Convivenza, molestie, divorzio e alcolici: i nuovi Emirati Arabi Uniti passano anche da qui. Le autorità dei sette emirati hanno infatti annunciato la modifica di diverse leggi islamiche in vigore aprendo così la strada a grandi cambiamenti nella società. Un piano di riforme per rafforzare la posizione economica e sociale del Paese e “consolidare i principi di tolleranza”, ha spiegato l’agenzia di stampa statale Wam svelando le prime misure di ampliamento delle libertà personali. E così, dopo lo storico accordo per la normalizzazione delle relazioni con Israele, gli Emirati continuano la loro trasformazione economico-sociale che passa ora dalla revisione delle leggi islamiche sulla persona.

Da circa un decennio, il Paese del Golfo ha avviato un processo di diversificazione economica per ridurre la sua dipendenza dal petrolio. Un percorso che si basa su commercio, industrializzazione, servizi e turismo e che trova nella comunicazione il suo aspetto principale: al centro della strategia emiratina c’è infatti la promozione di un’immagine di eccellenza, modernità e tolleranza che ha il fine di consolidare il ruolo del Paese sullo scenario regionale e richiamare l’attenzione della comunità internazionale. L’accordo con gli israeliani ha già dato una grossa spinta agli Emirati che però vogliono continuare a rafforzarsi sullo scacchiere geopolitico. Abu Dhabi non intende fermasi e oggi, la società in rapida evoluzione e le sfide epocali rappresentate dal coronavirus e dal crollo del prezzo del petrolio hanno imposto al Paese un’ulteriore accelerazione che porta con sé nuove e importanti riforme.

Le modifiche alle leggi islamiche

Le modifiche alle leggi islamiche, come riferisce il quotidiano di stato The National, consentono alle coppie non sposate di vivere insieme (fino ad ora la convivenza senza matrimonio era un crimine) e vanno ad inasprire le pene per stupri e molestie sessuali. Per difendere al meglio i diritti della donne, sono cancellate anche le leggi a protezione dei cosiddetti “crimini d’onore” che permettono ad un familiare maschio – che aggredisce o uccide una donna per una motivazione considerata “disonorante” – di eludere tutte le accuse. La punizione per questi crimini diventa quindi la stessa di qualsiasi altro tipo di aggressione. Il tentato suicidio, vietato dalla legge islamica, viene depenalizzato mentre i soccorritori non sono ritenuti responsabili in caso di morte della persona assistita. Alcune novità investono anche il settore degli alcolici: vengono infatti resi meno severi i divieti sul consumo, il possesso e la vendita. Da qualche mese, per contrastare il crollo delle entrate del turismo, le autorità di Dubai e Abu Dhabi hanno posto fine all’obbligo per chi beve alcolici di avere una licenza speciale. Ora questa misura viene estesa a tutti gli emirati mentre rimane fissata a 21 anni l’età minima per il consumo di alcol. L’ampliamento delle libertà personali permette inoltre agli stranieri, che rappresentano circa il 90% della popolazione, di evitare i tribunali della Sharia islamica su questioni come il matrimonio, il divorzio e l’eredità. Se coinvolti in casi di diritto di famiglia, si potrà quindi chiedere l’applicazione della legge del proprio Paese d’origine ed essere assistiti da interpreti nel corso dei processi. Le nuove misure con effetto immediato non fanno riferimento ad altri aspetti importanti come ad esempio l’omosessualità, ma sono comunque ritenute un passo avanti per la società emiratina. “Non potrei essere più felice per queste nuove leggi che sono progressiste e proattive”, ha commentato il regista emiratino Abdullah Al Kaabi che nelle sue opere ha trattato argomenti come l’amore omosessuale e l’identità di genere. “Il 2020 è stato un anno difficile e trasformativo per gli Emirati Arabi Uniti”, ha infine aggiunto.

Attraverso la revisione delle leggi islamiche sulla persona, gli Emirati Arabi Uniti puntano non solo a rafforzare la loro posizione da un punto di vista geopolitico ma anche a proporsi come meta perfetta per affari e persone. L’apertura emiratina segue di pochi mesi lo storico accordo di normalizzazione dei rapporti con Israele mediato dagli Stati Uniti che porterà nel Paese non solo importanti investimenti ma anche migliaia di turisti. Ed è a questo business che gli emiratini guardano con molto interesse mentre si preparano ad ospitare l’Expo, evento di primo piano per la strategia economica e d’immagine del Paese. L’esposizione universale, prevista per lo scorso ottobre e poi rinviata al 2021 a causa della pandemia da coronavirus, aprirà le porte di Dubai a circa 25milioni di visitatori. Un appuntamento mondiale al quale gli Emirati Arabi Uniti non possono permettersi di arrivare impreparati.

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