La seconda ondata della pandemia sarà probabilmente più forte della prima ed avrà un impatto sul sistema sanitario e sui servizi di rianimazione.  A lanciare l’allarme è Jean-Francois Delfraissy, presidente del comitato tecnico scientifico francese, che è  stato intervistato dalla radio Rtl ( le sue parole sono riportate dal Corriere.it). Delfraissy ha poi aggiunto che le nuove infezioni giornaliere in Francia sono ben più delle 50mila registrate ieri e che con l’attuale trend di crescita si potrebbero toccare i 100mila nuovi casi nell’arco di una giornata. Le cupe parole dell’esperto mettono ( indirettamente) alla berlina la strategia di  contenimento implementata dal Presidente Emmanuel Macron e basata su un rigido coprifuoco in vigore dalle 21 alle 6 in gran parte della Francia.

La Francia è in pericolo

La curva dei contagi di Parigi appare ormai fuori controllo ed il Paese ha iniziato ad infrangere, un giorno dopo l’altro, il record di contagi stabilito in precedenza. Nella giornata di sabato sono state registrate, ad esempio, oltre 45mila nuove infezioni giornaliere. Si è  trattato di un primato poco invidiabile ma anche poco duraturo dato che domenica i nuovi casi sono stati oltre 52mila mentre 116 persone hanno perso la vita a causa del morbo. Il numero di infezioni complessive scoperte in Francia dall’inizio della pandemia ha abbondantemente superato il milione mentre oltre 34mila persone sono decedute a causa del Covid-19. Il Presidente Macron ha cercato di reagire al peggioramento del quadro epidemiologico ed ha imposto, a partire dalla metà di ottobre, il coprifuoco in otto grandi aree urbane, particolarmente colpite dal virus, tra cui ci sono Parigi, Marsiglia, Lione, Lille e Grenoble. Sono stati inoltre vietate tutte le feste in luoghi pubblici. Troppo poco ( e di certo troppo tardi) per fermare l’avanzata del virus. Macron ha annunciato, nel corso di una conferenza stampa svoltasi il 23 ottobre, che le restrizioni rimarranno in vigore almeno sino a dicembre e che potrebbero essere irrobustite  qualora non si dimostrino efficaci. Il Capo di Stato ha ricordato che, nella migliore delle ipotesi, i francesi dovranno convivere con  virus sino all’estate del 2021. Il Presidente francese ha scelto la via del pugno di ferro per ammonire i concittadini e renderli consapevoli di quanto sta accadendo. Una scelta comunicativa che rischia di rivelarsi fallace e poco empatica. Terrorizzare e spaventare non è  un’arma vincente per ottenere la collaborazione della popolazione.

Un fallimento totale

Poco più di due settimane fa i pazienti afflitti da Covid-19 occupavano il 40 per cento dei posti letto delle terapie intensive della città di Parigi e circa un quarto di quelli disponibili a livello nazionale. Secondo alcuni medici, sentiti dalla Associate Press, il governo centrale non ha incrementato negli ultimi mesi la capacità dei posti di letto e non ha assunto più personale per gestire le terapie intensive. I vertici politici francesi non hanno dunque imparato quasi nulla dalla prima ondata e non hanno pianificato una risposta adeguata al ritorno del virus nei mesi freddi. Il risultato è  il rischio collasso per il sistema sanitario, la paralisi economica a causa delle misure contenitive ed il dilagare di disturbi psicologici tra la popolazione. Il futuro appare, ora, in salita e la stessa presidenza Macron è a rischio a causa del possibile dilagare delle rivolte sociali. La Francia ha una grande tradizione in materia di dimostrazioni di piazza e non servirà ancora molto tempo prima che le cose degenerino. In primo piano ci sono alcuni dei pazienti Covid più gravi che, qualora le cose peggiorano, potrebbero non essere più curati adeguatamente. Un disastro su più fronti a cui sembra difficile porre rimedio e che potrebbe travolgere anche il Natale, unico barlume di speranza rimasto ai cittadini transalpini.

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