Pfizer-BioNTech, Moderna, AstraZeneca, vaccino russo e sieri cinesi. All’alba della terza ondata – un’ondata che, secondo gli esperti, potrebbe essere particolarmente dura -, l’imperativo dell’Italia è uno: ottenere più vaccini sicuri possibili. Indipendentemente dalla provenienza, e così da utilizzarli, in fretta e furia, per immunizzare almeno il 70% della popolazione.

Da giorni si fa un gran parlare dello Sputnik V, il siero sviluppato dall’Istituto Gamaleya di Mosca, già autorizzato da quasi 50 Paesi nel mondo. Anche alcuni Stati membri dell’Ue hanno dato il via libera al vaccino russo: è il caso, ad esempio, di Ungheria e Slovacchia, ai quali potrebbero presto aggiungersi altri governi. L’Italia, come del resto gran parte d’Europa, è a secco di dosi, e avrebbe particolarmente bisogno di nuova linfa vitale così da far ripartire il piano vaccinale.

Per accogliere lo Sputnik, ci sono due strade percorribili. La prima: aspettare che l’Ema, l’Agenzia europea del farmaco, finisca di revisionare il siero, per poi aspettare, in caso di fumata bianca, il conseguente ed eventuale via libera dell’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco. La seconda: bypassare Bruxelles, come ha fatto Budapest, affidando le valutazioni scientifiche agli esperti italiani. Dal momento che Roma non intende rischiare rotture diplomatiche con l’Ue, va da sé che per accogliere lo Sputnik anche nel territorio italiano dovranno passare ancora settimane.

Bruciare le tappe

Quante? Non lo sappiamo di preciso. Sappiamo però che non c’è più tempo da perdere. A ripetere, allo sfinimento, il grido di allarme lanciato da molti esperti, è Francesco Vaia, direttore dello Spallanzani di Roma. “Se ci sono dei vaccini che funzionano non vedo perché non possiamo utilizzarli. In Argentina, dove viene somministrato ormai da settimane, lo Sputnik V ha confermato la produzione di anticorpi neutralizzanti nel 100% dei casi”, ha subito spiegato Vaia nel corso di una lunga intervista rilasciata a Libero.

Giusto, a detta del direttore, aspettare l’ok dell’Ema. Ma “bisogna correre, correre e correre”. Nel frattempo allo Spallanzani nessuno ha perso tempo. L’istituto si è reso disponibile a facilitare la produzione dello Sputnik, una volta che il farmaco riceverà il nulla osta da parte delle Agenzie di controllo. “Ci sarebbero tutti gli elementi per cominciare subito”, assicura Vaia, sottolineando che il Lazio rappresenta il 70% dell’attività produttiva farmaceutica italiana.

Il ruolo dell’Italia

Tra burocrazia e attese varie, l’Italia potrebbe intanto programmare la road map per produrre in serie del vaccino russo. Alcune aziende italiane dotate di bioreattori adatti alla mansione, infatti, avrebbero già dato la loro disponibilità immediata. “Si potrebbe partire subito – ha ribadito Vaia – ma i nomi non li posso fare”. Dal canto suo, il Fondo russo di investimento, lo stesso che ha finanziato la creazione dello Sputnik, sarebbe disposto a mettere a disposizione tutte le tecnologie necessarie. Proprio come ha fatto in altri Paesi, come India, Cina, Brasile e Corea del Sud.

L’Italia potrebbe essere in grado di sfornare centinaia di migliaia di dosi al giorno. “Come Spallanzani – ha aggiunto Vaia – noi analizzeremo la qualità del prodotto. Faremo un lavoro tecnico. Dopodiché ci metteremo a disposizione. Vogliamo dare un’accelerata alla vaccinazione”. Il governo italiano avrebbe dunque l’occasione d’oro di preparare il terreno sul quale costruire un’ulteriore fortezza per arginare la diffusione del Sars-CoV-2. Dipenderà tutto dalle autorizzazioni di Ema e Aifa, e dalla capacità con la quale Roma riuscirà a sfruttare i vantaggi tratteggiati dal direttore dello Spallanzani.

Nel frattempo la Camera di commercio italo-russa (Ccir) ha comunicato l’avvenuto accordo tra il Fondo russo per gli investimenti diretti (Rdif) e Adienne Pharma&Biotech per la produzione del vaccino Sputnik V in Italia. “Per la prima volta in Europa, è stato firmato un accordo tra l’Rdif e Adienne Pharma&Biotech sulla produzione del vaccino Sputnik V in Italia”, ha fatto sapere la Ccir. In precedenza, la società italiana Adienne Srl, parte della holding Adienne Pharma & Biotech, con il supporto della Ccir, aveva già avanzato una proposta per firmare un accordo strategico per la produzione dello Sputnik V. Da segnalare, infine, che la produzione locale del vaccino Sputnik V dovrebbe essere lanciata a luglio. “Questa decisione creerà nuovi posti di lavoro e controllerà completamente il processo di produzione del farmaco. Si prevede di produrre 10 milioni di dosi entro la fine dell’anno”, prosegue il comunicato.

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