Da almeno una settimana, in Francia i contagi di Covid-19 avanzano a ritmi pericolosi. Negli ultimi due giorni i bollettini hanno sfiorato la soglia dei 50mila nuovi casi quotidiani, mentre il tasso di incidenza è adesso pari a 366,8 e i pazienti nei reparti di terapia intensiva hanno superato quota 2.000. Numeri e dati che stanno spaventando il governo, che potrebbe presto introdurre una nuova stretta per allentare la pressione sul sistema sanitario nazionale, tornato pericolosamente nell’occhio del ciclone. Martedì il portavoce del governo, Gabriel Attal, ha sottolineato che gli oltre 47mila positivi rilevati rappresentano un “livello mai raggiunto dalla primavera scorsa”.

La quarta ondata (per alcuni quinta) ha insomma iniziato a toccare anche Parigi. Il copione è molto simile a quello con il quale ha dovuto fare i conti la Germania, dove nessuno si aspettava un simile ritorno di fiamma del virus, e dove Berlino ha imposto regole stringenti per interrompere la tendenza. Dopo aver iniziato la campagna vaccinale somministrando il ciclo completo a quanti più cittadini possibile, la Francia ha tirato i remi in barca, pensando che fossero sufficienti due dose per stoppare la corsa del virus. Si tratta, come vedremo, dello stesso errore concettuale commesso dalle autorità tedesche.

L’errore della Francia

L’unica differenza sostanziale tra Francia e Germania – e non stiamo parlando di una differenza da poco – è data dall’evidente gap nei rispettivi tassi di vaccinazione. Mentre Parigi è riuscita a vaccinare il 77,01% della popolazione (il 70,01% ha terminato il ciclo vaccinale, il 7% è in attesa di ricevere la seconda dose), Berlino è ferma al 71,23% (il 68,32% con due dosi, il rimanente vaccinato parzialmente). Le autorità tedesche, tra l’altro, sono riuscite a incrementare il numero delle vaccinazioni soltanto negli ultimi giorni, in concomitanza con l’inasprimento di alcuni provvedimenti per i non vaccinati e in seguito alla recrudescenza del virus.

Il principale problema della Germania – ovvero aver avviato una campagna vaccinale a razzo, per poi aver perso la bussola e ignorato l’importanza delle terze dosi – non può essere utilizzato in toto per raccontare il caso francese. La Francia, infatti, è apparsa molto più costante nelle vaccinazioni; dopo un inizio timido è stata in grado di recuperare, raggiungendo un ottimo livello di protezione. Evidentemente non abbastanza per tenere a bada la contagiosità del Sars-CoV-2 e stoppare l’influsso delle ultime varianti.

Il confronto con l’Italia

Nel giro di una settimana, la Francia ha visto aumentare i nuovi ingressi in ospedale del 40%, i ricoverati del 20% e quelli finiti in terapia intensiva del 25%. Calcolatrice alla mano, ci sono più di 10mila persone ricoverate e molte strutture ospedaliere iniziano a essere sotto pressione. Anche se, a differenza del passato, per il momento questa pressione è sotto controllo grazie al vaccino. Ma niente esclude che gli argini vaccinali possano rompersi da un momento all’altro, in parte a causa di una buona fetta di popolazione non ancora schermata, e in parte per l’eventuale influsso di nuove varianti.

Il tasso di vaccinazione della Francia, infatti, non è molto dissimile da quello raggiunto dall’Italia (78,41%, il 73,10% con doppia dose e il restante in attesa di ricevere la seconda). Da questo punto di vista, Parigi potrebbe (il condizionale è d’obbligo) anticipare le imminenti sfide del sistema italiano: aumento dei casi e nuova pressione sugli ospedali. Il rimedio? Come spiegato dagli esperti, accelerare con la somministrazione delle terze dosi per evitare che i primi cittadini vaccinati possano perdere la loro protezione.

Il presidente del Consiglio scientifico, Jean Francois Delfraissy, ha spiegato in un’intervista a BFMtv che “non è stato raggiunto il picco dei ricoveri” e che il Natale non è a rischio “a patto di fare attenzione”. E l’impatto di Omicron? Presto per stimarlo. “Ci vorrà un po’ di tempo prima che arrivi in Francia e più in generale in Europa. Ci aspettiamo il suo arrivo all’inizio del 2022 o verso la fine di gennaio, e questo ci lascia il tempo di prepararci. La risposta alla nuova ondata e alla variante Omicron è la stessa: la terza dose”, ha aggiunto lo stesso Delfraissy. Lo scenario francese è quindi molto interessante.

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