La Regeneron Pharmaceutical ha ricevuto l’autorizzazione per l’uso d’emergenza del proprio cocktail di anticorpi monoclonali, denominato Regen-CoV2, dalla Food and Drug administration americana. L’ente regolatorio ha dato luce verde alla somministrazione del trattamento, a base di casirivimab e imdevimab, nei pazienti con più di dodici anni di età ed un peso superiore ai 40 chili, colpiti da forme leggere o moderate di Covid-19. Il Regen-CoV2 riduce il rischio di sviluppare forme più gravi di Covid-19 in chi è già stato colpito dalla malattia ed è stato utilizzato con successo per curare il presidente americano Donald Trump. Uno studio pubblicato sul prestigioso periodico scientifico Science (e riportato da Forbes) ha dimostrato che il Regen-CoV2 ha ridotto la presenza del virus Sars-CoV2 nell’apparato respiratorio dei  macachi infettati ed è stato in grado di ridurre i danni biologici provocati da questa malattia.

Una speranza per il futuro

La Regeneron è riuscita ad organizzare, in un tempo relativamente breve, le fasi 1,2 e 3 della sperimentazione clinica del proprio trattamento ed a pubblicare, alla fine di settembre, le prime evidenze scientifiche su 275 pazienti che hanno ricevuto il trattamento nelle fasi 2 e 3. Il Regen-CoV2 ha tendenzialmente ridotto la carica virale nei pazienti che non richiedevano l’ospedalizzazione e ne ha accelerato la guarigione ed ha impedito. L’autorizzazione per l’uso di emergenza consente l’utilizzo del prodotto in alcune circostanze specifiche e nell’attesa che tutti i dati necessari ad una piena autorizzazione siano a disposizione della Fda. In una prima fase potranno ricevere il Regen-Cov-2 unicamente i pazienti ad alto rischio, nello specifico quelli con più di 65 anni di età, un indice di massa corporea superiore a 35 (obesi) oppure colpiti da altri disturbi cronici come diabete e malattie cardiovascolari. Il cocktail di anticorpi non dovrà essere ricevuto da quelle persone già ospedalizzate oppure in ossigenoterapia a causa del Covid-19. La Food and Drug Administration aveva già dato il via libera, il 9 di novembre, al trattamento a base di anticorpi monoclonali sviluppato dall’americana Eli Lilly & Co. La Lilly aveva reso noto che, entro fine anno, avrebbero potuto essere disponibili fino ad un milione di dosi. Il governo americano ha già acquistato 300mila dosi del trattamento di Lilly ed altrettante di Regeneron ed almeno per quanto riguarda Lilly si è impegnato affinché i cittadini non abbiano costi diretti legati al farmaco.

Una nuova strada per uscire dall’emergenza

L’attenzione della comunità internazionale e dei media si è focalizzata, nel corso dei mesi, sulla rincorsa allo sviluppo di un vaccino efficace contro il Covid ed in grado di porre fine alla pandemia. L’interesse per gli anticorpi monoclonali, destinati a rivelarsi un importante strumento nel contrasto al Covid-19, è stato invece minore e nelle ultime settimane sono stati dimenticati. Le tempistiche sull’inizio delle vaccinazioni di massa in Italia e negli altri Paesi dell’Unione Europea dominano i canali comunicativi e politici, con tutte le possibili polemiche connesse a questi argomenti che scatenano contrapposizioni violente tra i vaccinasti convinti ed il campo dei No-Vax. Non si è parlato, se non di sfuggita, del progetto curato dal microbiologo Rino Rappuoli, a capo della GSK Vaccines. Quest’ultimo e la sua squadra di collaboratori stanno lavorando, nei laboratori toscani della società, ad un farmaco che potrebbe costituire una svolta nella lotta al coronavirus. Il dottor Rappuoli ha spiegato che (le sue parole sono riportate da Startup Italia) “L’anticorpo monoclonale ha due usi: uno per le persone sane, gli viene dato un anticorpo oggi e da domani sono protette dall’infezione e sono immuni per sei mesi. L’altro per guarire l’infezione già in atto” e che “con un’iniezione di questi, per sei mesi, una persona è immune” ed ha chiarito che “le prime dosi potrebbero essere disponibili a partire da marzo”.

L’immunizzazione di massa della popolazione mondiale non è l’unica strada per uscire dall’emergenza che, proprio per la sua straordinarietà, necessita anche di idee e soluzioni più creative. Alcuni problemi tecnologici relativi alla produzione di anticorpi monoclonali non dovranno scoraggiare la comunità internazionale nel perseguire ogni possibile strategia per eliminare il virus.

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