Era stato uno dei Paesi europei più colpiti dalla prima ondata della pandemia di coronavirus e, adesso, la Spagna si guadagna la maglia nera nella triste classifica dei contagi e dei decessi giornalieri in quella che a tutti gli effetti al momento pare confermarsi una seconda ondata della pandemia. Con 2,87 contagiati ogni mille abitanti (nove volte l’attuale valore italiano) e il 16,8% delle terapie intensive occupate (Corriere della Sera), le preoccupazioni in Spagna così come la diffusione del patogeno sono in aumento, riportando la mente alle durissime settimane dell’inizio della scorsa primavera.

È il picco più alto degli ultimi mesi

Sebbene non tutti i decessi che sono stati registrati nella data odierna siano avvenuti nelle ultime 24 ore, la situazione nella penisola iberica appare in questo momento drammatica. Sul triste bollettino di oggi, purtroppo, sono pesati anche dei decessi avvenuti negli scorsi giorni e che in un primo momento non erano stati attribuiti al Covid-19, come invece in seguito appurato. Ma sebbene il Paese sia ancora distante dai 950 morti giornalieri dello scorso primo aprile, la situazione ha già messo in allarme i tecnici spagnoli e l’esecutivo, che nei prossimi giorni dovranno affrontare una durissima sfida per gestire questa seconda e pericolosa ondata di pandemia.

Sempre secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, la Spagna avrebbe registrato un tasso incrementale di contagi ben superiore anche ai Paesi attualmente più colpiti dal Covid-19, come gli Stati Uniti, l’India e il Brasile. E in questo scenario, purtroppo, la sensazione è che qualcosa all’interno del sistema di prevenzione della Spagna sia andato decisamente storto, provocando dei dati che il popolo spagnolo credeva ormai di essersi lasciato definitivamente alle spalle.

La curva a “U” della Spagna

Come riportato dal quotidiano spagnolo El Pais, il nuovo incremento nella curva dei contagi ha indotto nelle ultime ore la stessa capitale della Spagna, Madrid, a richiedere l’intervento dell’esercito, oltre all’assunzione di 300 medici extracomunitari per aiutare nella gestione della crisi. In loro assenza, infatti, i timori rimangono quelli che l’esortazione verso la popolazione a limitare il più possibile gli spostamenti ed evitare gli affollamenti non sia sufficiente a limitare il propagarsi della pandemia. E questa scena, assieme all’idea stessa di vedere nuovamente i militari dispiegati nelle strade, rende bene l’immagine di un Paese in cui si sta diffondendo il terrore di ritornare nel buio che ha caratterizzato i primi mesi del 2020.

Nonostante ciò, è vero anche che nonostante i numeri elevati rispetto alle scorse settimane registrati dalla Spagna, la percentuale di mortalità sia molto più bassa rispetto agli scorsi mesi di marzo e aprile. Tutto questo anche “grazie” al fatto che la pandemia si sia diffusa maggiormente a macchia d’olio, sia tra la popolazione più giovane – più resistente al patogeno – che tra quella più anziana.

Tuttavia, secondo le ultime rilevazioni l’età media dei contagiati starebbe nuovamente crescendo e questo fattore potrebbe risultare discriminante nei prossimi giorni e nelle prossime settimane sul dato del tasso di mortalità. E soprattutto, la possibilità stessa che il Paese cada nuovamente sotto la morsa del coronavirus rileverebbe un sostanziale fallimento da parte dell’esecutivo di Pedro Sanchez e delle autorità spagnole nella gestione della pandemia; elemento, questo, che potrebbe mettere in discussione molti degli equilibri interni di tutto il sistema spagnolo.

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