La Francia inizia a vedere la luce in fondo al tunnel della seconda ondata. Questo almeno è il pensiero del ministro della Salute, Olivier Veran. “Grazie all’isolamento, come nel marzo scorso, le trasmissioni del virus stanno rallentando. Stiamo riportando l’epidemia sotto controllo”, ha detto nel corso di un’intervista con alcuni giornali locali, ribadendo però anche che c’è ancora molto lavoro da fare, “Non abbiamo ancora sconfitto questo virus, è chiaramente troppo presto per rivendicare la vittoria e rilassare i nostri sforzi”.

Uno dei Paesi europei in cui la seconda ondata del contagio ha iniziato a colpire per prima con particolare violenza è stata proprio la Francia. Il numero dei casi a fine ottobre ha costretto il presidente francese Emmanuel Macron a varare un secondo lockdown dopo quello primaverile fino alla fine dicembre.

Come stanno andando i contagi

I numeri che arrivano dai vicini d’oltralpe sono infatti in miglioramento, ma ancora molto difficili. Partiamo dagli ultimi dati. Nelle ultime 24 ore il Paese ha registrato ancora 27.228 nuovi casi e oltre 300 nuovi decessi. Stando ai dati della Johns Hopkins University dall’inizio della pandemia la Francia ha contato oltre un milione e 800 mila casi, con quasi 45 mila morti, numeri che la collocano al settimo posto nel mondo. L’Italia ovviamente è poco lontana con quasi un milione e 200 mila casi.


Quando l’Eliseo ha deciso di chiudere tutto il 29 ottobre scorso erano 36 mila, ma il picco è stato poi toccato l’8 ottobre con 86 mila casi. Dall’inizio di ottobre il tasso di crescita settimanale dei contagi ha viaggiato intorno al 40%, con una punta del 47,5% nella prima settimana di lockdown. Oggi, dicono i numeri, la curva è in discesa, ma tutti, Macron in testa, continuano a predicare calma.

A questo punto osservando il numero di casi per milione di abitanti possiamo anche provare a fare un confronto tra Italia e Francia. Come si vede nella seconda infografica gli indicatori francesi hanno sempre anticipato quelli del nostro Paese. Anzi la forbice si è allargata a partire dall’inizio di ottobre. Il primo del mese, ad esempio, l’Italia faceva segnare 29,1 casi ogni milione di abitanti, mentre i francesi superavano i 180. Poi la seconda ondata ha colpito anche il nostro Paese.

Per avere un’idea di come confrontare  le situazioni dei due Paesi basti pensare che l’Italia ha raggiunto i 180 per milione circa una ventina di giorni dopo, il 22 ottobre, quando nel frattempo il Paese transalpino aveva toccato i 390. Poi a fine mese la svolta per volere dell’Eliseo. Chiusura totale. Da quel momento la curva si è abbassata in modo abbastanza verticale. E sabato scorso è arrivato poi il sorpasso: 570 in Francia contro 577 in Italia.

Al momento i numeri nel nostro Paese confermano un trend in crescita. Certo i tassi di aumento dei casi sono più contenuti delle scorse settimane ma è presto per capire quando arriverà il picco. Visto l’andamento della pandemia in Francia e in Italia e le conseguenti misure adottate potremmo ipotizzare due curve leggermente diverse. Quella francese molto più “a punta” con una crescita molto rapida e un declino abbastanza veloce. Mentre per l’Italia si noterà una crescita via via più lenta e una diminuzione altrettanto lenta, a meno che non si arrivi nelle prossime settimane a un lockdown nazionale come quello primaverile.

Migliorano anche i tassi di positività

A riprova di un incrocio delle curve tra i due Paesi c’è anche il tasso di positività dei tamponi. Per l’Italia abbiamo calcolato l’andamento attraverso la media mobile settimanale, in modo da non avere scossoni dovuti ai pochi tamponi processati la domenica. Mentre per la Francia ci siamo appoggiati al database presente sul sito del ministero della Salute della Francia.

