C’è chi ha iniziato a distribuire le prime dosi e chi è in attesa di riceverle. Il conto alla rovescia per la somministrazione dei vaccini anti coronavirus è iniziato. Tra la seconda metà di dicembre e il mese di gennaio, molti Paesi prevedono di iniettare l’antidoto almeno alle categorie di persone più a rischio, come gli anziani e il personale sanitario, salvo poi passare al resto della popolazione.

Come sappiamo non ci sarà soltanto un vaccino pronto all’uso. La lista dei medicinali capaci di sconfiggere il Sars-CoV-2, al contrario, è ricca di candidati. Come ha scritto il New York Times, i ricercatori di tutto il mondo stanno attualmente testando 59 vaccini in studi clinici sugli esseri umani. Di questi, 16 hanno raggiunto le fasi finali dei test. Da questo punto di vista è importante sottolineare come lo sforzo di vaccinazione della Cina stia seguendo un corso molto diverso rispetto a quello in corso negli Stati Uniti e in Europa. Il motivo è semplice: i principali vaccini occidentali (termine con il quale, per comodità, consideriamo sia i vaccini prodotti in Europa che negli Usa) si basano su un funzionamento scientifico differente rispetto ai candidati cinesi (o russi).

Vaccini diversi

Semplificando al massimo, possiamo affermare che ciascun vaccino si affida a tecnologie differenti. Troviamo, ad esempio, i vaccini a dna-rna. Questi si affidano a frammenti di materiale genetico prodotto in laboratorio, i quali sono chiamati a codificare una parte del coronavirus, come ad esempio la proteina spike usata dal suddetto virus per infettare le cellule umane e riprodursi nell’organismo. In altre parole, una volta assunti vaccini del genere, il corpo di un essere umano segue alla lettera le istruzioni del dna-rna per copiare la parte del virus codificata, riconoscerla e attivare una risposta immunitaria.

Il candidato di Pfizer-Biontech usa proprio la tecnologia appena spiegata (fin qui mai stata utilizzata per sviluppare un vaccino approvato). Dal momento che la molecola di Rna messaggero è fragile – e verrebbe fatta a pezzi dai nostri enzimi – gli scienziati l’hanno avvolta in una bolla oleosa costituita da nanoparticelle lipidiche. Ecco spiegato perché vaccini del genere devono essere trasportati e conservati a una temperatura pari a -70 C° (il vaccino Moderna si accontenta di una temperatura di -4 C°).

I sieri cinesi, al contrario, si sono affidati a una modalità molto più tradizionale: quella del virus inattivato, una approccio che risale al primo vaccino antinfluenzale degli anni ’30. Detto altrimenti, i principali vaccini cinesi (di sicuro quelli targati Sinopharm e Sinovac) contengono virus trattati con calore, sostanze chimiche o radiazioni, in modo che questi patogeni possano innescare una risposta immunitaria ma non siano in grado di replicarsi. CanSino, così come AstraZeneca, adotta invece gli adenovirus 5 (Ad5), cioè virus responsabili di qualche banale raffreddore che, una volta modificati e resi innocui, vengono utilizzati per veicolare nell’organismo geni del patogeno del quale si ricerca l’immunità.

Vantaggi e svantaggi

In base alle tecnologie impiegate, ciascun vaccino avrà vantaggi e svantaggi logistici. Come sottolineato dal South China Morning Post, gli esperti ritengono che i sieri che utilizzeranno virus inattivati e vettorizzati, come la cinese CanSino e AstraZeneca, avranno vantaggi a breve termine in quanto le materie prime necessarie per allestirli non rappresenteranno un problema fintanto che gli impianti di produzione saranno operativi nei rispettivi hub. I vaccini a mRna potrebbero invece affrontare qualche problema iniziale nella fornitura di materie prime ma, nel lungo periodo, potrebbero essere più facili da produrre in serie.

Jerome Kim, direttore generale dell’International Vaccine Institute (IVI), ha spiegato che le materie prime delle tecnologie consolidate sono meno preoccupanti perché utilizzano linee comuni. “Gli adenovirus sono facili da coltivare. Non prevediamo che ci possa essere un problema con la catena di approvvigionamento. Ci sono invece preoccupazioni sui vaccini a mRNA e sulla loro capacità di aumentare la produzione. Infatti non c’è molta esperienza nell’uso di questa tecnologia”, ha concluso. Vedremo che cosa succederà una volta che partiranno le varie campagne di vaccinazione.

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