Il Coronavirus si può sconfiggere e arginare: le notizie che arrivano da più parti nel mondo negli ultimi giorni danno riscontri positivi sulla possibilità di passare con decisione alla controffensiva contro il Covid-19. Il 20 febbraio scorso il direttore dell’Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, e il capo del suo ufficio scientifico, Soumya Swaminathan, hanno firmato un articolo a quattro mani su The Lancet in cui elogiavano gli sforzi della comunità medica internazionale per l’avanzamento delle ricerche sul virus. Nei giorni successivi nuove e interessanti notizie sono giunte sia sul fronte del trattamento clinico che dell’avanzamento delle conoscenze su possibili terapie vaccinali.

Intervistato da Avvenire, il direttore scientifico dell’Istituto nazionale per le malattie infettive (Inmi) “Lazzaro Spallanzani” di Roma, Luigi Ippolito, ha annunciato il netto miglioramento del quadro clinico dei tre pazienti affetti da Coronavirus ricoverati nel centro attraverso l’utilizzo dei farmaci più avanzati riservati ai ricoverati colpiti da gravi patologie virali: ventilazione assistita e farmaci studiati per contrastare Aids e Ebola. “Esistono farmaci antivirali che si possono usare, per i quali non esistono ancora studi randomizzati controllati, ma che comunque in vitro hanno dimostrato di essere in grado di inibire la crescita del virus”, dichiara Ippolito, che poi aggiunge: “Quello per l’Aids perché è un farmaco attivo su diversi meccanismi di funzionamento, così come quello per Ebola, perché non sono virus-specifici, ma riescono a uccidere il virus”.

Una terapia applicata a pazienti severamente colpiti dal virus, ma che ha permesso di avviare la strada alla risoluzione clinica dei loro casi. Milano Finanza aggiunge particolari indicando nel Remdesivir (codice di sviluppo GS-5734 ), un nuovo farmaco antivirale nella classe degli analoghi nucleotidici utilizzato in principio contro Ebola in Congo, il maggior indiziato per una cura più sistematica. Buone notizie provengono anche dalla Cina, dove il capo missione dell’Oms Bruce Aylward, ha sottolineato che i trattamenti antivirali col Remedsivir utilizzati in via sperimentale dalle autorità si sono rivelati un’efficace cura contro il Covid-19. Questo, secondo Aylward, potrebbe aprire a una svolta decisa entro aprile nell’istituzionalizzazione di una cura anti Coronavirus.

La Cina sta tenendo botta sotto questo punto di vista: incassa i complimenti dell’Oms per la gestione dell’emergenza, assiste al rilancio dell’attività economica nelle regioni in cui l’allerta è diminuita, vede nella giornata di mercoledì 26 febbraio oltre 2.400 nuove dimissioni e, per l’ottavo giorno consecutivo, il numero dei nuovi ricoverati sopravanzato dai pazienti guariti dal Coronavirus.

L’applicazione di cure già conosciute e in via di consolidamento contro il Coronavirus e l’aumento dell’interscambio di conoscenze e informazioni tra istituti di ricerca, aziende e sistemi sanitari permetterà alla comunità internazionale di guadagnare prezioso tempo e salvare vite mentre la sperimentazione e la ricerca di un vaccino funzionante prosegue. Da Ilaria Capua, virologa attiva negli Stati Uniti che ritiene possibile la ricerca di una cura di tale tipo in sei-otto mesi, a Walter Ricciardimembro dell’esecutivo Oms e consigliere del ministero della Sanità, che estende il lasso di tempo a due anni, le previsioni parlano comunque di una ricerca destinata a protrarsi oltre il termine della situazione emergenziale di breve periodo. Fattispecie, dunque, che deve ulteriormente stimolare a ritenere positivi i risultati concreti ottenuti con i farmaci curativi già esistenti. E a rendere l’opinione pubblica ottimista sulla capacità della comunità medica internazionale di opporre all’avanzata del Coronavirus una tempestiva e tenace resistenza.

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