Mentre Parigi ha visto l’indice salire in modo leggermente lineare già a partire dall’estate, l’Italia ha avuto una curva più ripida dopo la seconda decade di ottobre. Oggi, seguendo le parole di Veran, la situazione sembra tornare sotto controllo in Francia e i valori tra i due Paesi quasi si sovrappongono. I numeri sono stati confermati dallo stesso ministro: “Per dieci giorni consecutivi è diminuito il numero di nuove diagnosi di Covid-19 e il tasso di positività dei test. Tutto suggerisce quindi che abbiamo superato un picco epidemico“.

Ancora presto per valutare la mortalità

Come ha dimostrato la prima ondata, l’onda lunga della pandemia si fa sentire sulla mortalità leggermente in ritardo. Ancora oggi la Francia conta centinaia di vittime al giorno, con un picco l’11 novembre scorso quanto di decessi sono stati 1.220. Fino al 14 la curva ha mostrato un andamento altaleniate ma scarsi segni di una decisa discesa. È vero nel weekend del 15 novembre i numeri sono rallentati, ma è ancora presto per dire se questo indicatore è in fase calante.

Anche su questo indicatore il nostro Paese non si discosta molto. Basandoci sui decessi calcolati ogni milione di abitanti gli indici delle due nazioni appaiono orami identici, 8,99 per la Francia e 9,06 per l’Italia. Anche qui il confronto è prematuro, sia perché la seconda ondata è iniziata con tempistiche diverse, sia perché le strategie adottate non sono state le stesse. Lockdown generalizzato da una parte, Dpcm a raffica da noi, prima con chiusure e limitazioni, poi con la creazione delle zone suddivide in base alle criticità.

Preoccupano le terapie intensive

Una delle ragioni che fa predicare potenza al governo francese riguarda il destino di migliaia di malati. Il ministero della Salute ha spiegato che il numero di persone ospedalizzate ha superato il picco di 32mila raggiunto nell’aprile dello scorso anno. Non solo. Stando ai dati disponibili si può dire che ogni 30 secondi viene ricoverato un malato e che ogni tre minuti qualcuno finisce in terapia intensiva.

Lo stesso premier francese Jean Castex ha evidenziato come “la pressione sugli ospedali francesi sia enormemente intensificata”. Sempre secondo i dati sul sito del ministero della Salute la gran parte dei letti presenti nei reparti di terapia intensiva sono destinati a pazienti Covid. Dall’8 novembre questa soglia ha sfondato il 90% e il 15 novembre ha raggiunto il 96,5%, in pratica i reparti di terapia sono quasi solo reparti covid.

Questi numeri costringono anche il governo a mettere le mani avanti su possibili allentamenti delle misure. Tutto dipenderà dai numeri dicono. Le autorità, ha scritto Reuters, sono sotto pressione da una parte del mondo imprenditoriale francese, in particolare dal settore del commercio che teme effetti devastanti in vista della stagione degli acquisti natalizi se non si darà la possibilità ai cittadini di uscire per fare acquisti.

I timidi segnali sull’indice R

Segnali di speranza su possibili concessioni a partire dal prossimo 1 dicembre (giorno fissato per la fine di questo secondo lockdown) arrivano dall’indice R. Il numero è un’indicatore che cerca di calcolare quante nuove infezioni vengono causate da ciascuna persona infetta. Sempre stando a quanto riportato dai dati della autorità sanitarie francesi, il 6 novembre quel indicatore ha virato verso il basso scendono sotto la soglia critica dell’1 e arrivano allo 0,81.

Fintanto che il numero resta sotto l’1 si può supporre che la curva dei contagi sia destinata a scendere. Ma non è ancora chiaro a quale velocità. Lo stesso premier Castex, pur confermando i pacchetti di aiuti agli esercenti, ha avanzato l’ipotesi di timide aperture per i negozi (ma non per bar e ristoranti), a patto che il numero confermi la sua contrazione e che parallelamente i contagi continuino a scendere.

Nelle prossime settimane gli occhi saranno puntati su questi ultimi indicatori. Sull’indice R per capire la direzione dell’epidemia, sulle terapie intensive per sapere se l’emergenza sanitaria concederà una tregua e maggiore spazio di manovra e sui contagi complessivi. Emmanuel Macron quando ha annunciato il nuovo lockdown aveva infatti fissato a 5 mila casi giornalieri la soglia per allenare le regole. Un valore che dalle parti di Parigi non vedono da inizio settembre.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.