambasciatore italiano negli Usa, portando fortunatamente ad un cambio di rotta.

“Non c’è alcun piano per rimuovere la statua da Columbus Circus” ha assicurato De Blasio durante la celebrazione in onore dei newyorkesi di origine italiana. Parole a cui sono seguite quelle del governatore Cuomo, quasi a mettere fine alla questione: “Siamo pronti a dare battaglia a chi vuole eliminare la festa e rimuovere le statue, non lo permetteremo, sarebbe uno schiaffo alla comunità italo-americana e non sarà tollerato”.

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Mentre però gli agenti del NYPD stazionano notte e giorno davanti alla statua di Colombo a Central Park per evitare episodi di vandalismo, non sembrano passarsela altrettanto bene le statue del navigatore genovese nel resto degli Stati Uniti. Diverse città, prima tra tutte Los Angeles, hanno infatti ormai cancellato le celebrazioni del Columbus Day, cedendo alle pressioni dei gruppi “anti-razzisti”. “Colombo era un torturatore di indigeni”, “un genocida”, sostengono i gruppi radicali ed afroamericani che si sono dati appuntamento ieri in ben 50 città degli Stati Uniti (da Berkley a Phoenix, da Portland all’Alaska) per protestare contro Cristoforo Colombo e chiedere al suo posto l’istituzione dell’Indigenous Peoples Day. In una sorta psicosi collettiva che suona quasi come un “vorrei non esser mai nato”. E mentre il magazine Newsweek si chiede: “Sarà questo l’ultimo Columbus Day?”.

Di certo non sembra pensarla così il presidente Trump, che su Twitter ha ribadito come la festa del grande esploratore genovese rappresenti il forte legame fra Italia e Stati Uniti. “Dispiace vedere come una figura che una volta univa e rappresentava il coraggio, l’ottimismo e gli immigrati dell’America, oggi sia improvvisamente nel mirino di chi la vuole distruggere – scrive Newsweek -. Noi abbiamo un debito verso Colombo, quello di essere più rispettosi di un uomo che ha reso possibile l’esistenza del nostro paese”. 

Se il clima negli Usa resta però surriscaldato, New York sembra per ora immune al processo di logoramento delle figure che hanno fatto la storia americana. Non solo perché una petizione che dice “Giù le mani da Colombo” ha già raccolto oltre mille firme, ma perché la presenza del sindaco de Blasio alla parata è il riconoscimento di come la città abbia un vero e proprio debito verso l’immigrazione italiana. Un debito che non si potrà facilmente estinguere.

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Resta ora soltanto da vedere se tra un mese la commissione nominata dal sindaco per stilare l’elenco dei monumenti “politicamente scorretti” includerà, o meno, la statua di Cristoforo Colombo tra quelle da abbattere. Ma sono ormai in molti a pensare che se il simbolo degli italo-americani dovesse finire nella lista nera, lo stesso de Blasio sarebbe pronto a mettere il veto per salvarlo.

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