La pandemia ha imposto alla società un nuovo modo di confrontarsi e di vivere la condizione della malattia. La necessità di contenere la diffusione del Covid-19 ha costretto le autorità  politiche ad imporre provvedimenti restrittivi nei confronti di chi contrae il morbo. Chi è malato, anche se asintomatico, non può uscire di casa, almeno per un certo numero di giorni, per evitare di contagiare gli altri. Si tratta di un cambiamento radicale rispetto al passato quando non era infrequente imbattersi in persone che, durante la stagione influenzale, si muovevano liberamente con la febbre alta. Il malato di Covid-19 può tornare ad una vita normale solo quando viene giudicato guarito, con una dichiarazione sanitaria che avviene in tempi diversi in base alla nazione in cui  si vive. Gli Stati più severi impongono criteri restrittivi per ufficializzare la guarigione mentre quelli più morbidi sono meno rigidi per quanto riguarda i controlli. Ecco come vanno le cose sul campo.

La Scandinavia

In Svezia i casi confermati di Covid-19, secondo quanto riferito dall’unità di crisi delle autorità svedesi, devono stare a casa per almeno sette giorni dopo la comparsa dei sintomi ed attenersi a quanto raccomandato dal proprio medico curante. Dopo una settimana, qualora i sintomi siano scomparsi da almeno due giorni, si può tornare a svolgere le proprie attività. I bambini in età prescolare, invece, non devono essere sottoposti in alcun caso a test e possono tornare a scuola, anche in presenza di sintomi respiratori, dopo ventiquattro ore senza febbre. Stoccolma ha affrontato la pandemia facendo affidamento sulla responsabilità individuale e sulle raccomandazioni piuttosto che sui provvedimenti restrittivi e questo atteggiamento sembra confermato da questa circostanza. Spostandoci nella vicina Norvegia la cose non cambiano. Isolamento di cinque giorni a partire dal test positivo ed assenza di febbre da almeno 24 ore senza aver assunto antipiretici. L’isolamento termina anche se i conviventi sono in quarantena. In Danimarca, invece, le indicazioni sono ancora più semplici. Si può interrompere l’isolamento dopo 48 ore senza sintomi oppure dopo 10 giorni di malattia in presenza di un significativo miglioramento delle condizioni mentre gli asintomatici devono attendere 7 giorni dopo il test positivo.

Francia e Germania

Il portale del governo francese spiega che l’isolamento deve diventare centrare nella strategia di lotta contro il virus e la regola di base è che deve durare per almeno 10 giorni. Se non si hanno sintomi si può cessare l’isolamento dopo 10 giorni ma si deve prestare particolare attenzione, per almeno una settimana, al rispetto dei gesti barriera, ad evitare i contatti con persone vulnerabili ed a privilegiare il telelavoro. Se ci sono sintomi bisogna stare in isolamento per 10 giorni dalla loro comparsa e se al decimo giorno si ha ancora la febbre bisognerà pazientare ancora ed attendere di essere sfebbrati da 48 ore. La particolarità della situazione francese è che tutte queste norme, anche se molto dettagliate ed elaborate, non sono legalmente vincolanti e non possono essere imposte sanzioni nei confronti di chi le viola. In Germania lo scenario muta radicalmente. Il sito dell’Istituto Robert Koch, un’organizzazione responsabile per il controllo  delle malattie infettive e parte del Ministero della Salute, chiarisce come il periodo di isolamento non finisce automaticamente ma solo quando viene ordinato dalle autorità responsabili e comunque non prima di dieci giorni dall’inizio dei sintomi (che devono essere assenti da almeno due giorni). La medesima durata temporale si applica anche a chi non mostra sintomi.

Paesi del Mediterraneo

In Portogallo il mancato rispetto dell’isolamento, che ha una durata variabile e decisa dal medico curante sentito il parere delle autorità competenti, può essere denunciato per i reati di disobbedienza civile ed epidemia colposa, entrambi punibili con una multa pecuniaria oppure con una pena carceraria. In Spagna la violazione del periodo di auto-isolamento può essere punita con una multa che in casi estremi, come quello della Comunità Autonoma di Valencia, può raggiungere i 30 mila euro. Questo periodo, nella maggior parte dei casi, dura 10 giorni e lo straniero non residente, in caso di malattia, dovrà pagarsi una stanza di tasca propria. Anche Malta ha scelto la strada del pugno di ferro nei confronti di chi fatica a rispettare la quarantena obbligatoria, che ha una durata variabile proprio come nel caso del Portogallo. Nel caso in cui si venga colti sul fatto bisognerà sborsare 10mila euro. In Italia un individuo colpito dal Covid-19 deve restare in casa per 10 giorni dopo il primo tampone positivo. Al decimo giorno potrà effettuare un tampone. Se positivo potrà svolgerne un altro dopo 7 giorni ed in caso di mancata negativizzazione potrà uscire di casa il ventunesimo giorno, posto che non abbia sintomi da almeno sette giorni. La violazione della quarantena comporta una denuncia penale.

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